Bruce Springsteen a Ferrara: il Boss è sempre lui, ma…

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Foto tratta dalla pagina Facebook del Sindaco di Ferrara, Alan Fabbri

Alla fine il tanto atteso concerto di Bruce Springsteen a Ferrara si è tenuto regolarmente.
Davanti a quasi 50.000 persone (il 95% di chi aveva comprato il biglietto), al Parco Urbano Giorgio Bassani è andata in scena la prima delle tre date italiane.
Il tutto nonostante le polemiche di questi ultimi giorni sull’opportunità di tenere un live del genere con morti e devastazione a pochi km di distanza.

Pochi minuti prima che il Boss salisse sul palco il patron di Barley Arts, Claudio Trotta, e il Sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, hanno incontrato la stampa per fare il punto della situazione e rispondere alle polemiche e alle critiche ricevute in questi giorni. Il promoter ha anche parlato di possibilità di rimborso per chi non ha potuto raggiungere Ferrara. Qui trovate tutte le loro parole.

La situazione nel parco

I cancelli sono stati aperti con un paio d’ore di ritardo rispetto all’orario, già posticipato, comunicato il giorno prima.
Questo per permettere l’arrivo di camion carichi di paglia, usata per tamponare le molte zone del viale d’ingresso e della cosiddetta “area comfort” ancora invase dal fango. Una soluzione che di certo ha un po’ mitigato il problema, ma che ovviamente non è riuscita a risolverlo del tutto.

All’interno dell’area concerto le condizioni del Pit A erano decisamente buone, considerata la mole di acqua caduta nei giorni scorsi. All’interno del Pit B, invece, c’erano diverse aree trasformate in pozze di fango, con gli spettatori assiepati ai bordi, facendo attenzione a non finirci dentro.

Molti fan hanno inoltre raccontato sui social dei disagi subìti a fine concerto per il deflusso. Per lasciare il parco, infatti,  bisognava ripercorrere a ritroso (e nel fango) tutta l’area concerto e le sue vie di accesso, di cui alcune scarsamente illuminate, tanto che bisogna farsi strada con le torce dei telefoni.

Fortunatamente, a parte queste difficoltà, il concerto si è svolto in sicurezza nonostante le difficili condizioni, e nessuno si è fatto male, anche se sui social continuano le polemiche contro l’organizzazione.

Polemiche a parte, c’era anche la musica

Ad intrattenere il pubblico di Ferrara prima dell’arrivo di Bruce Springsteen ci sono due special guests di rilievo come Fantastic Negrito (vincitore di tre Grammy Awards) e Sam Fender, giovane cantautore inglese tra i più promettenti e di successo degli ultimi anni, da alcuni considerato “il nuovo Springsteen”.

Ma è alle 19:40 che finalmente scocca l’ora X: ad uno ad uno i membri della E Street Band salgono sul palco. Per ultimo arriva lui, Bruce Springsteen, che saluta con un “Ciao Ferrara”.
Chi si aspettava qualche parola per la situazione in atto a pochi km da lì è rimasto deluso. E a parte questo saluto non c’è stato nessun altro scambio di “chiacchiere” col pubblico, ma “solo” 2 ore e 50 tiratissime di rock, per 27 brani in scaletta (che trovate in fondo all’articolo).

La E Street Band è in forma e affiatatissima. Ecco la lineup: Max Weinberg alla batteria, Garry Tallent al basso, Steven Van Zandt, Nils Lofrgen e Soozie Tyrell alle chitarre, Roy Bittan al piano, Charles Giordano all’organo, Jake Clemons (nipote di Clarence Clemons) al sax.
Dopo i primi brani a loro si aggiongono le percussioni di Anthony Almonte, la sezione fiati formata da Ed Manion, Barry Danielian, Ozzie Melendez e Curt Ramm, e l’E Street Choir, composto Curtis King Jr., Michelle Moore, Lisa Lowell e Ada Dyer.

Il concerto

Si parte con No Surrender, tratta da Born in the U.S.A., e si prosegue alternando vecchi brani come Prove It All Night, a nuovi pezzi tratti da Letter to You, album uscito nel 2020 e portato per la prima volta dal vivo proprio in questo tour, come Ghosts e appunto, la title track, arricchita dai sottotitoli in italiano.

