È passato un anno da quell’11 giugno 2022 quando, alla RCF Arena di Reggio Emilia (Campovolo), si teneva “Una Nessuna Centomila – Il concerto”, il più grande evento musicale di sempre contro la violenza sulle donne.
E ora, come promesso, l’impegno e la forza della musica a sostegno di questa causa continuano a gran voce: sulla scia di quel live, arriva “Una Nessuna Centomila – In Arena”, per continuare a dare un aiuto concreto ai centri e alle organizzazioni che supportano le vittime di violenza.
L’appuntamento è fissato per martedì 26 settembre all’Arena di Verona e vedrà come protagonisti grandi nomi della musica italiana: Alessandra Amoroso, Annalisa, Samuele Bersani, Brunori Sas, Elodie, Emma, Fiorella Mannoia, Francesca Michielin, Tananai e tanti altri, uniti con l’obiettivo di raccogliere fondi destinati ai centri antiviolenza.
Il supporto ai centri antiviolenza
Sullo speciale palco dell’anfiteatro veronese, dove già in passato le voci della musica si sono unite contro il femminicidio, sarà quindi un nuovo momento di festa e condivisione per dare un aiuto concreto ai centri e alle organizzazioni che sostengono e supportano le donne vittime di violenza.
Le strutture destinatarie dei proventi del concerto saranno individuate sulla base di criteri di trasparenza e tracciabilità grazie al lavoro di selezione effettuato dalla Fondazione Una Nessuna Centomila, nata dall’evento live del 2022, da cui prende il nome, per il contrasto alla violenza sulle donne, grazie alla volontà delle quattro fondatrici: Fiorella Mannoia (Presidente Onoraria), Giulia Minoli (Presidente), Celeste Costantino e Lella Palladino (Vicepresidenti).
I biglietti per l’evento e le donazioni
I proventi andranno a strutture in grado di garantire il proprio empowerment, assicurando la sostenibilità nel tempo delle attività da loro realizzate e fornendo un supporto solido e duraturo alle vittime.
I biglietti per il concerto, organizzato e prodotto da Friends & Partners, saranno disponibili a partire dalle ore 11 di domani, martedì 4 luglio, su TicketOne e nei punti vendita e prevendite abituali.
Per l’evento del 2022, il ricavato ottenuto dai biglietti venduti in quell’occasione, al netto dei costi di produzione e organizzativi, ha permesso di destinare i fondi a sette centri antiviolenza italiani (nelle città di Reggio Calabria, Latina, Potenza, Casal di Principe, Conversano, Palermo e Olbia).
LE DICHIARAZIONI IN CONFERENZA STAMPA

Questa mattina a Roma, presso la Casa Internazionale delle Donne, sono stati presentati la fondazione e l’evento.
FIORELLA MANNOIA:
Oggi faremo due annunci, legati. Il primo è la nascita della nostra fondazione: dopo il concerto di Campovolo insieme alle mie colleghe, di fronte a quelle centomila persone e ai proventi che sono stati destinati ai sette centri antiviolenza che avevamo selezionato, ci siamo resi conto che non poteva finire lì.
I centri antiviolenza
Ci siamo interrogati su cosa potessimo fare, e abbiamo deciso di dare vita a questa fondazione, la prima che non nasce da banche o aziende ma da un concerto: 2 milioni e 120mila euro raccolti e devoluti ai sette centri. Una cosa grossa, una boccata di ossigeno: non ci rendiamo conto che dentro i centri antiviolenza ci lavorano delle persone, la maggior parte delle quali sono volontarie che non sanno mai se il mese successivo riusciranno a vivere coi loro guadagni, perché questi centri ricevono solo il 2% dei nostri fondi sociali ed è ciò che dobbiamo scardinare.
Dalla violenza all’indipendenza
Dobbiamo aiutare le operatrici che lavorano sul campo: solo così possiamo sostenere anche le donne che chiedono aiuto. E alle donne che chiedono aiuto dobbiamo trovare un posto di lavoro, una autonomia finanziaria, perché per fortuna tante ce la fanno, si salvano dalla violenza. Ma poi? Quando hanno figli a carico, se non hanno un lavoro o una indipendenza economica, chi se ne occupa?
I dati della condizione femminile in Italia
Ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa. L’Italia è scivolata dal 33° al 79° posto della classifica mondiale, secondo il Global Gender Gap del 2023; il 48,9% è il tasso di occupazione femminile: una donna su tre non ha lavoro. Il 37% delle donne in Italia non ha un conto corrente intestato, il 60% del lavoro di cura è a carico delle donne, è meno del 33% la copertura degli asili nido, il 60% delle donne vittime di violenza inserite nei percorsi di recupero dei centri antiviolenza risultano non autonome economicamente, e lo 0,56% è la quota di bilancio che lo stato italiano ha destinato alle azioni finalizzate alla riduzione delle disuguaglianze di genere. I dati mi sembra che parlino da soli.
