Tra gli ospiti Carlo Verdone, Giuseppe Tornatore e Dante Ferretti
Il festival diretto da Pedro Armocida è una manifestazione unica aperta a tutti i registi, senza barriere d’età, di durata e di genere, sempre alla ricerca di un nuovo cinema e di nuovi linguaggi dell’audiovisivo. L’edizione di quest’anno si apre con la presentazione di un film cult, simbolo degli anni ’80, Flashdance diretto da Adrian Lyne e interpretato da Jennifer Beals, pellicola che ha vinto l’Oscar per la migliore canzone Flashdance..What a Feeling di Giorgio Moroder e Keith Forsey, eseguita da Irene Cara. Giuseppe Tornatore sarà invece il protagonista dell’evento speciale sul cinema italiano promosso dalla Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia- Cineteca Nazionale. Verranno presentati tutti i film del regista, tra cui Ennio, straordinario documento su Morricone e Nuovo Cinema Paradiso nella versione restaurata con Cinecittà Spa, in occasione del suo 35esimo compleanno, che chiuderà la manifestazione. Ad omaggiare l’artista, una tavola rotonda, una mostra fotografica e la presentazione della monografia Giuseppe Tornatore. Il cinema e i film a cura di Pedro Armocida ed Emiliano Morreale, per la collana Nuovocinema di Marsilio. In attesa delle manifestazione di Pesaro 2024, capitale italiana della cultura, la Mostra rende omaggio al cinema popolare italiano, incontrando grandi autori e presentando film che hanno fatto la storia del cinema, non solo italiano. Altri ospiti del festival saranno Dante Ferretti, il grande scenografo Premio Oscar, che accompagnerà la presentazione della sua autobiografia Immaginare prima. Le mie due nascite, il cinema, gli Oscar scritta con David Miliozzi, edizioni Jimenz e Carlo Verdone che racconterà al pubblico la sua straordinaria carriera. L’attore-regista presenterà Borotalco, che lo scorso anno ha compiuto 40 anni, in cui per la prima volta interpreta un protagonista a tutto tondo. Tra le anteprime mondiale della Mostra il documentario di Bellezza, addio di Carmen Giardina e Massimiliano Palmese, dedicato al poeta Dario Bellezza, uno dei maggiori poeti della seconda metà del Novecento. Di tutt’altro tenore è Cocoricò tapes di Francesco Tavella, che racconta con immagini inedite e materiali d’archivio le lunghe notti della discoteca romagnola divenuta luogo di espressione artistica, politica e sociale negli anni ‘90. Vi sarà poi l’esordio alla regia di Alessandro Marzullo, autore di Non credo in niente, un viaggio notturno nell’anima di quattro ragazzi alla soglia dei trent’anni che non vogliono rinunciare alle proprie passioni. In cartellone anche il cortometraggio in anteprima mondiale, Sognando Venezia di Elisabetta Giannini, interpretato da Francesco Di Leva e da sua figlia Morena Di Leva, mentre uno spazio verrà dedicato al cinema sperimentale argentino. Il programma prevede ancora due focus per due registe internazionali, la tedesca Milena Gierke e l’anglo-palestinese Rosalind Nashashibi.








































Nel tardo pomeriggio di ieri ho visto a Pesaro il film di Alessandro Marzullo “Non credo più in niente”.
La prima impressione: fastidio più per scene e dialoghi violenti, non ne capivo la necessità.
Poi ho ripensato al film.
Un bel film e costruito bene.
Dall’idea del “registrare” in immagini e parole il disagio che si vive – e che in molti hanno vissuto – del dover affrontare la vita – il lavoro, le relazioni, le proprie ambizioni e i propri ideali – abbandonando quel sentirsi liberi di esprimere se stessi -e scontrarsi con ciò che è il vivere (i condizionamenti, la lotta per l’affermazione di sé) Alessandro Marzullo attraversa con le immagini quel disagio che ci accompagna a tutte le età in qualsiasi luogo.
Non l’incomunicabilità – tema esplorato da tutte le arti – ma proprio l’assenza di relazioni autentiche, e questa assenza viene ridata nelle scene in cui i personaggi -fra loro, a coppie, legati in un legame apparente – si scontrano con atti e parole violenti.
Soli con se stessi in un’ambientazione sempre notturna vivono la loro sofferenza.
Ho ascoltato gli interventi del pubblico, seguiti alla proiezione – presenti in sala il regista e tutto il cast – e due interventi mi hanno fatto pensare. Un signore chiede se il personaggio del paninaro possa essere inteso come il mentore di tutti gli altri personaggi; una signora chiede al regista se è stato influenzato da qualche pittore contemporaneo
Nelle scene e dialoghi dove protagonista è il paninaro – tutte scene e dialoghi giocati su un piano altro rispetto alla narrazione – vi ho scorto la “messa in scena” della lezione di Italo Calvino sulla leggerezza . E a questa si riallacciano le parole del personaggio interpretato dall’attrice giapponese su un pensiero della cultura giapponese: il prendersi cura l’uno dell’altro dell’altra come rapporto autentico, empatico, e quel ma va bene anche così rispetto ad un desiderio un’ambizione non realizzati.
Il pittore che potrebbe aver influenzato il regista potrebbe essere stato Dang Jingyi.
Non mi è piaciuto in questo film l’uso di scene di violenza, sebbene comprenda questa scelta del regista: la violenza meglio rappresenta questa assenza di autenticità della vita. Avrei preferito al loro posto scene di solitudine totale con totale assenza di qualsiasi rumore, giocate solo in movimenti del corpo in un’ambientazione notturna. Ma sarebbe stato forse molto diverso.
Ioste, 24 Giugno 2023