Kursk
di Thomas Vinterberg
con Colin Firth, Léa Seydoux, Matthias Schoenaerts, Max von Sydow, Michael Nyqvist
Il 12 agosto 2000 il sottomarino nucleare K-141 Kursk della flotta russa del Nord affondò nel mare di Barents con più di cento marinai durante un’esercitazione. Questo in sostanza è il film. L’ha girato nel 2018 Thomas Vinterberg, fondatore del Dogma con Lars Von Trier, autore di Festen e dell’interessante Ultimo giro. Come sceneggiatore ha chiamato Robert Rodat (Salvate il soldato Ryan e Il patriota) che ha lavorato sul libro di Robert Moore A Time to Die. Il film è così suddiviso: la vita non invidiabile delle famiglie dei marinai a terra, la conferma che nessuno aveva fatto i dovuti controlli e la manutenzione di un sommergibile con testate nucleari, l’esplosione dei siluri in pancia al sommergibile, il calvario dei sopravvissuti sul fondo, l’impossibilità di aiutarli perché anche i batiscafi che potevano raggiungerli erano malmessi, il rifiuto della marina russa di lasciarli salvare dalla marina inglese per motivi di segretezza, la rabbia dei parenti. Tutto in apparenza troppo lineare per un regista come Vinterberg. O ci sfugge qualche finezza di sottrazione, o era un lavoro intermedio con cast internazionale rimasto fermo per mancanza di distribuzione negli anni del lockdown e richiamato per la guerra tra Russia e Ucraina.





































