Per la Sezione Classici, a cura di Paolo Moretti, le versioni restaurate dei film che hanno marcato l’immaginario collettivo
Monotone e noiose sono le giornate trascorse insieme da cinque amici in una Rimini invernale, tra scherzi goliardici, passeggiate sulla spiaggia deserta e poi serate al cinema e al biliardo. Alberto (Alberto Sordi), un immaturo mantenuto dalla sorella che parla sempre di trasferirsi nella grande città; Leopoldo (Leopoldo Trieste), un aspirante scrittore convinto di avere un talento corteggiato da un attore omosessuale; Fausto (Franco Fabrizi), un giovanotto vanesio e seduttore costretto a sposare una ragazza da lui tradita regolarmente; Riccardo (Riccardo Fellini, il fratello del regista), l’autista con la voce da cantante che con l’automobile del padre scorrazza tutti verso improbabili avventure e Moraldo (Franco Interlenghi), intelligente, generoso, maturo e responsabile, devono affrontare ogni giorno la noia e l’alienazione della loro vita di provincia. Alla fine sarà solo Moraldo a trovare la forza morale di prendere il treno per Roma deciso a intraprendere la strada della sua maturazione di uomo. Venti anni prima di Amarcord, Fellini ci regala un film molto autobiografico, vincitore del Leone d’Argento alla Mostra di Venezia. Alberto Sordi, sorprendendo tutti, in particolare i produttori della pellicola che lo hanno ritenuto poco adatto al grande schermo dopo gli insuccessi di Lo sceicco bianco e Mamma mia, che impressione!, si aggiudica invece il Nastro d’Argento come migliore attore non protagonista. Il successo de I vitelloni in Italia e all’estero apre le porte del cinema internazionale al regista riminese e ai suoi film capaci di interpretare il mutamento sociale del nostro paese degli anni Cinquanta, caratterizzato da una forte crescita economica e tecnologica. La sequenza più famosa del film entrata nella storia del cinema italiano è senza dubbio quella di Sordi in auto con i suoi amici, mentre sfotte incautamente alcuni operai che faticano sotto il sole per riparare il manto stradale. “Lavoratori? Lavoratori della mazza?” urla Alberto facendo il gesto dell’ombrello. L’automobile però all’improvviso si ferma per un guasto e i quattro amici sono costretti a fuggire inseguiti dagli inferociti operai. Per merito di Fellini l’espressione i “vitelloni” starà ad indicare la gioventù di provincia senza aspirazioni, come sette anni dopo il termine “dolce vita” farà riferimento a Roma, la capitale di un’epoca di divertimento e di felicità.







































Indubbio come, “I vitelloni” 1953 e “La strada” 1954″, due indiscussi capolavori di Federico Fellini siano stati trampolini di lancio verso la meritatissima scalata al crescente successo del regista romagnolo.
Inutile elencare, in questa sede i gettonatissimi successi della sua carriera; i due citati sono e restano l’abbrivio che renderanno famoso questo genio nostro sui generis, della regia cinematografica.
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