
Sfogliare un libro che contiene molta parte della propria vita è quanto di meglio si possa fare. Ebbene “Rock Memories” (Verdechiaro, pagg. 410 – 23€) di Maurizio Baiata sa regalare sensazioni che difficilmente si trovano leggendo libri musicali. È questo il secondo volume della serie e già se ne annuncia un terzo, probabilmente a chiudere un’epopea rock di assoluto valore. Il mondo che tratta Baiata è quello che noi giovani lettori abbiamo scoperto attraverso riviste come “Ciao 2001” e “Super Sound”, per citare due delle riviste dove Baiata scriveva già nei primissimi anni Settanta. Bello scorrere le pagine ed essere accompagnati da immagini originali del tempo, ovvero leggere l’articolo direttamente dalle fonti originarie, perché questo è un libro di memorie storiche. La formula è semplice, già dal primo volume: prendere gli articoli di giornali d’epoca, riprodurli pari pari e aggiungere commenti alla luce di quello che è stato. Ma cominciamo con l’esplorare il contenuto. Intanto il volume è dedicato a Elisabetta Ponti, illuminata direttrice di quello che è stato un settimanale davvero anomalo, quel “Super Sound” che aveva un formato un po’ più ruspante rispetto al patinato “Ciao 2001”. Si comincia con un bell’articolo sui Beatles, cofirmato con Fabrizio Ferrucci, per il mensile “Muzak”, e siamo nell’ottobre 1974. Altro gruppo monumentale, quello dei Pink Floyd, viene ripreso da un articolo apparso su “Best” dell’agosto 1977. È un’esposizione dei vari album fino all’ultimo “Animals” che in effetti, viene rilevato, non era stato accolto con tutti i favori. Ma questa era una caratteristica di quegli anni da parte della critica. Non esistevano mezzi termini: o era capolavoro o era niente. Si chiedeva molto all’artista, non erano consentite battute d’arresto. Terzo capitolo del libro per King Crimson, da “Muzak” 1974, dove si parla diffusamente di un capitolo enigmatico del gruppo, ovvero quell'”Earthbound” dalla copertina nera, che aveva lasciato perplessi in molti. Primo perché era dal vivo e non era registrato benissimo, secondo perché venivano a perdersi gli elementi di fascinazione della loro musica. Eppure quell’album è un’avvisaglia, verso quello che diventeranno i Crimson. Quelli che faranno poi uscire album come “Starless and Bible Black”. Rileggere quegli articoli e pensare a oggi, pensare che Robert Fripp, così schivo allora, sia capace di fantasiose e ironiche esibizioni insieme a sua moglie Toyah ci sorprende e ci fa assolutamente piacere. Ancora anni Settanta quando esce il fenomeno Patti Smith e anche stavolta Baiata è sul pezzo. Le riviste di quei tempi andavano spesso a riparlare di personaggi come Jimi Hendrix (Muzak, 1975) in questo caso con l’inserimento di ampie pagine con le traduzione dei testi di canzoni. Torna “Ciao 2001” con Emerson, Lake & Palmer, Frank Zappa e quel fenomeno particolarissimo della musica tedesca, a cominciare dagli Amon Dull II che di elettronico avevano poco ma che hanno davvero fatto la storia del rock anni Settanta. Quindi i Renaissance con il loro soft rock dalle tinte folk. Non poteva mancare Battiato che Baiata ha seguito fin da “Fetus”, ed ecco una sua pronta recensione dell’album “Clic”, dalle pagine di “Muzak”, novembre 1974. L’argomento dei corrieri cosmici tedeschi torna attuale nell’ampio articolo su “Muzak” con tanto di elenco discografico per citare nomi come Popol Vuh, Tangerine Dream, Kalus Schulze, Ash Ra Temple e Kraftwerk. Articoli che creavano interesse generazionale e Baiata ne ha scritti tanti in tal senso. Interessante vedere a pag 151 una intera pagina di “Super Sound” scritta da Eddie Ponti di cui si dovrebbe sempre parlare, lui con la sua rubrica “Parlatorio di Eddie Ponti” dove andava a ruota libera nel raccontare episodi vissuti in prima persona, essendo lui il principale presentatore di tanti festival pop. Giusto riconoscimento. E da Nuovo Sound articoli dedicati a Nick Drake, Eno, Jerry Garcia, Velvet Underground, ma anche gli italiani Banco del Mutuo Soccorso, e siamo già nella seconda metà dei Settanta. Baiata che mette mano anche all’edizione italiana di Rolling Stone, ormai all’alba degli Ottanta. Su “Stereoplay” fa in tempo a intervistare un grande della musica strumentale pop, ovvero Terry Riley, infine un’intervista a Franco Battiato, nel 2016, pochi mesi prima del ritiro dalle scene. Ancora presente, Baiata ha saputo fiutare il meglio di quello che è successo in musica in 45 anni di assidua frequentazione delle cose migliori di sempre.




































