Il Maestro Diego Basso ci accoglie nella sede della sua Art Voice Academy, centro di alta formazione per lo spettacolo che ha da poco concluso il 20° anno accademico. Ci fa visitare tutti gli spazi didattici e di registrazione con l’orgoglio di un papà che ci mostra il proprio figlio.
La sua passione per la musica è incredibile, ed il suo entusiasmo contagioso, quando ci racconta dei traguardi della scuola e degli allievi che da lì sono passati.
Classe 1964, nato a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso. Studia al Conservatorio di musica Agostino Steffani, dove successivamente ha insegnato Prassi esecutiva della musica d’insieme (pop e rock).
Il suo genere passa dalle arie d’opera al pop e al rock sinfonico, con un approccio alla musica, che, al di là di ogni classificazione, mira ad eliminare barriere e liberare emozioni. È protagonista di importanti progetti musicali nei maggiori teatri italiani e stranieri e nelle principali reti televisive.
La sua trasversalità è totale: dalle canzoni dei Queen, a quelle di Lucio Dalla e Battisti, fino alla collaborazione con Roby Facchinetti e l’omaggio alle musiche di Ennio Morricone. Ha anche arrangiato Lost Boys Calling, brano proprio del Maestro Morricone con parole di Roger Waters, per la versione presente su Discover, l’album di cover di Zucchero.
Questo il resoconto della nostra chiacchierata col Maestro Diego Basso.
Tra due giorni (il 1° luglio) debutterà, nell’ambito di EstEstate, un nuovo spettacolo con le canzoni di Lucio Battisti riarrangiate in chiave sinfonica.
Molti grandi cantautori (l’ultimo è stato Roberto Vecchioni qualche giorno fa) lo ritengono il più grande compositore di musica pop italiana. Lei cosa ne pensa?
È vero. Anzi, ti dico una cosa in più: quando ho studiato composizione col grande Maestro Claudio Scannavini, un professore molto aperto di vedute, oltre ad analizzare Bach e Wagner, mi diceva “io l’unico artista pop che faccio analizzare è Battisti”. Questo perchè è un compositore che puoi far analizzare nello stesso modo in cui si analizza un compositore di musica classica.
Le strutture che Battisti usa non sono quelle classiche da canzonetta, ma sono complesse, se vai ad analizzarle. Se prendiamo Pensieri e parole, dentro ha un mondo intero. La parte con canto e controcanto è pura musica classica.
Inoltre il sodalizio con Mogol è stato decisivo. La musica ha un grande rilievo, però i testi di Mogol hanno creato un connubio fantastico, facendo in modo che la gente si ricordi sia la melodia che le parole delle canzoni, cosa non scontata.
Sempre per restare tra chi ha fatto la storia della musica pop in Italia, qual è la forza dei Pooh e dei brani scritti da Roby Facchinetti? Il fatto che lui è uno che ha fatto il conservatorio e che sa comporre, che sa cos’è la melodia. Quando un compositore scrive un’armonia ed una melodia valide, un arrangiatore come me può trasformarle e creare di tutto. Ovviamente deve esserci del materiale valido di base, altrimenti non si va da nessuna parte.
Per tornare di nuovo a Battisti, chi verrà al concerto di Este potrà ascoltare anche un paio di brani arrangiati in versione jazz.
L’idea del concerto è proprio quella di far vedere come da una canzone che si può suonare chitarra e voce davanti al falò si può arrivare a trasportarla in qualsiasi altro mondo, e funziona lo stesso. Questo succede perchè sono composte da una persona che conosceva benissimo l’armonia e la melodia.
Dietro di lei c’è una libreria enorme che accoglie oltre 2.300 partiture di brani. Da arrangiatore, su cosa si basa la scelta del brano e, successivamente, come funziona il processo di lavorazione?
Ci sono tre diverse tipologie di progetti: gli artisti che devono fare un disco o un tour, la televisione che deve realizzare musica per un programma, oppure i progetti miei.
Per quello che riguarda la lavorazione, può capitare che qualcuno ti dica “io però l’arrangiamento lo vorrei così”, allora tu prendi e crei il tuo mondo, ma non hai troppa libertà. Ad esempio per il tour sinfonico insieme a Roby Facchinetti avevo piena libertà di arrangiamento, ma non potevo toccare le armonie, perchè lui suona il pianoforte a memoria e non potevo cambiargli gli accordi.
Invece poi c’è anche chi vuole una versione completamente diversa da quella che ha già…
E quanto è difficile fare una cosa del genere, soprattutto per canzoni storiche che molti ritengono quasi intoccabili?
Molto. Ci metti veramente tanto tempo e anche a lavoro finito non sempre poi dentro di te sei soddisfatto a pieno del risultato.
Invece quando fai un progetto personale ti puoi sbizzarrire come vuoi: ad esempio ne ho uno nel cassetto da un paio di anni, e prima o poi ne farò un disco. Si chiama Il pop rock funky diventa classica. Ci sono dentro da Celentano agli Earth Wind and Fire, da Quando quando quando a Non ti scordar di me. Sono tutte suite da 5-6 minuti al cui interno ho inserito composizioni originali mie in tema col brano, anche abbastanza complicate da eseguire.
Cerco di mettere la mia impronta in tutto quello che faccio, anche perchè avendo la fortuna di dirigere posso fare in modo che questa sia riconoscibile, rispetto ad altri che compongono e basta.
Tra le cose che sono state nel cassetto per tanto tempo c’è anche un brano che avevo scritto 12 anni fa, e ora finalmente sono riuscito a trovare un tenore in grado di cantarlo.
Uno degli ultimi progetti, invece è Forever and Ever With You, brano inedito di Brian May cantato da Luca Minnelli e Kerry Jane Ellis. Ho arrangiato il pezzo e ne ho curato la produzione artistica insieme al chitarrista dei Queen, che ha ovviamente firmato il solo di chitarra.
E proprio i Queen, se vogliamo, possono essere considerati l’anello di congiunzione tra la musica sinfonica e il pop-rock, grazie anche a brani come Bohemian Rhapsody.
In parte sì, però anche in quella canzone la parte operistica è una sezione a sè stante del brano, come un inserto, ma slegato dal resto.
Infatti quando con Brian May abbiamo realizzato Forever and Ever With You mi ha ringraziato dicendomi che per la prima volta avevo fatto suonare la sua chitarra in maniera sinfonica, come parte di un’orchestra.
Quello che il pubblico potrà ascoltare in Diego Basso plays Queen saranno i brani immortali della band inglese arrangiati in un’inedita versione rock sinfonica che, nel rispetto dell’originale, rappresentano il nostro modo peculiare di vivere la loro musica. Si tratta di un’accurata selezione dei brani che hanno fatto la storia del rock e che sono rimasti nel cuore non solo dei fan ma di tutti coloro che amano la musica.
I prossimi appuntamenti con Diego Basso plays Queen
2 luglio – Stienta (RO), Piazza G. Vittorio
24 agosto – Sanremo (IM), Teatro Ariston (special guest il soprano Claudia Sasso)
1 settembre – Badoere (TV), La Rotonda (special guest Stef Burns)
8 settembre – Verona, Teatro Romano (special guest Stef Burns)
I biglietti sono disponibili su Ticketone, Vivaticket e Boxol.





































