Uscito da una manciata di giorni, Mi ricordo di te è il primo album solista del cantautore Ruggero Marazzi, che con il suo pop d’autore ci regala undici brani eleganti e raffinati, muovendosi con magistrale agilità tra stili differenti, dalla bossanova al jazz, dal funky al blues, al rock. Una voce intensa e coinvolgente la sua per un disco che affonda le radici non solo nella grande scuola cantautorale italiana e internazionale, ma anche nella cultura e nella letteratura, basti pensare alle tracce Jack e Edward (The morning sun), omaggio allo scrittore Jack Kerouac e al dipinto The Morning Sun di Edward Hopper.
Le musiche delicatamente romantiche di Le ore contate e L’amore sul muro (via Morosini) si alternano a sonorità più ritmiche e funky di Prendersi e lasciarsi e Milano – Roma. Come traccia apripista Ruggero ha però scelto Mi ricordo di te dedicata a un grande amore del passato.
“Canto una storia vera che mi è rimasta nel cuore” – racconta Marazzi – un amore estivo ormai lontanissimo, fatto di ricordi sbiaditi che diventano nostalgia. L’infinito domani che avevamo davanti è volato in un attimo e oggi ti ritrovi qui, a fare quattro conti su quello che è successo strada facendo, nel corso della vita. Gli amori giovanili sono quelli che ci hanno fatto soffrire di più ma si portano dietro una grande ricchezza, l’esperienza della prima volta”.
Cosa ci racconti di questo tuo primo album?
“Sono undici brani, quattro inediti e sette ripresi dalla vecchia produzione con i PCP, il mio ex gruppo, tutti pezzi riarrangiati e ricantati da me. Non solo canzoni romantiche, ma spesso testi con una connotazione di contesto urbano, unico elemento ricorrente nel disco”.
Strano questo fil rouge…
“Dopo la laurea mi sono occupato per quasi vent’ anni di impatto socio ambientale dell’energia. La passione è rimasta!”.
Qualche presenza femminile, in queste tue canzoni?
“Dediche vere e proprie non ce ne sono, ma le donne sono da sempre una parte importante della mia vita, amo il loro coraggio e la loro determinazione anche nei momenti più complicati. Il famoso quadro ‘Morning sun’ (1952) del pittore americano Edward Hopper mi ha ispirato la traccia “Edward”, che ritrae proprio una donna che si sveglia da sola, in un letto, immaginandomi così una storia di abbandono”.
Mi ha colpito molto ‘L’amore sul muro – via Morosini’, che hai invece dedicato alla tua amata Milano.
“Ho voluto rendere omaggio ai bellissimi murales dello street artist Millo, che si trovano in quella via della mia città. Rappresentano due bimbi giganti stilizzati in bianco e nero, e due cuori rossi che popolano un intricato agglomerato urbano. La ragazzina lancia un cuore con una fionda gigante e dall’altra parte, sul palazzo opposto, un ragazzino con un bastone da rabdomante ne va alla ricerca”.
Che musica ti piace ascoltare?
“Sono abbastanza onnivoro, a parte il metal che proprio non sopporto e la scena odierna rap e hip hop, che trovo decisamente grossolana e a volte un po’ ‘piagnona’. Ho amato il progressive, adoro i testi di Tom Waits e la musica dei grandi cantautori come Fabrizio De André, Paolo Conte e Roberto Vecchioni. Parlando della scena contemporanea, tante bellissime realtà sono purtroppo occultate perché non fanno parte del mainstream. Occasioni sprecate”.
Suonerai questo tuo album dal vivo?
“In trent’anni ho suonato un po’ ovunque, oggi preferisco scegliere un pubblico attento, che presta attenzione alla musica quindi stiamo decidendo dove, ma sicuramente ci vedremo in giro”.







































