Considerato il primo regista femminista della storia del cinema
Kenji Mizoguchi nasce a Tokyo nel 1898 da una famiglia povera e nella sua infanzia vive due episodi che segnano profondamente la sua vita: la vendita di sua sorella Suzu come domestica e il ferimento in un bagno pubblico da parte di una geisha. Dopo aver disegnato per diverso tempo kimono, il giovane Kenji negli anni del cinema muto diventa assistente in numerosi film, mentre il suo esordio come regista è del 1923. Nel corso della sua carriera girerà novanta film di grande successo in patria ma poco conosciuti in Occidente. Solo dopo il prestigio ottenuto nel 1950 dal regista Akira Kurosawa con Rashomon, anche le sue pellicole ottengono finalmente visibilità all’estero e Mizoguchi sarà premiato tre volte con il Leone d’ argento alla Mostra del Cinema di Venezia. Tra le sue opere più celebri Il ritratto della signora Yuki (1950) tratto dal romanzo di Sejichi Funabashi; La Signora Oyu (1951), vicenda di una donna combattuta tra tradizione passione; Vita di O-Haru, donna galante (1952), tragica storia di una geisha; I racconti della luna pallida d’agosto (1953), una fiaba ambientata nel passato; L’intendente Sansho (1954), protagonista un funzionario del Giappone feudale e La strada della vergogna (1956), ultimo capolavoro prima della sua morte avvenuta nel 1956, nel quale le geishe nella società sono ormai sostitute dalle prostitute. Nel ciclo anche il famoso Gli amanti crocifissi, presentato al Festival di Cannes 1954, storia medioevale di un adulterio.







































