Ci ha fregato per l’ennesima volta. Ancora una volta ci ha fatto affrontare viaggi estenuanti, condizioni climatiche ai limiti – e spesso oltre – la tolleranza (stavolta addirittura ci si sono messi di mezzo un’alluvione e un uragano), ci ha messo di fronte alla solita domanda (“Ma perché alla mia età ancora faccio queste cose?”) e poi ci ha rapiti con la sua musica e con il suo “essere Bruce Springsteen”. Non c’è niente da fare, quando compare sul palco e attacca il primo pezzo, capisci perché sei lì. Ha ragione Massimo Cotto quando scrive che “Vai al concerto di Springsteen non per vedere come sta lui, ma per vedere come stai tu, se sei ancora in grado emozionarti”, è così: Springsteen è il nostro specchio emotivo ed emozionale, è il metro con cui misuriamo la nostra vitalità, è il paradigma esistenziale delle nostre esperienze.
Compri il biglietto un anno prima, fai il piano ferie, eviti tutte le spese superflue e ti metti a contare i mesi, poi i giorni, poi perfino le ore che ti separano dall’evento. Imprechi contro tutto e tutti (e il prezzo è troppo alto, e la location non è adatta, e gli alberghi non ci sono, e via di questo passo) ma poi sei lì in prima fila – ancora una volta – perché non ne puoi fare a meno, perché sai che dal concerto di Bruce uscirai più forte, più convinto di chi sei e, soprattutto, più felice. Già la felicità… un concetto che si lega in maniera inestricabile alla passione e all’emozione, nutrimento fondamentale per vivere questa vita e che Bruce sa darti a piene mani fino in fondo, fino a quell’ultima goccia di sudore che lasci andare. Non c’è mai un limite. Ed è uno scambio assolutamente mutuo e reciproco: tanto noi prendiamo da Bruce, tanto lui prende da noi.
In queste tre date italiane, Ferrara 18 maggio, Roma 21 maggio, Monza 25 luglio, Springsteen ha via via aumentato l’intensità (la qualità è sempre totale) delle sue performance così come il suo pubblico ha alzato il livello delle aspettative, senza peraltro mai rimanerne deluso.
A Ferrara, al di là della immensa emozione di rivederlo dal vivo a distanza di sette anni dall’ultimo tour con la E Street Band (cinque per i più fortunati che lo hanno visto nel monologo di Broadway), Bruce è apparso un po’ giù di voce, inevitabilmente invecchiato e rallentato nei movimenti e nelle canzoni, ma magari arrivarci come lui alla sua età! A Roma ha recuperato la voce e ha dato vita a uno spettacolo che – complice anche uno spazio dalla bellezza mozzafiato – ha colpito per l’intensità: l’attacco con “My Love Will Not Let You Down” e “Death To My Hometown” e poi la splendida “Darkness On The Edge Of Town” ci hanno fatto subito capire che sarebbe stata una serata particolare; infine a Monza, nell’ultima data del tour europeo, Springsteen si è lasciato andare a briglia sciolta, gigioneggiando e ridendo con il pubblico che alla fine lo ha richiamato sul palco per un’ultima e travolgente – come sempre – “Twist And Shout” che ha fatto ballare e gridare a squarciagola tutti i 72.000 partecipanti alla festa, che pure non si erano risparmiati fino a quel momento. Ballavano i ragazzi che vendevano le birre e l’acqua sul prato, quelli del merchandising e dei banchi dei panini, ballavano gli addetti alla sicurezza e i vigili del fuoco, il personale medico e non delle ambulanze (che non sono dovute intervenire, perché tutto è andato bene) e i poliziotti locali. Tutti, nessuno escluso.
E alla fine della performance, quell’urlo “We’ll be back” è stato il migliore saluto che potessimo aspettarci. Perché Bruce è un uomo di parola e sappiamo che tornerà. E infatti già dalla serata del 26 luglio hanno iniziato a circolare delle date possibili (in Italia oltre alla doppia data di San Siro – 1 e 3 giugno- ci sarebbe Napoli) ma per l’ufficialità dobbiamo aspettare ancora un mese circa che hanno già dato il via a una sarabanda di congetture su dove e come andare l’anno prossimo in vacanza.
Ancora una volta, come dicevo all’inizio, Bruce ci ha fregato, perché ancora una volta ci ha fatto capire che bisogna sempre esserci, perché ogni concerto, ogni trasferta, ogni sudata, perfino ogni imprecazione (ma va detto che il tunnel nel Parco di Monza doveva essere gestito in maniera diversa quantomeno aprendo prima il cancello che ci ha fatto passare per l’autodromo) è un’esperienza nuova che ti fa sentire vivo e felice di esserlo, e di questi tempi non è poca cosa. Springsteen è un Artista (la A maiuscola è doverosa) che nonostante i suoi 74 anni, continua a mantenere un livello musicale e di prestazione altissimo, e ad offrire uno spettacolo che non è soltanto un concerto rock ma anche la rappresentazione – la sparo grossa ma è la mia opinione – di un atto d’amore, di passione e di devozione tra un musicista e il suo pubblico. Ed è così non soltanto in Italia o negli USA ma in tutto il mondo. Le foto e i video pubblicati ad ogni tappa di questo tour ci hanno mostrato folle a perdita d’occhio, dalla Spagna alla Norvegia, dall’Irlanda all’Olanda, dalla Germania alla Francia. Bruce Springsteen è veramente patrimonio dell’umanità e come tale va preservato. Perché Bruce non si risparmia mai e non lo ha mai fatto, perché mette il cuore sul palco, ma anche la sua anima con tutte le sue fragilità, perché se è vero che la E Street Band ci ama, è altrettanto evidente e innegabile che tutti noi amiamo Bruce per il suo essere così e per salvarci la vita ogni volta che lo incontriamo.
We’ll be back Bruce, too.. stanne sicuro!







































io non c’ero, ma mi ritengo fortunata ad averlo visto almeno una volta nella mia vita, nel lontano ’88. Grazie per quest’articolo che è una dichiarazione d’amore, tua, mia e di tutti quelli che amano riamati il nostro grande, unico e “vero” Bruce.
Che emozione questo articolo sul Boss, complimenti a Patrizia De Rossi, questo pezzo è un vero atto d’amore per un artista immenso che ha attraversato e attraversa tantissime generazioni che sognano con lui. Grazie!!!
Patrizia concordo su tutto! 25 concerti per me in giro per il mondo, sempre emozioni grandissime,
Bravissima, hai veramente centrato il punto, i concerti di Springsteen sono veramente un’ appuntamento con sé stessi
Bellissimo articolo.
Grazie!
Monica
Vorrei tanto condividerne l’ entusiasmo ma non ci riesco…o per meglio dire non ci riesco più già da qualche anno. Avrei voluto altro dal nostro amico di Freehold ma mi rendo conto che sarebbe impossibile accontentare tutti, me compreso. Però siccome ho amato molto la sua musica e per tanti anni ho ritenuto Bruce figura essenziale nella mia crescita di appassionato credo sia lecito esprimere qualche perplessità, soprattutto sul piano artistico e quindi penso a figure a lui vicino quali John Mellencamp o il vecchio caro Tom Petty, gente che se ne è sempre fregata del business ed è sempre andata per la propria strada, senza per questo compiacere produttori e fans. È questo il Bruce che mi manca…quello che dava alle stampe Nebraska o di proporre l’ operazione Session Band o che avrebbe potuto fare suonare anche l’ ultimo album di cover soul in tutt’ altro modo rispetto a quello che ci ha dato. Solo questo…
Armando