Ci sono libri belli, e ci sono libri utili. L’anello di Bindi merita entrambi gli aggettivi: è scritto in modo piacevole e analizza quanto è accaduto nella lunga strada dell’emancipazione omosessuale nei testi delle canzoni scritte negli ultimi sessanta anni. Infatti l’esplicativo sottotitolo è “Canzoni e cultura omosessuale in Italia dal 1960 a oggi”.
L’autore, il giornalista e saggista Ferdinando Molteni, esperto di canzone d’autore, scrive che in realtà non tutto è stato coerente, bello, convincente. Però tra il 1961 di Umberto Bindi e il 2010 di Tiziano Ferro sono successe molte cose.
Bindi, scrive Molteni, «fu crocifisso a Sanremo e, a quella croce, è rimasto appeso per anni, fino alla morte. Oggi Sanremo ospita decide di artisti che con l’estetica gay giocano, talvolta in modo parodistico e, senza neppure rendersene conto, sbeffeggiano e umiliano quanti hanno lottato perché le loro paillettes fossero bene accette sul palcoscenico più reazionario e retrivo d’Italia».
Nel libro (edito da VoloLibero, casa editrice indipendente che pubblica spesso lavori molto stimolanti) ci sono parecchie osservazioni interessanti. Per esempio, nella prefazione l’agitatore culturale Paolo Rumi fa notare che «nei Sessanta e Settanta abbiamo avuto in Italia fiumi di canzoni scritte da autori maschi omosessuali e cantate da donne, spostando in vaniante maschile/femminile il tema, la situazione e il dialogo (…). Tra tutte le canzoni, diversamente eterosessuali, una splende per forza di interpretazione, e per quello che possiamo oggi leggere grazie al passare del tempo, Di fronte all’amore composta da Umberto Bindi e cantata nel 1965 da Dusty Springfield».
Il capitolo più lungo, circa 35 pagine, è dedicato alla storia, struggente e sfortunata, di Umberto Bindi. Autore di brani immortali diventati famosi in tutto il mondo (Il nostro concerto, Arrivederci, Il mio mondo, La musica è finita), eppure ad un certo punto costretto a chiedere l’applicazione della cosiddetta “legge Bacchelli” (in pratica una sorta di piccolo vitalizio concesso dallo Stato).
Nei capitoli successivi, Molteni analizza autori dichiaratamente gay (Ivan Cattaneo, Andrea Tich, Alfredo Cohen, Tiziano Ferro) ed altri che che non hanno mai ammesso del tutto la propria omosessualità, o addirittura l’anno negata (Renato Zero, Lucio Dalla). Ci sono anche icone gay come Raffaella Carrà. E si racconta cosa hanno rappresentato movimenti come il Fuori!, nato a Torino per iniziativa di Angelo Pezzana e col trascorrere del tempo diventato un preciso punto di riferimento nazionale.
L’autore racconta il modo sintetico (in tutto, sono poco più di 200 pagine) ma molto efficace i cambiamenti che ci sono stati nella società, e conseguentemente nel modo di scrivere canzoni e salire su un palco. Certo, strada da fare ce n’è ancora molta. Pregiudizi e ambiguità sono sempre troppi. Ma rispetto a quel 1961 sembra un altro mondo.








































