Il respiro della foresta
di Huaqing Jin
La foresta a cui si riferisce il titolo originale, Dark Red Forest, è quella delle tuniche rosso scuro delle monache di scuola buddista Nyingma riprese tutte insieme. È un documentario misterioso: girava qualche anno fa col titolo La foresta dei mantelli rossi, e mostra momenti di vita delle decine di migliaia di religiose che risiedono (o risiedevano ) nel monastero tibetano Yarchen, a 4000 metri di quota: il regista ha iniziato a lavorare nel 2014, su internet l’area di Yarchen risulta essere stata quasi smantellata nel 2019, con il rinvio di molte monache alle famiglie d’origine, quando non disperse o mandate in campi di rieducazione. L’autore è cinese e su questo non insiste. O non può insistere. Dà ampio respiro al colpo d’occhio, effettivamente anomalo, affascinante o angosciante, e non segue storie individuali ma il gruppo nei suoi riti e nei suoi spostamenti, soprattutto nel momento più freddo dell’inverno quando le religiose abitano sulle pendici delle colline che di notte gelano in scatole di legno minuscole, e lì meditano. Su internet si dice che praticherebbero lo yoga Tummo, che avrebbe il potere di innalzare la temperatura corporea. Nel documentario è registrata una quotidianità più semplice: esami tenuti da monaci sulla conoscenza della preghiera o semplici visite mediche, ovviamente tenute coi metodi della medicina tibetana. Si vede anche la sepoltura celeste, cioè la scarnificazione dei cadaveri offerti in pasto agli avvoltoi.







































