Lynch/Oz

L'universo di David Lynch spiegato attraverso Il mago di Oz

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Lynch/Oz
di Alexandre O. Philippe
con Amy Nicholson, Rodney Ascher, John Waters, Karyn Kusama, Justin Benson, Aaron Moorhead

Solo il 15/16 e 17 MAGGIO

Sapete da dove vengono in David Lynch le fughe psicogene? Gli spostamenti tra strati della realtà? Come si muore la morte? Come appassiranno le spine della negatività? Basta rileggere tutto il cinema di Lynch alla luce del Mago di Oz. Alexandre Philippe è un regista svizzero che seziona film come un anatomista: in The People vs George Lucas ha processato Star Wars (appartiene all’autore o allo spettatore?), in Doc of the Dead ha studiato gli zombie, in 78/52 è entrato tra i fotogrammi dellla doccia di Psycho, in Leap of Faith ha esorcizzato L’esorcista di Friedkin. In Lynch /Oz assembla pareri di critici, sceneggiatori e registi per capire quanto David Lynch ha preso da Il mago di Oz, il film di Victor Fleming del 1939 ispirato al primo romanzo della saga di L. Frank Baum: ovvero Judy Garland  strappata da un tornado all’America in bianco e nero per atterrare in  un mondo fantastico a colori. Centinaia di citazioni a confronto: proprio a confronto, con lo schermo diviso dallo split screen e la voce fuori campo degli autori di sei saggi. Philippe li assembla e li monta. L’effetto è un caos ben temperato di immagini. La critica Amy Nicholson parte dal Vento, cioè il suono del vento fatto da un coro di voci umane che apre Il mago di Oz per entrare nell’angoscia di Lynch. Il regista Rodney Ascher (suo il documentario Room 237, ovvero Shining spiegato dalla stanza in cui Nicholson incontra la morta) lavora sulle Membrane, cioè gli spostamenti tra mondi e dimensioni che Lynch usa in Strade perdute, Mulholland Drive e in Twin Peaks quando apre i sipari. John Waters (il regista di Pink Flamingos, Polyester, La signora ammazzatutti) in Affini valuta i punti di contatto tra il suo cinema permeato di anni Cinquanta e i riferimenti in Lynch mediati da Oz. Karyn Kusama, regista di Aeon Flux, in Moltitudini, ci spiega come Lynch ispirato da Oz metta in ogni personaggio moltitudini di personaggi. Justin Benson e Aaron Moorhead (sceneggiatori e registi SF, per esempio le serie Locki) si basano sul saggio di Christopher Vogler Il viaggio dell’eroe per spiegare in Judy come a partire dal viaggio di Dorothy passando per Il grande Lebowski, Suspiria e Apocalypse Now Lynch affronti un elemento mitico del narrare. Posto d’onore a Cuore selvaggio, che usa personaggi di Il mago di Oz…Infine in Scavare David Lowery (una follia per tutte, Sir Gawain e il cavaliere verde), parte da Peter Pan per dirci come il viaggio verso l’età adulta in Lynch sia un “tenere a bada le forze oscure”. Sono tutte illazioni indimostrabili se non con l’apparentamento delle scene, e affascinanti proprio perché, se non sono vere, almeno sono creative. Come dice Lynch: il trucco (per lui come per Dorothy) è perdersi e trovare la strada per tornare a casa.

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