Zucchero live a Reggio Emilia, il “Diavolo in R.E.” torna a casa

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Zucchero Reggio Emilia

Zucchero torna a casa, o quasi. Solo 10 km, infatti, separano Roncocesi, la sua città natale, dalla RCF Arena di Reggio Emilia.
Di anni ne sono passati quasi 70, di cui 40 di carriera. Ed ora il bluesman torna a due passi dal paesello con un bagaglio di 60 milioni di dischi venduti, oltre mille concerti nei cinque continenti e un elenco di collaborazioni pressochè sterminato.

Amore e radici, questo il titolo dei due concerti speciali di ieri e oggi alla RCF Arena.
Due parole che hanno attraversato e caratterizzato tutta la carriera di Zucchero, e che vengono celebrate in questi due appuntamenti in cui anche l’arena di Campovolo cambia pelle per l’occasione, ospitando 60.000 spettatori divisi tra le due date (circa 28.000 il venerdì e 32.000 il sabato).

Un’arena a forma di diamante

Per celebrare i 40 anni di carriera di Zucchero la RCF Arena ha cambiato veste e, per la prima volta, vede un allestimento con ben 35.000 sedute. Un record che la trasforma nella più grande arena con posti a sedere in Europa.
Le sedie, poi, sono disposte a forma di diamante proprio per rendere omaggio ad una delle canzoni più rappresentative della carriera del bluesman.
Questo, legato alla pendenza del 5% del terreno, creata apposta per garantire una visuale e un’acustica ottimali, fanno della RCF Arena un enorme teatro a cielo aperto.

Ci aveva già provato qualche anno fa, Sugar, a fare un concerto di queste proporzioni con tutto il pubblico seduto: era il 2008, il tour quello della raccolta All The Best, ed aveva trasformato lo Stadio Meazza di Milano nel San Siro Stadium Theatre, con oltre 30.000 spettatori seduti. Anche il parterre, infatti, prevedeva solo posti a sedere, oltre ovviamente a quelli sugli spalti.
Il risultato, all’epoca, non fu dei più incoraggianti, con grossa parte del pubblico che alle prime note ha iniziato a correre verso il palco, rendendo di fatto vana l’idea dei posti a sedere, e costringendo tutti ad alzarsi per poter vedere qualcosa.

Ieri sera, invece, l’attento e numeroso servizio d’ordine, “concedeva” di ballare in piedi sui brani più movimentati, ma ha impedito la corsa alla transenna. Questo ha fatto in modo che chi voleva vedere il concerto seduto non è stato costretto ad alzarsi per forza per tutta la durata dello show.

Il concerto

Ad accompagnare Zucchero sul palco di Reggio Emilia c’è l’ormai rodata band internazionale che lo accompagna in questo World Wild Tour.
Troviamo quindi Polo Jones (basso e direzione musicale), Kat Dyson (chitarre e cori), Peter Vettese (hammond, piano e sintetizzatori), Mario Schilirò (chitarre), Adriano Molinari (batteria), Nicola Peruch (tastiere), Monica Mz Carter (batteria e percussioni), James Thompson (fiati e cori), Lazaro Amauri Oviedo Dilout (fiati), Carlos Minoso (fiati) e Oma Jali (cori).
A loro si aggiunge il coro gospel Sherrita Duran Gospel Choir, protagonista di alcuni brani nella seconda metà dello spettacolo.

Rispetto ai concerti dell’anno scorso in Arena di Verona c’è già una mezza novità in apertura: se prima Oh, Doctor Jesus, il brano di Ella Fitzgerald e Luois Armstrong, veniva trasmesso registrato e annunciava l’imminente inizio del concerto, ora invece troviamo l’ottima Oma Jali a cantare sulla base come introduzione al concerto vero e proprio.