Il video di presentazione della Fondazione
Le voci nel video di presentazione della Fondazione sono quelle di Anna Foglietta e di Luca Zingaretti: volevo ringraziare, a nome di tutte noi, Anna Foglietta perché, come si è sentita investita di questo, è partita a bomba anche lei e ci sta aiutando tantissimo coivolgendo il mondo del cinema. Noi siamo dalla parte “musica” ma contiamo su Anna che ha già smosso mezza Roma per aiutarci e coinvolgere anche i nostri amici maschietti, perché devono responsabilizzarsi anche loro.
Mi sono trovata qua due mesi fa e abbiamo, in via del tutto interna ai centri antiviolenza, fatto una riunione: sono arrivati 60 centri antiviolenza da tutta l’Italia, e quello che mi ha stupito è il grido di dolore di queste donne che lavorano nei centri. Hanno delle competenze, sono così brave e così precarie. Quello che è venuto fuori è proprio che noi dobbiamo impegnarci affinché di questi centri lo Stato stesso si faccia carico. C’è tanto da fare, e si ha un gran bisogno di iniziative come queste.
Il rischio è che ci si abitui come ci stiamo abituando ai morti in mare, che ormai quasi non fanno più notizia: questa è la cosa che mi fa più paura, che alla morte di una donna ci si possa abituare. Questa è una guerra, e per questo dobbiamo lottare.
GIULIA MINOLI:
Oggi siamo in questo luogo, la Casa Internazionale delle Donne, perché è un luogo molto importante, un simbolo del movimento femminista: qui si aiutano le donne ogni giorno con consulenze legali, psicologiche, c’è un grandissimo lavoro culturale perché c’è l’archivio più importante d’Europa sulla storia dei diritti delle donne.
Durante questi anni abbiamo fatto una battaglia per difendere la Casa delle Donne, che rischiava di chiudere perché l’allora sindaco Virginia Raggi ci aveva mandato una lettera di sfratto: racconto questa storia perché è grazie a questo luogo che ci siamo incontrate. I luoghi sono ancora importanti, soprattutto ora che siamo persi nel Web, nelle serie, nella solitudine, e i luoghi non esistono più.
La nascita della Fondazione
In questa battaglia, tra le artiste la prima a rispondere è stata Fiorella. Poi Paola Turci, poi tante altre… e da questo luogo vogliamo partire per ricordarvi la storia di questa fondazione.
C’è un dato sul quale vorrei che soffermaste la vostra attenzione: l’Italia è scivolata dal 63° al 79° posto nella classifica mondiale secondo il Global Gender Gap: questo dato è di una settimana fa, e ha avuto una ricaduta anche sul mondo della filantropia. Questo retaggio culturale riguarda non solo la società tutta, ma anche il mondo delle fondazioni: il fatto che noi, oggi, vi annunciamo che è nata questa prima fondazione è, da un lato, una bella notizia; dall’altro, è una notizia terribile, perché è in estremo ritardo che arriva questa fondazione.
Pensate che ci sono più di 54 fondazioni in tutto il mondo che già fanno questo lavoro da molti anni. È molto importante capire che noi non soltanto vogliamo intervenire sul sostegno all’organizzazione, alla struttura, a chi lavora, perché nel mondo del terzo settore chi vuole sopravvivere deve continuamente proporre progetti e partecipare a bandi, ma vogliamo costruire un fondo che arriva dai concerti e dalla cultura. Vogliamo rompere davvero le scatole alle aziende, a tutti.
Serve però anche un sostegno relazionale ai centri e alle fondazioni, un sostegno di comunicazione per raccontare il lavoro che fanno, perché è un lavoro silenzioso. Quindi, non si tratta solo di un sostegno economico: è un lavoro a 360 gradi.
Il sostegno del mondo della cultura
Questa Fondazione nasce da un processo culturale: abbiamo, insieme con Fiorella, con Anna e con tutte noi, pensato che il ruolo del mondo della cultura è fondamentale, e abbiamo già avuto delle adesioni al nostro laboratorio artistico: hanno aderito Caterina Caselli, Paola Cortellesi, Massimiliano Caiazzo, giovanissimo protagonista di “Mare fuori” così da arrivare a tutte le generazioni, ed Edoardo Leo, che ha aderito proprio ieri.
Ma questo è solo l’inizio: da questo punto di vista, noi vogliamo costruire un contributo trasversale.
LELLA PALLADINO:
Sono qui per parlare di un altro dato che non è stato ancora menzionato, e a cui io tengo molto. C’è un numero: ogni anno 25mila-30mila donne riescono a liberarsi dalle relazioni violente, e riescono a farlo perché chiedono aiuto nel posto giusto e sono accompagnate in un percorso di liberazione dalla violenza e di ricostruzione della propria autonomia e della propria autodeterminazione.
