Barbie

Dalla valle delle bambole al mondo degli umani e ritorno

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Barbie
di Greta Gerwig
con Margot Robbie, Ryan Gosling, America Ferrera, Kate McKinnon, Michael Cera

Un brutto giorno la bambola Barbie (Robbie) si sveglia nel roseo mondo di Barbieland tra tutte le Barbie e scopre d’avere pensieri di morte, cellulite e piedi piatti. Come una donna normale. E allora, dopo consultazione della Barbie “stramba” passa nel nostro mondo (la California) per capire cosa succede all’umana che gioca con lei. Purtroppo porta con sé, tra i tanti Ken, il suo bambolo Ken (Gosling) che dal mondo umano porta indietro libri sul patriarcato e l’ossessione per i cavalli (che dovrebbero essere cose molto maschili). Nell’ordine si sovrappongono i problemi di una signora che lavora alla Mattel (la casa produttrice di Barbie) e ha problemi con la figlia, dei dirigenti della Mattel di fronte a questa violazione dei confini, il colpo di stato fatto dai Ken nel mondo delle Barbie e l’incontro con la donna che in Mattel inventò Barbie. Si inizia col femminismo, con una riuscita presa in giro dell’inizio di 2001 Odissea nello spazio (bambine che come gli ominidi frantumano le vecchie bambole dopo aver visto il monolito Barbie) e si finisce con lo spiegare che Barbie era nata per migliorare il mondo femminile. Troppe Barbie al fuoco. L’attrice e l’attore sembrano spesso bambolotti, sono carini i balletti e tutto resta come prima dopo troppe spiegazioni e un bel meccanismo (involontario?) di marketing, troppo rosa per essere vero. Molto puritano, molto americano, molto ideologico, molto furba la Gerwig, ma non ha trovato la sintesi.

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