L’inizio vede protagonisti i brani di D.O.C., l’ultimo album di inediti, inframezzati soltanto da Il mare impetuoso al tramonto… Fa la sua comparsa in scaletta anche Quale senso abbiamo noi, brano scritto da Tricarico inserito come inedito nel live cubano di Una rosa blanca. Altro brano che torna ad essere eseguito dal vivo dopo 15 anni è Una carezza, dedicato alla madre.

Non perdete le vostre radici, non “inquinatevi”

Un solo momento in tutto il concerto vede Zucchero prendere la parola per parlare con il pubblico, e lo fa in un lungo discorso su amore, radici, politically correct e blues. Ecco le sue parole: «Questo concerto si chiama “amore e radici”. Potrebbe anche essere un titolo banale, ma mi accorgo che più vado avanti e più le radici diventano profonde, non ci posso fare niente. Io ho lasciato Roncocesi che avevo quasi 12 anni. Ho lasciato un posto di una grande dolcezza, dove i vecchi ridevano e c’era un modo sarcastico e ironico di dire le cose, in dialetto. Sono tutte cose che purtroppo si perderanno, come tutte le cose genuine. Io ho lasciato i modi di dire tipo “Chocabeck” o “Spicinfrin” .
Ho lasciato ironia, dolcezza, ma anche il sarcasmo e il non prendersi troppo sul serio. Non vorrei che strada facendo, siccome manco da parecchio, non vi foste un po’ inquinati, nel senso di essere diventati politically correct anche voi. Già ne abbiamo tantissimi di questi “finti”, mentre io vorrei tornare alle persone vere e veraci. L’unico modo di sopravvivere a questo mondo è avere un grande senso dell’ironia e non prendersi troppo sul serio. Io non l’ho perso, anzi, come vedete l’ho anche accentuato.

Di solito non parlo troppo perché canto, ma è da tanto tempo che sognavo di avere questo spazio, questa arena. Ne abbiamo parlato per anni, ma non avevano mai pensato di fare posti a sedere. Sono la cosa più bella del mondo, perché uno ha il suo posto e può ascoltare meglio le ballate e le canzoni più emozionanti, mentre sui brani più movimentati si può alzare in piedi».

Il blues è sia sacro che profano

C’è lo spazio anche per una riflessione sul blues: «Un critico molto importante mi ha fatto riflettere. Questa non è un’arringa verso di lui, ma mi ha fatto sinceramente pensare. Ha scritto “perché Zucchero scrive canzoni sublimi come ‘Dune mosse’, ‘Un soffio caldo’ o ‘Diamante’ e poi fa cose da osteria tipo ‘Vedo nero’, ‘Baila’, ‘Bacco perbacco’?”
Allora sono andato a riascoltare il blues dei padri, da Robert Johnson a Muddy Waters. Anche loro facevano canzoni veramente profonde e tristi, poi però giocavano con ironia e dicevano “mi hanno rubato il mio galletto rosso”. Un altro diceva “I got my mojo working”, che vuol dire “lascia che il mio coso lavori”, visto che mojo ha un doppio senso: può essere un filtro d’amore e può essere anche qualcosa che fra le gambe ciondola. Poi quell’altro ha detto “Love In Vain”, bellissima, ma poi ha scritto “Hoochie Coochie Man”, che era un po’ un trombatore di provincia, di quelli che vanno nelle balere.
Quindi mi sono detto, cosa c’è di male? Il blues, il soul, il rhythm’n’blues è questo. Probabilmente le mie due anime sono così, cosa ci posso fare? Ma se ti prendi sempre troppo sul serio fai due maroni così»
.

Salgono da due a tre i brani che Zucchero si prende di “pausa” a metà spettacolo, e nei lascia le redini dello show alla band: oltre alle ormai consuete Stayin’ Alive e Honky Tonk Train Blues, arriva l’omaggio a Tina Turner, la regina del rock scomparsa poche settimane fa, con Nutbush City Limits.