Questi luoghi sono attivi da trent’anni: pochi lo sanno, nessuno li valorizza. Due sono le strade per la prevenzione e il contrasto della violenza maschile contro le donne: il cambiamento profondo e radicale della cultura, e l’accompagnamento delle donne che purtroppo la violenza l’hanno già incontrata a recuperare la loro vita. Tutto questo è patrimonio storico e pratico dei centri antiviolenza.
Con i centri antiviolenza stiamo provando a costruire un percorso per la revisione della filantropia: non consideriamo i centri beneficiari, ma partner. Con questo percorso di condivisione, vogliamo portare sostegno in tre modi: attraverso risorse, attraverso saperi e attraverso relazioni.
Abbiamo bisogno di sinergie, abbiamo bisogno di lavorare insieme perché, lo sappiamo e non ci nascondiamo, questo mondo del femminismo e dei centri antiviolenza è frammentato, e invece deve parlarsi, soprattutto in un momento critico come quello che il Paese sta attraversando. Per diventare più forti, più assertive nei rapporti con le istituzioni pubbliche.
FERDINANDO SALZANO:
La nascita di questa Fondazione è una emozione fortissima: io ho la fortuna e l’onore di lavorare con Fiorella da ormai oltre vent’anni, e devo dire che la ringrazio perché mi ha sempre portato su dei percorsi di impegno che mi aiutassero ad arricchirmi.
Mi è stato detto che, quando ci fu l’attacco da parte del sindaco precedente a questa meravigliosa casa, fu fatta una “chiamata alle arti”. Ecco, è quel che faremo: ci sarà di nuovo una chiamata alle arti a tutto il mondo dello spettacolo, non solo musicale. Fiorella e io siamo appena tornati da un grande avvenimento che nasce su una emergenza, “Italia loves Romagna”, ed è stato un successo straordinario: quelle sono chiamate alle arti che nascono su un preciso evento tragico.
Qui, l’emergenza è quotidiana: per questo credo sia necessario che la chiamata alle arti sia continua, e per questo ho preso questo impegno nei confronti della Fondazione: una volta ogni anno ci sarà un grande avvenimento di spettacolo, e la musica sarà un collante fondamentale; la finalità sarà tenere viva l’attenzione sulle tematiche illustrate.
Nel 2016 abbiamo fatto “Amiche in Arena” sempre sotto la direzione di Fiorella, e con le nostre forze siamo riusciti a consegnare 150mila euro ai centri antiviolenza, e già ci sembrò un risultato importantissimo.
Il concerto di settembre 2023
Quest’anno, il 26 settembre all’Arena di Verona si riuniranno grandi artisti, e con Fiorella si è pensato che ci fossero anche artisti maschili partecipanti, e che, rispetto al 2016 e a come era nato “Una Nessuna Centomila”, con e su sette artiste, c’è un nuovo mondo musicale che ci accompagna. Quindi, anche sul cast è stato pensato un primo elenco, che è quello già annunciato.
Il cast non si ferma qui, ci sono delle evoluzioni, e da domani saremo già in vendita coi biglietti. Abbiamo un obiettivo, cominciato il 24 giugno a Reggio Emilia, ed è fare in modo che tutto l’incasso non venga toccato minimamente dai costi di produzione. Lì ce l’abbiamo fatta, e voglio pensare che ce la faremo anche questa volta.
Lo spettacolo avrà la direzione musicale di Carlo Di Francesco, che sta costruendo una super band a disposizione degli artisti partecipanti. Uno show molto dinamico, di grande contenuto ma una grande festa.
Oltre al ricavato economico, lanceremo anche un IBAN per poter fare donazioni direttamente alla Fondazione.
Le TV ci hanno già corteggiati, ma per il momento, in accordo con la Fondazione, abbiamo deciso di attendere e di capire qual è la soluzione migliore. Sicuramente, “Una Nessuna Centomila” ha bisogno di una esposizione televisiva per i motivi che abbiamo già esposto, e soprattutto ci aiuterebbe molto per la raccolta.
CECILIA GASDIA:
Vi faccio le mie congratulazioni per la determinazione: voi, donne, siete davvero straordinarie, e siamo molto onorati di avere sul palco dell’Arena di Verona questo evento. Vorrei anche ricordare che, nel 2018, la prima della “Carmen”, tra l’altro un’opera tristemente nota per la grande violenza su una donna, tenne uno dei posti in prima fila libero con un mazzo di rose proprio per ricordare la violenza sulle donne.
Nessuno come il mondo dell’Opera ha trattato questo argomento: molte delle donne che muoiono nell’Opera sono oggetto di violenza e di omicidi. Di esempi ce ne sono mille. La musica dell’Opera ha portato a livelli altissimi la conoscenza di tutti i tipi di violenza che le donne possono subire.
Cercherò con tutte le mie forze di fare in modo che il mondo dell’Opera possa affiancare questa Fondazione e partecipare a questi eventi meravigliosi.





































