La cornice è di quelle sicuramente più che mai estive, il bagno Peter Pan di Marina di Ravenna, dove è cominciata col botto la nona edizione dell’Under Fest, portando sul palco come main event della serata di esordio un vero e proprio pezzo di storia della musica rap italiana come Tormento.
Già dal saluto personalmente vivo la sensazione di un cerchio che si chiude: in quel cinque scambiato con Torme torno con la mente a quando quasi trent’anni fa quando, entrambi giovanissimi, ci scambiammo un cinque sotto il palco del Palladium di Roma dove i Sottotono aprivano il concerto di Warren G.
Di tempo ne è passato sicuramente tanto, ma in tutti questi anni Tormento non ha smesso di studiare e di evolversi come rapper e come artista in generale. In una kermesse come quella dell’Under Fest, che vuole celebrare il rap in tutta la sua storia ed evoluzione, non poteva esserci un nome migliore per l’inaugurazione.
Prima del concerto abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Tormento per una breve intervista.
Quanto è cambiato il rap negli anni?
Questo suono è cambiato molto. Il rap è un linguaggio talmente immediato e diretto che non puoi trasformarlo in qualcosa di diverso. Noi cercavamo nei pezzi americani e nelle loro melodie, concentrandoci sulla ricerca. Adesso invece molti ragazzi cercano un risultato ed un prodotto diretti che arrivino nell’immediato, invece di scavare in profondità nel processo creativo.
Noi studiavamo molto i dischi del passato per capire da dove campionare e come ottenere un suono migliore. Oggi questa cosa si è un po’ persa. C’è un po’ la sensazione che molti non hanno proprio voglia di ascoltare ciò che non hanno vissuto, e questo è un gran peccato. C’è anche da dire che i media hanno un po’ distrutto la cultura hip hop a suo tempo, ed anche per questo è difficile aspettarsi che i giovani di oggi vadano a cercare nel passato.
E il tuo cambiamento, invece, com’è stato?
Ho cercato di sposare ogni progetto che mi si presentasse davanti vivendolo come una sfida. Un’occasione per evolvermi e apprendere qualcosa, cercando comunque di rimanere sempre fedele al mio timbro e al mio modo di essere.
Negli ultimi anni ti sei lanciato in progetti paralleli alla musica, come il libro RapCiclopedia ed il podcast Sotto effetto, per Radio Deejay, insieme a tanti ospiti del mondo hip-hop.
È stato un super lavoro, molto difficile ma altrettanto stimolante, ed è stato per me come chiudere un cerchio. Devo dire che è stata un’esperienza che mi ha insegnato tantissimo, soprattutto a livello umano più che a livello di business.
Il progetto Sottotono continuerà, dopo la reunion con Fish?
In realtà bisognerebbe chiedere al pubblico se vuole un nuovo capitolo dei Sottotono. Se da un lato abbiamo avuto un grandissimo riscontro dagli artisti, che erano entusiasti di lavorare con noi, anche quelli che erano in una fase altissima della loro carriera, dall’altro lato il riscontro del pubblico è stato molto minore rispetto a quello che ci aspettavamo.
Con Fish abbiamo tanti progetti in cantiere, ci vediamo spesso e prepariamo anche dei live, quindi sicuramente non ci fermeremo.
Il concerto
Dopo la chiacchierata arriva il momento di salire sul palco. L’habitat naturale di Tormento, dove mette in scena una di quelle esibizioni che fanno infiammare il pubblico che ama queste sonorità e questo flow.
Un viaggio lunghissimo nella carriera del rapper, accompagnato sul palco anche dal figlio Matteo. Il live ha spaziato dai pezzi con cui Tormento si è affacciato al grande pubblico, come La mia coccinella o Tranquillo, toccando ovviamente i capitoli storici della sua carriera, fino a pezzi più recenti come Acqua su Marte. Proprio a riguardo di quest’ultimo brano, il rapper ha voluto sottolineare che, oltre al feat. d’autore di J-Ax, la produzione è stata curata da tre ragazzi che di lì a poco avrebbero conquistato i palcoscenici mondiali con lo pseudonimo di Meduza.
Sul ritmo trascinante di pezzi come Mi piaci o A fuoco, il pubblico sembrava essere un tutt’uno con il palco, e tutti i presenti hanno partecipato per oltre un’ora senza fermarsi un secondo, trascinati dalle sonorità e dal ritmo dei brani.
Un pensiero speciale, ovviamente, Tormento lo ha dedicato al suo grande “brodie” Primo Brown, la cui voce riecheggiava nelle casse mentre con un dito puntato al cielo gli mandava il suo personale saluto.
Un concerto che chiunque ami la musica rap avrebbe dovuto vedere: una sorta di masterclass su cosa è e come si è evoluta la musica rap in Italia.





































