Indiana Jones e il Quadrante del destino

Quinta avventura di Indiana Jones nello spazio, nel tempo e negli effetti speciali

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Indiana Jones e il Quadrante del destino
di James Mangold
con Harrison Ford, Phoebe Waller-Bridge, Antonio Banderas, John Rhys-Davies, Toby Jones

1969. Indiana Jones a cavallo nel giorno della pensione sorpassa gli astronauti che sono andati sulla Luna mentre sfilano in parata a New York. Perché? Perché mentre cercava nel ’44 in Germania la lancia di Longino (quella che avrebbe trafitto al costato Gesù sulla croce) aveva trovato la metà della macchina inventata da Archimede che permetteva di calcolare nei temporali i buchi temporali e viaggiare nel tempo. Sempre cose ambite dai nazisti. E i nazi ora sono a New York. Anzi, Il nazi che da 30 anni insegue il Quadrante del destino (Mads Mikkelsen), è così nazi, -e archeologo- da essere anche anti hitleriano. E con un progetto apocalittico. Diciamolo subito: l’Indiana Jones che si batte per la lancia di Longino su un treno in corsa pieno di nazisti è giovane e ovviamente elettronico, cioè ricostruito con gli effetti speciali. Ed è vagamente più giovane dell’Indy Jones che nel Regno del teschio di cristallo finiva chiuso in un frigorifero a Los Alamos, alla prima esplosione atomica (allora aveva l’età di Harrison Ford). Harrison Ford, splendido ottantenne rimette stetson, frusta e giacca di pelle per combattere i nazisti che cercano la seconda parte del meccanismo di Archimede. Bello? Avventuroso? Pieno di inseguimenti e battute con sorprese dirompenti? Spielberghiano? Insomma, c’è tanta materia,  alla quinta volta gli entusiasmi scemano, il regista è James Mangold e qualche taglietto qua e là non sarebbe stato male. E poi siamo invecchiati anche noi. Comunque: se l’elettronica migliora ancora, Harrison Ford potrebbe fare per sempre sequel, prequel e diversioni nel multiverso di Blade Runner, Indiana Jones e Star Wars. Siamo sicuri che ci stanno già pensando.

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