Un “normale” concerto speciale

Tra i brani cantati con gli ospiti da notare la versione di Cose che già sai con la figlia Irene, eseguita per la prima volta dal vivo proprio ieri sera, e Corrado Rustici, che ha “ripreso” il suo posto di chitarrista per Iruben me e Solo una sana e consapevole libidine… L’unico ospite già annunciato nei giorni scorsi era Salmo, notato da Sugar dopo l’esibizione al Festival di Sanremo di quest’anno, dove ha cantato un medley dei suoi successi, e che ha riproposto il suo arrangiamento di Diavolo in me, stavolta in duetto proprio con Zucchero.

Chi sperava (tra cui anche noi) in un palco diverso e una scaletta “speciale” creata apposta per questo evento, oltre ad un lungo elenco di ospiti accorsi a Reggio Emilia per festeggiare insieme a Zucchero i suoi 40 anni di carriera (un po’ alla Zu&Co., diciamo) ha visto mal riposte le proprie aspettative.
La scaletta ricalca quasi completamente quella degli show della settimana scorsa alle Terme di Caracalla di Roma e in generale quelle dei concerti di questo World Wild Tour, con le canzoni che solitamente si alternano in scaletta che stavolta sono state inserite quasi tutte. Comunque nessuno dei presenti può dire di essere rimasto deluso da uno show di 35 pezzi totali (oltre l’intro) per ben 3 ore e un quarto di musica.

I prossimi appuntamenti

Stasera si replica con Diavolo in R.E. (ultimi biglietti disponibili su Ticketone), mentre dal prossimo mese ripartono le date italiane del World Wild Tour.
Ecco gli appuntamenti:

4 luglio – Trieste, Piazza Unità d’Italia
5 luglio – Trieste, Piazza Unità d’Italia
24 luglio – Caserta, Cortile della Reggia
25 luglio – Caserta, Cortile della Reggia
27 luglio – Agrigento, Valle dei Templi
28 luglio – Siracusa, Teatro Greco
29 luglio – Siracusa, Teatro Greco
30 luglio – Siracusa, Teatro Greco

I biglietti sono disponibili su TicketOne e nei circuiti di vendita e prevendita abituali.

Sabato 24 giugno, inoltre, Zucchero ritornerà alla RCF Arena per Italia loves Romagna, un concerto-evento con i grandi artisti della musica italiana per sostenere la popolazione della Romagna duramente colpita dall’alluvione.

Le foto, a cura di Silvia Saponaro

Zucchero a Reggio Emilia, 9 giugno 2023

La scaletta del concerto
  1. Oh, Doctor Jesus (Oma Jali on vocals)
  2. Spirito nel buio
  3. Soul Mama
  4. Il mare impetuoso al tramonto salì sulla Luna e dietro una tendina di stelle…
  5. Sarebbe questo il mondo
  6. La canzone che se ne va
  7. Testa o croce
  8. Quale senso abbiamo noi
  9. Partigiano reggiano
  10. 13 buone ragioni
  11. L’urlo
  12. Ci si arrende
  13. Cose che già sai (con Irene Fornaciari)
  14. Pene
  15. Facile
  16. Vedo nero
  17. Baila (Sexy Thing)
  18. Iruben me (con Corrado Rustici)
  19. Dune mosse
  20. Un soffio caldo
  21. Una carezza
  22. Il volo
  23. Miserere
  24. Stayin’ Alive (solo band)
  25. Nutbush City Limits (solo band + Irene Fornaciari)
  26. Honky Tonk Train Blues (solo band)
  27. Overdose (d’amore) (con il coro gospel)
  28. Let It Shine (con il coro gospel)
  29. Diamante (con il coro gospel)
  30. Eccetera eccetera
  31. X colpa di chi?
  32. Diavolo in me (con Salmo)
  33. Chocabeck
  34. Con le mani
  35. Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’Azione Cattolica (con Corrado Rustici) 
  36. Un piccolo aiuto

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