«Tredici canzoni urgenti» per un Vinicio Capossela mai così politico

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Vinicio Capossela
©Guido Harari

È attivo da oltre trent’anni (primo album uscito nel 1990), ma nessun artista ha saputo rinnovarsi come lui. Vinicio Capossela esce con un nuovo album in questo aprile che ha segnato qualche giorno di pioggia, più al sud che al nord. Guerre, cambiamenti climatici e cambiamenti di vita quotidiana che emergono anche nell’album «Tredici canzoni urgenti», dove l’artista riflette a più riprese sul pericolo che l’umanità corre con le derive populiste e il ritorno di fiamma di certe tematiche fasciste. Così Capossela diventa diretto, niente più allegorie ma va direttamente al punto. 

In un ciclo di sedute per presentare l’album l’artista non si sottrae a ogni domanda e dice come la pensa sui vari temi, anche i più attuali come l’immigrazione, perché poi è sempre la paura il sentimento che serve a un governo per orientare le preferenze. Così quando la premier italiana annuncia di essere dalla parte del torto, ecco che avviene il cortocircuito. E allora noi dove ci collochiamo, adesso che non possiamo più stare dalla parte del torto?  Si chiede Capossela che ricorda di essere stato al funerale di Enzo Re e che certi temi li aveva sempre affrontati, come pure la parte del torto l’aveva già cantata Claudio Lolli, altro cantautore che aveva sostenuto portandolo alla manifestazione del Primo maggio. Già in cartella stampa Capossela approfondisce ogni singola canzone accompagnandola con esaurienti note.

Non è abituale per un artista aggiungere altre spiegazioni a una canzone, ma questo sforzo va interpretato come una necessità per colui che prova a smuovere certe situazioni insinuando pensieri e stati di necessità. Il mondo sta radicalmente cambiando abitudini e secondo la logica del consumismo e del potere d’acquisto questo non ti deve preoccupare.

Capossela espone questo disagio in La parte del torto (Né destra, né sinistra / Solo potere d’acquisto / saremo il vostro specchio / dalla parte del torto). La canzone ha un andamento da aria western con chitarre elettriche, percussioni, timpani, celeste, cori e armonium. E mai come in questo disco le tematiche di Capossela evidenziano l’urgenza di un’appartenenza a un mondo che aveva altri ideali. «Oggi – precisa Capossela – la politica ha smesso di fornire visioni, utopie, forme di vita eterna, idee di avvenire e di divenire. Ora si è specchiata e abbassata all’individuo, al suo strettissimo campo di azione».

Ancor più il discorso si fa preciso con queste note che hanno accompagnato l’uscita del singolo La parte del torto: «La sinistra, cedendo il ruolo di difesa dei lavoratori, dei senza diritti e degli ultimi che le sarebbe stato proprio, ha lasciato libero il campo a forze che si sono prese anche la parte del torto e, fomentando la paura dell’altro, hanno portato a una deriva in cui il torto è torto anzitutto contro il senso di umanità.  La parte del torto, oggi orgogliosamente rivendicata da destra, è ormai quella in cui ci siamo messi tutti, in una lotta di mera contrapposizione che vanifica e neutralizza il concetto stesso di parte del giusto».  

Altro brano anticipato come singolo La crociata dei bambini, dall’incedere arioso classicamente orchestrale, vuole essere un modo per manifestare l’antimilitarismo. Capossela si ricollega a La crociata dei ragazzi di Bertold Brecht dove dei bambini guidati da un comandante bambino cercano la via per un paese di pace. E l’argomento guerra appare anche nel primo brano dell’album Il bene rifugio dove per l’insicurezza e la paura si impennano i prezzi quando il mondo cade a pezzi, canta Capossela che continua con frasi tipo: Non c’è argine o confine…la terra è in fusione…deponiamo le armi. Brano carico, con pianoforte a fare da guida, ma anche trombone, flicorno, clarinetto e organo Farfisa. Strumenti classici ma soprattutto vintage, come accade in All you can eat dove torna il mellotron, ma anche il synth Casio SK1. Brano che mette l’indice sugli eccessi del consumismo dove in ogni città e perfino paesi spariscono edicole, librerie, circoli, negozi storici, lasciando spazio a ristorazioni con un eccesso di produzione e consumazione che ha ormai messo a rischio l’equilibrio del pianeta. Sorprende Capossela, che mai si era espresso con tanta forza nel denunciare i pericoli di un mondo alla rovina, e così suonano sarcastiche le frasi: Mangiati il sistema…divorati la terra…non c’è più limite / puoi esagerare / questa è la libertà.

