La storia di Milva, l’ultima diva della canzone italiana, nel libro della figlia Martina

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Milva
Milva e il marito Maurizio Corgnati. Archivio Fondazione Insula Felix

Di lei ne parlava esterefatto Alberto Radius che l’aveva avuta nel suo studio in via Capolago per registrare “Milva e dintorni”. Una professionalità così spiccata non l’aveva mai incontrata. Una vita ad altissima tensione, protesa verso il massimo risultato ogni volta che calcava la scena. Una lunga vita da palcoscenico raccontata benissimo da Martina Corgnati nell’avvincente libro “Milva – l’ultima diva” (La Nave di Teseo, 280 pagg. 20€). Lo scorso 17 luglio Milva avrebbe compiuto 84 anni invece sono ormai due anni che manca, ed è uscita di scena quasi contemporaneamente a un altro artista con il quale ha avuto occasione di collaborare a più riprese, a cominciare dall’album “Milva e dintorni” quello di “Alexander Platz”, e siamo nel 1982, quando Milva convoca giornalisti per la presentazione in uno dei ristoranti esclusivi di Milano, nei pressi di Piazza 5 giornate. Battiato gli cuce addosso un altro album, “Svegliando l’amante che dorme” (1989),  e poi “Non conosco nessun Patrizio” (2010), quando Milva comincia ad avere qualche problema di salute, ma vorrà fortemente chiudere la carriera con un altro album insieme a Battiato. Stavolta da registrare in via dei Fontanili da Pino Pinaxa, poi la presentazione in Universal dove riesco a farmi scattare una foto con lei, avvisandola che ero stato in sala di incisione ad ascoltarla mente incideva le canzoni. Lei gentilissima. Un ricordo che rimane, che aiuta a sentire Milva comunque diva, ma molto umana. È bravissima la figlia Martina a scorrere le tappe della sua vita umana e artistica. Si parte dal nome di battesimo che il parroco ha voluto cambiare in Maria Ilva, ma Milva diventa da subito il suo nome, non assecondato perché un santo protettore non l’avrebbe avuto. Bambina difficile si dice, con tanti capelli, e piange perché vuole sempre stare in braccio a mamma Noemi che lavora con la macchina da cucire, ma sa preparare tortellini e maltagliati con fagioli che piacciono tanto al marito Mimi. Un legame famigliare molto forte tra loro, presto sarebbe arrivata Luciana, una sorellina per Milva. La passione per il canto di romanze della madre porta Milva ad avvicinarsi a quel mondo, prendendo le prime lezioni di canto a Goro dove è nata, da Palmiro Maestri ed è a undici anni che si esibisce per la prima volta cantando tra l’altro “Un bel dì vedremo” di Puccini da “Madama Butterfly”. Non è una zona ricca quella di Goro, soggetta anche a inondazioni come avviene nel 1951 e poi nel 1958, quando Milva è in collegio a Bassano del Grappa dalle suore, dove inizia a conoscere meglio il canto e la musica sotto la spinta e la benevolenza di suor Giannina. È ancora alle elementari ma qualcosa gli dice che quella è la sua strada. Poi viene tempo di tornare a casa dove entra in contatto con le orchestre, quella che gli fornirà la possibilità di guadagnare i primi quattrini è la Jader. Il lavoro scarseggia per i genitori che sono costretti a vendere casa e si trasferiscono in un primo momento a Firenze, ma subito dopo a Bologna, più vicina a Goro e quindi favorevole al padre nel suo lavoro con il commercio del pesce. Milva che si avventura a Riccione, nella terra del liscio, comincia a esercitarsi con il mondo vero dello spettacolo, incontra il manager Savino’s che gli toglie quell’aria paesana che portava in giro e la veste come una Audrey Hepburn, la fa partecipare a qualche concorso come quello di Montecatini nel 1957 e l’anno dopo a un concorso di voci nuove che passa attraverso la Rai e che avrà la fase finale a Trieste nel 1959: Milva è tra le vincitrici. Alla Rai di Torino viene chiamata a partecipare alla trasmissione “Canzoni alla finestra”, ed è qui che incontra per la prima volta Maurizio Corgnati, una ventina d’anni più avanti, ma qualcosa scatta e tra i due inizia una relazione importante che culminerà nella nascita di Martina. Corgnati è un uomo di cultura raffinata in una Torino dove nasce l’Einaudi, le università dove insegnano Eco, Bobbio, Sanguineti, Ceronetti e Arpino. Nel 1960 Milva canta “Milord”, già interpretata da Edith Piaf, con testo di George Moustaki, dopo che è stata a Parigi per cantare con Gilbert Becaud. Corgnati la indirizza verso le scelte e soprattutto la porta a diventare sempre più elegante, ad assumere caratteristiche stilistiche senza sbavature. È così che arriva al primo Festival di Sanremo 1961 in coppia con Gino Latilla per cantare “Il mare nel cassetto”, una delle sue canzoni più conosciute. Arriva quarta, ma quel titolo servirà anche a Battiato quando nel 1981 farà uscire il suo capolavoro “La voce del padrone”, lo inserisce nel brano “Cuccurucucu”. A Sanremo del ’62 Milva è presente addirittura con due canzoni in gara, con “Tango italiano” arriva seconda.  Ormai è un successo dietro l’altro, ma sarà Corgnati a farle fare un altro passo in avanti con un album doppio dedicato alle canzoni popolari arrangiate da Gino Negri. Milva ha tempo di partecipare a una trasmissione televisiva, e una tournée in Giappone con Claudio Villa, quindi rimane incinta. Martina nasce a Torino, è gracile, ma Milva è già pronta a tornare sulle scene, cominciando da una impegnativa torurnée in Argentina.

