Beau ha paura
di Ari Aster
con Joaquin Phoenix, Patti Lupone, Amy Ryan, Nathan Lane, Kylie Rogers
Beau ha paura. Di tutto. Della mamma che deve andare a trovare (lo spiega all’analista con l’elenco dei suoi sensi di colpa), del fatto che il papà è morto al momento dell’orgasmo mettendolo al mondo, dello psicofarmaco che prende senza bere, del vicino che lo minaccia, della gente del quartiere (pazzi, assassini, vagabondi che gli invadono l’appartamento), della mamma che muore disintegrata da un lampadario, delle minacce dell’avvocato di famiglia perché non viene al funerale, degli automobilisti che lo investono e lo sequestrano mentre i loro figli (vivi e morti) lo accusano di sostituirli, e via così di incubo in incubo, quel genere di incubo in cui ogni spiegazione produce disastri e i disastri dilagano senza lasciare spazio ad altro. Beau attraversa un film dell’orrore psicoanalitico, quello in cui il sonno della ragione genera mostri e le tre ore di incubi in crescendo potrebbero in effetti essere un lungo sogno in cui tutto si capovolge , o forse solo essere l’inizio… Ari Aster confeziona un prodotto che non ha molto dell horror standard, che mette a dura prova lo spettatore ed pure in linea con le sue prove precedenti: Hereditary – Le radici del male (dove l’horror era genetico e tutto al buio) e Midsommar- Il villaggio dei dannati (dove l’horror era il sogno di una morte di mezza estate e tutto in piena luce). Beau ha paura è la nuova variante: la psicoterapia guarisce o produce la paranoia? C’è da impazzire…





































