Quella di Praga alla O2 Arena è la settantaseiesima tappa del tour (d’addio?) di Roger Waters, 79 anni. Coincide con il collegamento live e la trasmissione del concerto “This Is Not A Drill” nei cinema di tutto il mondo, presentato in Italia da Nexo Digital. Per chi ha già visto lo show nelle tappe italiane, c’è poco da aggiungere, in termini musicali: show enorme, circa due ore e mezzo di musica, tra Pink Floyd e carriera solista, commentata con contributi video e testi molto efficaci sui LED Wall, grafiche, ecc.
Uno show politico, chiaramente appiattito dalla visione panoramica su schermo cinematografico, audio in Dolby Atmos, di fatto sfruttato solo per effetti (sui canali laterali e posteriore, con rumori, elicottero, esplosioni, parlati), resto frontale in stereofonia.
Ottima band, straordinarie coriste, attenzione certosina alle voci nel mix. Regia pulitissima di Sean Evans (non si vede mai, neanche per errore, una camera entrare in campo, tranne le remotate!), straordinaria fotografia diretta da Brett Turnbull, un vero Maestro. Non avendo visto prima lo show nelle arene, l’ho trovato molto dilaniano in generale, soprattutto nelle ballate: alla fine, infatti, ringrazia pure Dylan per “Sad Eyed Lady of The Lowlands” (da “Blonde on Blonde”, 1966), brano dal quale ha preso in prestito alcune parole. Waters è schierato contro il potere, la guerra, il nucleare, il patriarcato, tutti gli imperi, Reagan, Obama, Trump, preme perché Julian Assange venga liberato, predica la libertà di espressione: non si tira indietro, si espone, sottolineando gli attacchi che subisce per le sue posizioni e affermazioni politiche. Si continua a leggere “Pink Floyd’s Roger Waters”, perché questa, fino ai primi anni Ottanta, è la sua storia, ma Waters è prepotentemente oltre, da 40 anni!





































Ciao Stefano, piacere.
mi preme dirti che probabilmente non ti sei accorto degli errori di regia perché non hai visto questo spettacolo dal vivo.
ne ho visti 3 quest’anno, l’ultimo domenica scorsa a Monaco.
Con affetto e rispetto,
Andrea