Roger Waters è un facinoroso guerrafondaio che nei suoi concerti inneggia al nazismo.
Se fosse il primo di aprile potrebbe capitare di leggere una frase del genere in qualche articolo burla. Oggi, però, è il 26 maggio, e la notizia che arriva dalla Germania è tanto vera quanto letteralmente incredibile per la sua assurdità.
Il portavoce della polizia berlinese, Martin Halweg, ha infatti affermato: «Stiamo indagando su sospetti di istigazione all’odio perchè l’abito indossato sul palco assomiglia a quello di un ufficiale delle SS e potrebbe glorificare o giustificare il regime nazionalsocialista e disturbare la quiete pubblica».
La cosa che farebbe ridere, se non ci fosse da piangere, è che queste accuse vengono mosse in riferimento al This Is Not A Drill Tour, il live di Waters che più di tutti, insieme al precedente Us+Them, è dedicato all’empatia tra le persone, ai diritti umani e alla pace.
Un’accusa insensata
Diciamo senza troppi giri di parole: accusare di inneggiare al nazismo una persona che ha speso una vita intera e una carriera artistica nella lotta alle guerre è da ignoranti e da stupidi.
Tralasciando il fatto, pur ben noto, che il padre di Roger, Eric Fletcher Waters, è morto nello sbarco di Anzio proprio per combattere i nazisti, ignorare o non capire il vero significato di un album tra i più famosi e ascoltati al mondo come The Wall, o anche il successivo The Final Cut, può denotare solo stupidità o malafede.
Il messaggio che accompagna brani come In The Flesh, Run Like Hell e Waiting For The Worms, soprattutto nella versione del film e in quella dal vivo, è esattamente il contrario di quello che ha capito la polizia di Berlino.
In quel punto del disco disco, il concerto viene immaginato da Waters come causa e prodotto di una forte massificazione giovanile. La perdita di identità delle masse degli adolescenti viene estremizzata simbolicamente a tal punto che potrebbe essere sfruttata anche da una rock star, il cui seguito acritico potrebbe, iperbolicamente, far rivivere gli incubi del nazismo.
Tante accuse, “stranamente” tutte inisieme
Insinuiamo che possa essere quella stessa malafede di chi ha tentato di bloccare il suo concerto di Francoforte del mese scorso con l’accusa di antisemitismo.
Roger Waters, come ha sempre dichiarato, non è antisemita, ma è per i diritti umani. Di tutti. Soprattutto di chi ne ha meno di altri, come il popolo palestinese, vessato da decenni dagli israeliani. Gli si potrebbe dare dell’antisionista, ma è più facile “buttarla in caciara” dandogli dell’antisemita e puntare il dito sul fatto che sul maiale che vola sulle teste del pubblico durante i concerti, ha una stella di David disegnata.
Insinuazione per insinuazione, ne facciamo un’altra.
Guardacaso tutte queste problematiche sono “casualmente” sorte nel momento in cui Waters non si è schierato apertamente a favore dell’Ucraina dopo l’invasione russa, ma ha parlato a più riprese di pace e di arrivare il prima possibile ad un “cessate il fuoco”. Tutto questo per non continuare nella carneficina di soldati e civili e nella spirale di distruzione delle città, rivolgendosi sia alla Nato che a Biden, che a Zelensky e Putin.
Da molti questo è stato visto come un atteggiamento filorusso (troppo facile per molti fare quell’associazione che “quando non sei per, allora sei contro”).
Perfino Polly Samson, moglie dell’ex chitarrista dei Pink Floyd David Gilmour, ha usato parole di fuoco: «Purtroppo, Roger Waters, sei antisemita fino al midollo. Difendi Putin e sei un bugiardo, un ladro, un ipocrita, uno che elude le tasse e canta in playback, un misogino, un invidioso patologico, un megalomane. Ne abbiamo abbastanza delle tue cazzate».
Il discorso all’ONU per la pace in Ucraina
Lo scorso 8 febbraio 2023, Roger Waters è intervenuto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con un discorso lungo ed estremamente toccante, che è passato dalla morte in guerra del padre agli insegnamenti della madre, per arrivare fino ai giorni nostri e alla guerra in Ucraina.
Queste alcune delle sue parole nel discorso all’ONU: «Noi, il popolo, vogliamo diritti umani universali per tutti i nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo, indipendentemente dalla loro etnia, religione o nazionalità.
Per essere chiari, ciò include, ma non si limita, al diritto alla vita e alla proprietà secondo la legge, per esempio per gli ucraini e per i palestinesi.
L’unica linea d’azione sensata oggi è chiedere un immediato cessate il fuoco in Ucraina. Senza se, senza ma e senza e. Non una sola altra vita ucraina o russa deve essere sacrificata. Non una. Sono tutte preziose ai nostri occhi».
È bene leggere le parole (qui il discorso integrale), perchè si evince subito quanto queste siano ineluttatilmente frasi da guerrafondaio, da inneggiante al nazionalsocialismo e nostalgico di Hitler.
Quei 44 anni di ritardo per accorgersi di una cosa sempre successa
Alla luce delle accuse mosse, ci chiediamo dove fosse la polizia di Berlino nei passati 44 anni. Già, perchè tanti sono quelli intercorsi dall’uscita di The Wall fino all’altro giorno, nonstante gli innumerevoli “indizi” e le tante occasioni in cui Roger Waters è passato da quelle parti, sia in compagnia dei Pink Floyd che da solo.
Sebbene il disco sia tra i più famosi della storia del rock, possiamo capire che si tratti di parole incise e da interpretare. Waters, però, aveva già deciso di aiutare anche a livello visivo la polizia di Berlino nel lontano 1980 con The Wall Movie, in cui si evince chiaramente il significato del suo messaggio.
Anche nel primissimo tour di The Wall del 1980, che ha fatto tappa proprio in Germania, Roger Waters già indossava un soprabito nero con decorazioni militari e fascia al braccio. Ma forse siccome era a Dortmund e non a Berlino, quelli della polizia non se ne sono accorti…
E cosa dire del più grande concerto che la città di Berlino ricordi?
Già, perchè proprio in quel The Wall live in Berlin dopo la riunificazione delle due Germanie, Waters indossava una divisa militare con tanto di gradi, stellette e medaglie. Il tutto davanti ad oltre 400.000 persone e pochi mesi dopo la caduta del muro, quello vero.
Infine, un’ulteriore occasione c’è stata quando il tour di The Wall è passato per ben 3 volte da Berlino, tra il 2011 e il 2013. Anche in quei concerti, ovviamente, il vestito di scena di Waters è stato esattamente lo stesso usato qualche giorno fa, nel contesto di una scena se vogliamo ancor più “glorificante”, con decine di finti soldati in uniforme e bandiere coi martelli incrociati in mano, come si può vedere dal video qui sotto.





































