Mon Crime – La colpevole sono io

Il crimine come pubblicità. Sul serio?

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Mon Crime
– La colpevole sono io
di François Ozon
con Nadia Tereszkiewicz, Rebecca Marder, Isabelle Huppert, Fabrice Luchini, Dany Boon

Anni Trenta. L’aspirante attrice senza fortuna  Tereszkiewicz aggredita da un produttore stupratore lo lascia a terra. Morto? È stata lei? Non sembra una cosa seria. Assistita dalla compagna di stanza Marder, avvocato senza fortuna, incriminata dal funzionario babbeo Luchini e dopo un processo farsesco viene riconosciuta colpevole e quindi arriva la comprensione, il perdono, il cinema, la fama e la ricchezza. Poi si fa avanti l’attrice decaduta Huppert (equivalente francese della Swanson di Viale del tramonto fregata dall’avvento del sonoro) e dice “la colpevole sono io e il successo lo voglio io”. Fa ridere? È un paradosso da commedia. Ha il meccanismo a orologeria delle grandi commedie? Mah. Prima di essere un film di Ozon Mon crime era una pièce del 1934, e si sente nelle figurine tutte esasperate: forse la cosa migliore è il continuo passare dalla finta storia in esterni alla pièce teatrale. Di solito Ozon quando parla di donne è bravo, giocoliere e insieme raffinato. Stavolta sembra Ozon che imita Ozon che imita le commedie degli anni Trenta: e il teatrino delle citazioni diventa cicisbeo. Alla prossima.

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