La parte centrale, con la band al gran completo (ma senza Patti Scialfa, assente), ci porta lunghi assoli e improvvisazioni, quasi fossimo in un’enorme jam session: arrivano quindi versioni di Kitty’s Back e Johnny 99 di oltre 10 minuti, mentre in Nightshift, brano tratto dall’ultimo album di cover Only The Strong Survive, spicca la voce di Curtis King nel duetto con quella di Springsteen.

È il momento di rallentare prima di tornare a spingere sull’acceleratore, e Last Man Standing è un’ottima occasione per rendere omaggio alla memoria di George Theiss, che con Bruce aveva formato nella seconda metà degli anni ’60 la band The Castiles. A lui è dedicata la canzone e il lungo discorso introduttivo del brano.

Da qui in poi è una vera e propria carrellata di hits: da Backstreets e Because The Night a Glory Days e Dancing in the Dark passando per Born in the U.S.A. e Born to Run.

La chiusura è affidata ad un altro brano di Letter To You, ovvero I’ll See You in My Dreams, eseguita dal solo Bruce voce e chitarra. Un modo quasi intimo per salutare e dare la buonanotte ai quasi 50.000 spettatori di questa prima data italiana.

Bello, molto bello, ma…

Bruce Springsteen è sempre lui: il carisma non si discute e la voce continua grossomodo a tenere, nonostante qualche difficoltà in alcuni momenti. Sia il Boss che la E Street Band portano avanti per quasi tre ore uno show tiratissimo e letteralmente senza sosta, regalando una notte magica ai presenti, nonostante le polemiche della vigilia.

Ma qualche fan che storcerà il naso, anche e soprattutto tra quelli storici, ci sarà sicuramente. Il perchè è presto detto: in questi primi concerti della leg europea del tour, quello andato in scena è sembrato semplicemente un concerto come tanti altri. Soprattutto la scaletta mediamente sempre uguale (quella di ieri sera, in particolare, è stata identica al primo live di Parigi).
Se in passato, infatti, il concerto si basava su un nucleo di una quindicina di canzoni, col resto dei brani scelti al momento e “suggeriti” anche dalle richieste del pubblico, adesso lo show è più costruito nella sua interezza, senza canzoni a richiesta, pubblico sul palco, e così via.
Questo da una parte può rappresentare un bene per dare un’omogeneità di sound e di senso logico al concerto, ma dall’altra porta via tutta la spontaneità e lo scambio improvvisato col pubblico che ha caratterizzato per decenni l’unicità dei live di Springsteen.

E forse proprio questo è quello che alcuni fan storici gli rinfacciano di più: il non essere più unico, ma essere diventato “uno dei tanti”, tra prezzi folli dei biglietti in USA (a causa della politica dei prezzi dinamici di Ticketmaster), merchandising venduto a cifre stellari (50 € per una t-shirt) e l’aver quasi spezzato, o quantomeno molto limitato, quel rapporto speciale che lo legava al suo pubblico.
Rimane pur sempre il Boss, ma che stia svanendo il sogno?

Le prossime date in Italia

21 maggio – Roma, Circo Massimo
25 luglio – Monza, Prato della Gerascia @ Autodromo

I biglietti sono esauriti, ma si possono trovare alcuni ticket sulle rivendite ufficiali Fansale, Ticketmaster e Vivaticket.

La scaletta del concerto

1. No Surrender
2. Ghosts
3. Prove It All Night
4. Letter to You
5. The Promised Land
6. Out in the Street
7. Candy’s Room
8. Kitty’s Back
9. Nightshift
10. Mary’s Place
11. The E Street Shuffle
12. Johnny 99
13. Last Man Standing
14. Backstreets
15. Because the Night
16. She’s the One
17. Wrecking Ball
18. The Rising
19. Badlands
20. Thunder Road

21. Born in the U.S.A.
22. Born to Run
23. Bobby Jean
24. Glory Days
25. Dancing in the Dark
26. Tenth Avenue Freeze-Out
27. I’ll See You in My Dreams (solo acoustic)

Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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