©Jean-Philippe Pernot

Album che esce a ridosso del 25 aprile e Capossela esprime il suo punto di vista con la canzone Staffette in bicicletta, un omaggio anche alle donne che hanno avuto un ruolo nella resistenza come staffette partigiane. Come seconda voce Mara Redeghieri degli Ustmamò, campionamenti di Cesare Malfatti, ex La Crus, pianoforte e violini per una dei momenti più toccanti. Un disco che diventa sempre più corale, anche per il successivo Sul divano occidentale dove vengono chiamati per i cori Raiz, Bunna e Skardy, per un brano fortemente caratterizzato da musicalità orientali. 

Dietro Gloria all’archibugio altre avvisaglie su guerre e tribolazioni che ormai assediano anche il pensiero costante di Vinicio deciso a mettersi in mezzo e non restare a guardare. Qui è un fiorire di strumenti: arciliuto, flauto, contrabbasso, tambourine, tromba, trombone, pianoforte, spinetta, theremin, intonarumori, alla maniera classica del caravanserraglio da circo come ben sa orchestrare Capossela. Canzone che sfocia nella consequenziale Ariosto governatore, ballata dove emerge il violino dove le frasi dette lasciano il segno: non c’è legge che sortisca effetto…sulla terra non è rimasta che follia,  lo pensavano già nel 1500. De La crociata dei bambini abbiamo detto, chissà se è la stessa o c’è attinenza con quella definita La crociata dei fanciulli del 1200, di cui si legge anche su Vikipedia e che Peppo Delconte utilizzò per lo spettacolo Baby Sitter di Battiato. A proposito, questo manifestare politico di un artista così geniale in tutto quello che ha realizzato è paragonabile a quello che Battiato ha cantato con Povera patria, Inneres auge e Ermeneutica. Stavolta anche Capossela, più di altri cantautori che si sono qualificati politicamente impegnati già dagli anni Settanta, dice basta e consegna il suo album più politico. 

C’è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, che Capossela spiega esaurientemente nelle note alle canzoni: Sono diretta conseguenza del momento storico che stiamo vivendo, momento che faccio partire dall’osceno plauso in Senato alla bocciatura del progetto di legge contro i reati di odio e discriminazione razziale (ottobre 2021). Momento storico in cui diritti costantemente elusi, ma permanenti nella loro urgenza di soluzione, dallo ius soli al diritto di scegliere il fine vita, rimangono privi di un riconoscimento.

Nella seconda parte del disco altre perle tutte da scoprire. Altre storie a impulsi da raccontare: La cattiva educazione per citare Bella ciao, con Margherita Vicario alla voce; Minorità con archi in movimento; Cha cha chaf della pozzanghera pretesto per tornare a ballare, tanto ritmo e la frase non voglio crescere, perché poco potremo fare per invertire la rotta e abbandonarsi al piacere di tornare bambini è un buon rimedio per resistere allo scempio dilagante che arriva da ogni parte. Infine, Con i tasti che ci abbiamo, quelli mancanti del pianoforte, ma una melodia sdentata è ancora possibile, una via d’uscita è forse all’orizzonte. Giusto finale che lascia una speranza per disco ricco di atti di denuncia per troppe cose che non vanno nel verso giusto, al punto da costringere un artista «puro» con Vinicio a entrare in campo e dire la sua. 

Giusto il giorno prima dell’uscita dell’album l’artista tiene un concerto in anteprima il 20 aprile nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano andato in sold out in men che non si dica. Come è uso aspettarsi, Capossela non è mai solo sul palco ma accompagnato da altri artisti come Mara Redeghieri, Margherita Vicario, Irene Sciacovelli, Sir Oliver Skardy, Cesare Malfatti, Don Antonio (Gramentieri), FiloQ, Andrea Lamacchia, Alessandro “Asso” Stefana, Piero Perelli, Taketo Gohara, Mauro Ottolini, Michele Vignali, Daniela Savoldi, Enrico Gabrielli e il Maestro Raffaele Tiseo che molti brani ha formato e arrangiato. Chi ha cantato con lui e chi invece ha suonato ance, ottoni, strumenti elettronici. Veri e propri concerti seguiranno nell’autunno, mentre ospitate si segnalano da più parti, dopo il passaggio nella trasmissione televisiva «Splendida cornice» sarà per esempio a Parma, città e zona molto frequentata da Vinicio. Sarà infatti il 24 aprile ospite della serata di Gianluca De Rubertis e Sara Loreni al Borgo Santa Brigida. 

©Giordano Casiraghi
Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati & Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. È promotore con Pino Massara e Alfredo Tisocco della prima ristampa in cd di tutti gli album di Battiato usciti negli anni Settanta. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa a L'Enciclopedia del Rock Italiano - Arcana e Dizionario Pop Rock - Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018), Che musica a Milano (Editrice Zona, 2014 - nuova edizione Editrice Zona, 2023), Cose dell'altro suono (Arcana, 2020) , Battiato - Incontri (O.H., 2022), Gianni Sassi la Cramps & altri racconti (Arcana, 2023), Franco Battiato - All'essenza (Mondadori, 2025)

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