Dalla Sicilia a Milano con «Troppo caldo all’improvviso», l’album d’esordio di Nòe

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Nòe

Un’estate di concerti per Nòe, all’anagrafe Noemi Cannizzaro da Menfi in provincia di Agrigento. L’abbiamo incontrata durante una serata di “Che Musica a Milano” a Il Sotto di Arlati. Era l’occasione della presentazione del “Dizionario di cantautori e cantautrici del nuovo millennio” di Michele Neri, dove nella stessa serata si sono esibiti Gabriella Martinelli, Sara Loreni, Francesca Incudine, Pierdavide Carone, Lumi e Giuliamei. Una ventata di aria nuova dove ciascuno ha rappresentato il suo mondo. Quello che ha impressionato è che esiste una schiera di musicisti che fa a meno dell’auto tune ormai imperante e irrinunciabile per la gran parte degli artisti di nuova generazione. E invece abbiamo ancora bisogno di un’anima soul, di un canto che sia vero, che mostri anche delle crepe, che poi sono i sussulti del cuore, e quando arrivano ben si riconoscono. Nòe quella sera ha fatto ascoltare un paio di brani dal suo nuovissimo album “Troppo caldo all’improvviso” e come gli altri intervenuti ha mostrato una capacità di espressione davvero apprezzabile. Un uso della voce particolare, perfino sensuale in alcuni passaggi. Sono otto i brani dell’album uscito per Freecom, con la produzione di Fabio Gargiulo, già attivo con La Rappresentante di Lista, Francesca Michielin, Motta, Arisa, un melting pot di classica ed elettronica: la banda di paese, il folklore mediterraneo, la chitarra classica, gli archi, i beat, la 808, i synth e le chitarre distorte. Registrato presso Yellow Rabbit Studio di Milano, mixato e masterizzato da Sabino Cannone presso il Morevox Studio di Milano, pre prodotto da Rarde, con i seguenti musicisti: Antonio Diotallevi (contrabbasso), Danilo Florio (violino), Francesco Pomiero (chitarra classica ed elettrica), Massimo Sciannamea (piano e synth), Fabio Gargiulo (chitarra elettrica, synth).  Tra il 2020 e il 2021 Nòe vince il premio Musica da Bere e il Premio Buscaglione, già prima si è aggiudicata altri riconoscimenti, a cominciare dal Premio Bianca D’Aponte nel 2017 dove ha portato la canzone “Manifesto di un giorno x”. Le sue esibizioni live hanno visto palchi come Casa Sanremo, Musicultura, Reload Festival, Indiemood, X-Factor e altri. Abbiamo raggiunto Nòe in una delle pause del tour estivo e ci siamo fatti raccontare qualcosa in più riguardo il suo disco e i suoi desideri.

Allora Nòe, un primo album per raccontare il tuo mondo, quale
Intanto va detto che è un progetto discografico che ho sviluppato prima del Covid, ma per vari motivi non è stato possibile arrivare alla realizzazione prima di quest’anno. Un disco che riflette  il mio essere, con un velo di tristezza, ma anche purezza e paura. Di sicuro so che la musica mi sa indicare la via, infatti in un brano dico che la musica ci salva, ci porta in un altro mondo, come se vivessi in un altro spazio tempo dove mi sento veramente me stessa, libera e in pace, poi quando torni al mondo reale avverto pensieri che pesano. 

Paura?
Sì, è il titolo di uno dei brani. La sento. Ho scelto questo tipo di lavoro che implica alcune incertezze e la paura appare. Paura di sbagliare, di fallire, perché non ho una pianificazione come può essere quando lavori per un’azienda. Ogni giorno devo pensare a come dare corso al mestiere di artista, organizzarmi e fare programmi. Non è una vita semplice. 

E così è difficile pensare a un figlio? Ne hai fatto una canzone.
L’ho intitolata “Farei anche un figlio”, ma sarà che non ho un grande ottimismo per come vanno le cose e infatti dico come fai poi a dirgli che il mondo fa schifo. È il brano uscito in anteprima come singolo. Poi sono seguiti “Diamanti” e “La paura”. 

Con “Non riesco più a parlare” cosa intendi?
È la canzone da cui nasce il titolo dell’album, mi rappresenta in pieno, perché sono una persona molto emotiva e quando sto vivendo certe sensazioni mi blocco, avverto un cambio di temperatura, passo dalla sudorazione a pelle d’oca, questo caldo all’improvviso mi blocca e arriva a non farmi parlare.

È una canzone che ti riguarda da vicino “Come faceva mio papà”?
No, mio papà è ancora con me, mentre questa è una trasposizione di una storia che mi è stata raccontata, ma nella canzone la vivo in prima persona. 

Quanto ti manca la Sicilia?
Lo esprimo bene con “Scirocco” dove ho realizzato anche un video caricato su you tube. Ci sono tutti i ricordi di casa, di quando mio padre mi chiamava mentre io ero rinchiusa nella mia stanza con il pianoforte. Rimanevo tutto giorno a suonare e mio padre mi chiamava per la cena. Ho sempre avuto una certa ritrosia a farmi ascoltare, ho bisogno della mia intimità senza farmi ascoltare dagli altri. Ho nostalgia del mare, del scirocco, e della sabbia che portavo a casa. Quando ero in Sicilia volevo venire a Milano e quando sono a Milano mi manca la Sicilia, mi manca la mamma. 

A proposito: gli dedichi un’intera canzone, come l’ha presa?
Ho voluto rinnovargli il mio amore, l’ho intitolata “Sofia Loren”, perché se potessi tornare indietro gli starei più vicino. Lei si è emozionata e mi ha rassicurato.

Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati & Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. È promotore con Pino Massara e Alfredo Tisocco della prima ristampa in cd di tutti gli album di Battiato usciti negli anni Settanta. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa a L'Enciclopedia del Rock Italiano - Arcana e Dizionario Pop Rock - Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018), Che musica a Milano (Editrice Zona, 2014 - nuova edizione Editrice Zona, 2023), Cose dell'altro suono (Arcana, 2020) , Battiato - Incontri (O.H., 2022), Gianni Sassi la Cramps & altri racconti (Arcana, 2023), Franco Battiato - All'essenza (Mondadori, 2025)

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