Animali selvatici
di Cristian Mungiu
con Marin Grigore, Judith State, Macrina Barladeanu, Orsolya Moldován, Andrei Finti
Il titolo originale è R.M.N.
Fa pensare alla Romania senza le vocali o alla Risonanza Magnetica Nucleare, esame medico a cui viene sottoposto il padre del protagonista Matthias. Matthias, macellaio e tuttofare, molla la Germania con un colpo di testa (anche reale, sul naso di uno che l’ha chiamato “zingaro”) e torna in Transilvania dove il padre pastore sta male, il figlio bambino ha visto qualcosa di terribile nel bosco, la moglie è distante e disamorata e l’amante è alle prese con la modernità. L’epicentro del film però è un’assemblea: il paesino (composto di varie etnie e credi religiosi) in quell’assemblea di varie viltà (tra cui quella della Chiesa) chiede l’allontanamento dal panificio locale di due lavoratori stranieri che vengono dallo Sry Lanka: li paragona agli zingari perché hanno la pelle scura: toglierebbero il lavoro ai locali e sarebbero ladri, parassiti e contagiosi. Razzismo, a livelli da Ku Klux Klan, compresi certi cappucci e certi travestimenti, appunto, da animali selvatici con cui braccano loro e chi li difende. La risonanza magnetica Mungiu la sta facendo alla Romania, e confessa che la vera assemblea dove emergeva tutta la superstizione insita nel suprematismo, l’ha vissuta davvero. Attenti quindi: la Transilvania non è lontana…






































