Raffa
di Daniele Luchetti
Vita di Raffaella Pelloni, ragazzina dal padre fantasma che nel dopoguerra italiano da attrice senza fortuna, cantante senza repertorio e danzatrice dalle caviglie fragili, si trasforma in Raffaella Carrà, traccia da sé il suo repertorio, il suo ruolo e la sua immagine, attraversa la televisione e diventa un’icona ai bordi della beatificazione. La career story, 3 ore, tantissimo materiale, attraverso testimonianze chi le fu vicino, lavorò con lei e condivise progetti, cambiamenti, coreografie, canzoni e costumi, ci dice che Raffa, dopo una scalata al successo con esercizi di resistenza e costi umani e psichici, divenne componente fondamentale dell’immaginario nazionale e poi internazionale. Il cervello di Raffa, l’ombelico di Raffa, che a suo tempo mise in crisi la tolleranza della censura, Raffa icona gay liberatoria, Raffa e la tv del dolore e delle lacrime. Forse manca nel susseguirsi dei testimoni una voce di contraltare, uno storico della televisione per sistemare certi passaggi, anche se le dissonanze ci sono, ma trattate senza acrimonia. E poi, serve quando si affronta un’agiografia?





































