Ieri sera Niccolò Fabi ha chiuso gli appuntamenti musicali del festival Onde Mediterranee di Gradisca d’Isonzo, portando in Friuli il suo SoloTour Estate 2023.
La minaccia di temporale e l’autostrada chiusa per un grave incidente non hanno fermato le centinaia di fan che hanno riempito il Parco del Castello, trasformandolo in una piccola oasi, per un’ora e mezza slegata dal tempo e dal mondo.
Già, un’oasi. Perché come ci si ferma in un’oasi nel deserto per dissetarsi e trovare un po’ d’ombra, così ad un concerto di Niccolò Fabi si va per ristorare la mente e l’anima.
E il fatto che questo live sia spogliato da qualsiasi “aggiunta” musicale, quasi in antitesi rispetto al tour con l’orchestra della scorsa primavera (che pure prevedeva una prima parte in solo), non permette nessun’altra “distrazione”, oltre alla chitarra, al pianoforte e alla voce del cantautore romano.
Le parole di Niccolò
Se è vero quello che si dice, che il pubblico rispecchia l’artista che sta sul palco, i concerti di Niccolò Fabi ne sono la riprova più lampante.
E questa sorta di simbiosi, di scambio profondo, è dovuta ovviamente alle parole delle canzoni del cantautore, che scavano dentro, ma anche a quelle che dice sul palco tra una canzone e l’altra, a volte per “sdrammatizzare”, altre per creare la tensione giusta per la canzone successiva.
Un concetto in particolare, tra quelli espressi ieri sera, dà la cifra dell’umiltà di un artista che negli anni si è conquistato un posto tra i più grandi cantautori di sempre, ma soprattutto dà l’idea dell’uomo: «Tutte le cose che canto e che scrivo non sono delle conquiste raggiunte, ma sono delle prospettive, delle ambizioni che io guardo come importanti. Quindi non vorrei mai che le mie parole vi arrivassero da una sorta di pulpito. Anche se il palcoscenico a volte potrebbe sembrarlo, nel mio caso non lo è».
C’è stato, ovviamente, anche un pensiero per Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio, presenti al concerto: «Sono contento di aver re-incontrato i genitori di Giulio Regeni dopo sei anni dal nostro incontro a Cervignano. Felicissimo di averli incontrati e allo stesso tempo dispiaciuto per il fatto che ci sia ancora il bisogno da parte loro di chiedere la verità. Questo è qualcosa che inevitabilmente caratterizzerà emotivamente questo concerto. Anche presentarsi senza l’aiuto di musicisti accanto o dell’orchestra, fa sì che l’orchestra sia tutto quello che adesso è intorno a me: la vostra presenza, il luogo, i ricordi, le persone che incontro».
Anche nel raccontare le canzoni Niccolò non è mai banale. Per quanto i testi siano chiari e diretti, il suo porre l’accento qua e là sul senso profondo di alcuni brani aiuta a farli entrare ancor più a fondo. Queste le parole di transizione tra Ecco e Vince chi molla: «La canzone che vi ho suonato urla l’incapacità di accettare una separazione che viene vissuta come inaccettabile, violenta, come forse tutte le separazioni non volute. È sempre stato molto difficile per me scegliere una canzone successiva a questa.
Per fortuna diversi anni dopo ne ho scritta un’altra, che apparentemente sembra esserne la negazione, però forse è la sua evoluzione o la sua trasformazione più giusta.
È una canzone che invita a fare esattamente l’opposto di trattenere qualcosa che sta andando via, ad aprire le mani e far sì che questa cosa voli via, lasciarla andare. Rinunciare agli attaccamenti, come qualcosa che inevitabilmente ci porta verso il basso, piuttosto che lasciarsi liberare verso l’alto».
Le canzoni
Un’ora e 40 di musica e parole, per una carrellata di grandi successi, dalle ultime Tradizione e tradimento e Andare oltre, fino a tornare indietro verso È non è, Mimosa, Il negozio di antiquariato, e Lasciarsi un giorno a Roma.
E in mezzo c’è tutto il resto, si potrebbe dire per restare in tema.
Perchè c’è un legame forte tra Niccolò Fabi e il suo pubblico. Una tensione emotiva che lega chi sta sul palco a chi è sotto, uno scambio di energie ed emozioni che raramente capita di vedere ad un concerto.
E così c’è il momento per ascoltare in silenzio, cantando insieme le parole della canzone ma con voce sussurrata, quasi a non voler disturbare chi è accanto. C’è il momento per tenere il tempo con le mani e fare da “orchestra” alla chitarra di Niccolò, e quello per fare addirittura il controcanto, come su È non è.
Un live che rappresenta un’immersione nell’acqua di quell’oasi che è la poetica di Niccolò Fabi, per portarsi a casa magari una borraccia di lacrime versate, ma che vanno a formare un bagaglio importante di emozione, commozione ed empatia: sentimenti quantomai importanti per resistere ai tempi che ci scorrono attorno.
Le prossime date del SoloTour Estate 2023
Per tutte le info sui biglietti consultare questo link.
La scaletta del concerto di Niccolò Fabi a Gradisca d’Isonzo
1. Tradizione e tradimento
2. Una somma di piccole cose
3. Andare oltre
4. È non è
5. Non vale più
6. Ecco
7. Vince chi molla
8. Scotta
9. Filosofia agricola
10. Io sono l’altro
11. Vento d’estate
12. Una buona idea
13. Mimosa
14. Una mano sugli occhi
15. Costruire
16. Il negozio di antiquariato
17. Lasciarsi un giorno a Roma
18. Lontano da me





