Milva e la figlia Martina a Tokyo. Archivio Fondazione Insula Felix

A Milano Milva incontra Massimo Gallerani, di sette anni in meno, scatta subito qualcosa. L’album “Libertà” del 1975 riporta gli arrangiamenti di Gino Negri, le canzoni sono tutte impegnate e la posizionano senza riserve nella parte a sinistra, al punto che Enzo Jannacci si occuperà di lei e le farà cantare “La rossa”. Milva che conquista Strehler dedicandosi sempre più al teatro con “Canzoni tra le due guerre”, “Diario dell’assassinata”, “Orfeo all’inferno”. Cantando “Lili Marleen” conquista il pubblico tedesco con dischi arrangiati da Vangelis. Da Amburgo a Berlino è un susseguirsi di acclamati concerti. Dopo “La rossa” dell’80 arriva Franco Battiato con “Milva e dintorni”. Sarà Massimo Gallerani a farglielo scoprire. Sulle prime lei scarta l’idea, ben più avanti negli anni di Alice pensa, e invece tra i due funziona. Battiato gli cuce addosso il successivo “Svegliando l’amante che dorme” (1989) e poi “Non conosco nessun Patrizio” (2010), quando Battiato è ancora nel pieno della sua espressività artistica. Tante altre cose realizzate tra un album e l’altro e Martina Corgnati è bravissima nell’affrontare ogni svolta stilistica e umana di mamma Milva, che nel frattempo ha iniziato ad apprezzare il suo lavoro nell’arte. Un libro scritto bene, con un bell’inserto fotografico che mostra Milva nelle varie fasi della sua vita, una storia avvincente la sua, quella di una delle nostre migliori cantanti di sempre. 

  

Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati & Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. È promotore con Pino Massara e Alfredo Tisocco della prima ristampa in cd di tutti gli album di Battiato usciti negli anni Settanta. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa a L'Enciclopedia del Rock Italiano - Arcana e Dizionario Pop Rock - Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018), Che musica a Milano (Editrice Zona, 2014 - nuova edizione Editrice Zona, 2023), Cose dell'altro suono (Arcana, 2020) , Battiato - Incontri (O.H., 2022), Gianni Sassi la Cramps & altri racconti (Arcana, 2023), Franco Battiato - All'essenza (Mondadori, 2025)

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