L’appuntamento
di Teona Strugar Mitevska
con Jelena Kordic, Adnan Omerovic, Labina Mitevska, Ana Kostovska, Ksenija Marinkovic
Sarajevo, oggi. Un appuntamento di gruppo per trovare l’anima gemella. In una grande stanza, su tavolini con una pulsantiera, tante donne e tanti uomini con camicie lilla rispondono a domande che fa una voce fuori campo e rivelano i loro gusti, i loro desideri, i loro problemi, i loro sogni. Asja è di fronte a Zoran. Lei pensa di averlo scelto sulla base delle prime informazioni. Si dicono un po’ di cose come tutti, poi lei si rende conto che forse è lei che è stata scelta, che lui sa qualcosa di lei che lei non sa di lui. E la cosa è avvenuta un certo giorno fatale del 1993. Lui stava dietro a un fucile e lei aveva ricevuto il suo proiettile nella schiena. Era stata a lungo tra la vita e la morte. Perché l’ha cercata dopo tanti anni? Per il perdono? Per spiegare che i nostri atti peggiori nascono dal caso e da piccole vigliaccherie? L’evoluzione del loro colloquio fa pensare a tutti gli altri che quella sia la loro prima discussione da innamorati. Poi quando sanno la verità, tutti esplodono: la guerra di Iugoslavia è una ferita ancora aperta. Teona Strugar Mitevska, già regista del potente e folle Dio è donna e si chiama Petrunya, fa un cinema che ha due doni: è sintetico (un’idea in apparenza piccola fa esplodere un grande tema) e fa soffrire, perché ha anche il dono di essere sarcastico senza essere fastidioso. E spesso ti trovi a sorridere di qualcosa di terribile che arriva inatteso.







































