La folle vita
di Raphaël Balboni e Ann Sirot con Jo Deseure, Jean Le Peltier, Lucie Debay, Gilles Remiche, Vincent Lécuyer
Attenti all’opera d’arte che fotografa su carta la luce delle stelle morte: quando l’addetto butta la carta nell’acqua l’universo si espande? È anche la metafora di un certo tipo di caos. Alex e Noemie vorrebbero coronare la vita di coppia con un figlio: e fanno i loro tentativi in una camera da letto dove lenzuola, indumenti, paralumi e cover dei libri hanno lo stesso tema floreale in teoria rilassante, ma non sono rilassati: Suzanne, madre di Alex, direttrice della galleria d’arte, diventa strana: parcheggia dove non deve, rubacchia, combina piccoli disastri burocratici con la pensione e i conti correnti, insomma, soffre di demenza semantica: si parte dal non riconoscere le parole e si arriva a comportamenti simili all’Alzheimer. Madame Suzanne reinterpreta la vita a modo suo manifestando l’insofferenza alla normalità di una persona anticonformista. In realtà sta riscrivendo la normalità, ma non lo sa. E sta alterando l’idea di normalità della coppia. Da notare che madre nel caos e figlio in ambasce vestono sempre colori coordinati… La coppia dei registi (il fim ha radici autobiografiche) si è chiesta come in questi frangenti si affrontano i deragliamenti dalla normalità: si vive lo shock del cambiamento o ciò che il cambiamento comporta? E si riesce anche a ridere? E si mette in cantiere un bambino in questi frangenti? È come la carta delle stelle morte nell’opera d’arte: un caos ma anche una trasformazione. Jo Deseure ha vinto il Magritte, l’Oscar belga.







































