Compie 80 anni quel “dannato camaleonte” di Robert De Niro

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Robert De Niro

Oggi compie 80 anni Robert De Niro. Pochi altri attori, come lui, hanno lasciato un segno profondo nella storia del cinema.

Quando, a metà degli anni ’60, nasce il movimento della New Hollywood grazie a un insieme di autori in grado di rinnovare l’ormai stantio cinema americano con storie di strada e di denuncia, si sente anche la necessità di trovare nuovi attori che fossero in grado di far prendere vita a nuovi personaggi, più veri, più realistici e più simili all’uomo medio.

Insieme a giovani registi come Scorsese, Coppola, De Palma, Cimino e molti altri arrivano anche interpreti pronti a intraprendere il rinnovamento: Al Pacino, Gene Hackman, Dustin Hoffman, Meryl Streep, Diane Keaton, Sally Field sono solo alcuni esempi. Tra loro però c’è soprattutto Robert De Niro. La definizione più azzeccata per descrivere l’attore viene probabilmente data nel 1987 sul set de Gli intoccabili dal regista Brian De Palma, che lo definì davanti alla stampa come “un dannato camaleonte”. Ed è proprio De Palma a portare per la prima vota su un set De Niro nel 1963 in Oggi sposi, che verrò però distribuito soltanto nel 1969, dopo un altro film della stessa accoppiata, Ciao America! (1968).

Robert De Niro, figlio d’arte di genitori dediti alla poesia e alla pittura, si dà alla recitazione giovanissimo e diventa uno degli allievi di punta dell’Actors Studio di Lee Strasberg e Stella Adler, seguendo il famoso metodo Stanislavskij, che gli permetterà di imparare a immergersi totalmente dentro le psicologie dei personaggi.

Celebre il suo lavoro sull’antieroe di Taxi Driver, Travis Bickle, per cui ha assimilato un marcato accento del Midwest, per renderlo più credibile, e di fatto acquisito realmente la licenza di guida pubblica, facendo il tassista per un mese in turni di 12 ore al giorno. Per New York, New York ha imparato davvero a suonare il sax e per Toro scatenato si è prima costruito un fisico da vero pugile, combattendo sul ring, e poi è ingrassato trenta chili per dar vita alla versione ormai decaduta dell’ex campione Jake LaMotta. Una dedizione che l’ha portato ad essere protagonista di alcuni veri capolavori, termine qui assolutamente non abusato, della storia del cinema.

Robert De Niro

Anni ‘70

In questa straordinaria decade Robert De Niro, più forse di altri suoi colleghi, azzecca una serie di film che lo porteranno ad essere l’attore più importante di quel periodo, grazie sicuramente anche allo sguardo visionario di alcuni grandi registi.

Brian De Palma lo presenta all’amico Martin Scorsese, che aveva bisogno di un attore in grado di interpretare lo scapestrato Johnny Boy nel film quasi autobiografico Mean Streets (1973). Ambientato nel quartiere di Little Italy a New York, tra mafia e violenza di strada, Robert De Niro ruba la scena al protagonista Harvey Keitel con un ruolo ricco di sfumature rese speciali proprio dalla mimica e gestualità che lo caratterizzeranno in seguito per diverse performance. Con questo film nasce anche la profonda amicizia tra l’attore e Scorsese che a oggi hanno già dieci collaborazioni fatte insieme.

Mean Streets

Un anno dopo Francis Ford Coppola lo chiama per interpretare il giovane Vito Corleone ne Il padrino – Parte II. I due si erano già conosciuti ai provini per il ruolo di Sonny ne Il padrino e Coppola stava per assumerlo, ma il capo della Paramount, Robert Evans, impose James Caan, che comunque se la cavò egregiamente. Il padrino – Parte II non solo diventa un grande successo commerciale, ma la critica di tutto il mondo lo definirà per alcuni aspetti anche migliore del primo.

L’interpretazione di Robert De Niro è eccezionale e vince il suo primo Oscar come miglior attore non protagonista. Il film ottiene anche altre cinque statuette tra cui Miglior Film e Miglior Regia.

Il padrino - Parte II

Nel 1975 è sul set di due film fondamentali: Novecento di Bernardo Bertolucci, ambientato in Italia, e Taxi Driver, che vede gran parte delle scene girate nei weekend e durante le pause del kolossal italiano. Novecento annovera un cast di tutto rispetto che vede anche Burt Lancaster, Gerard Depardieu e Donald Sutherland.

Le riprese vengono effettuate tutte in Emilia, regione natale di Bertolucci, risultando particolarmente complesse e costose. Ne viene fuori un film di 5 ore e 20 minuti, diviso in due atti, che rischia di non vedere mai le sale cinematografiche a causa dell’accusa di oscenità e blasfemia, fatta dal pretore di Palermo, che ne blocca l’uscita. Fortunatamente il tribunale la pensò diversamente ed il film ebbe il suo meritato successo nei cinema italiani, ma non in quelli americani, dove uscì in una versione ridotta a 4 ore.

Durante il periodo in Italia Robert De Niro bazzica una base militare nel nord, frequentata da alcuni ragazzi del Midwest, così da poter preparare al meglio il personaggio di Taxi Driver. Il risultato lo porta a quella che viene considerata una delle sue migliori interpretazioni ed è un grande successo internazionale. Vince la Palma d’Oro come miglior film al festival di Cannes e nel tempo diventa il cult che tutti conosciamo.

La New York degradata vista dagli occhi del tassista Travis Bickle è l’esatto opposto della Hollywood anni ‘30 che vive il produttore Monroe Stahr, il protagonista interpretato da De Niro ne Gli ultimi fuochi (1976), del controverso regista Elia Kazan.

Il film non ebbe successo per via forse di una sceneggiatura non all’altezza o forse proprio a causa del passato del regista, mal visto da moltissimi professionisti di Hollywood per aver tradito i suoi colleghi negli anni ‘50, accusandoli di appartenere al partito comunista e facendoli entrare nella famigerata lista nera. Nonostante tutto il film ha diverse scene memorabile, una su tutte quella in cui De Niro spiega il segreto del cinema usando una monetina.

Arrivano poi altri due opere indimenticabili. New York, New York (1977), diretto dall’amico Scorsese e interpretato da una strepitosa Liza Minnelli, e Il cacciatore (1978) di Michael Cimino.

Il primo inizia nel 1945 e racconta la turbolenta storia d’amore tra il sassofonista Jimmy e la cantante Francine, abbracciando un paio di decenni dell’America postbellica. Scorsese si ispira a grandi classici del passato con tagli di luce da vecchia Hollywood, sfondi scenografici disegnati e coreografie musicali, allontanandosi totalmente dal suo stile realistico. Al botteghino fa ingiustamente flop, ma fa entrare nella storia la canzone New York, New York, grazie soprattutto all’esecuzione della Minnelli. Come spesso accade verrà rivalutato in seguito, ma l’insuccesso porta il regista a dichiarare l’abbandono al cinema.

Il cacciatore invece ha tutto un altro percorso. Il geniale regista Michael Cimino racconta, con ritmi molto personali, una storia di amicizia ambientata in una triste cittadina della Pennsylvania in cui dei giovani operai decidono di partire per la guerra in Vietnam con la volontà di fare il loro dovere per il paese. I traumi nella giungla vietnamita provocheranno la distruzione delle loro vite personali e l’abbandono di ogni tipo di sentimento.

Robert De Niro a quel tempo era già una star e disse la sua riguardo ad alcuni dettagli sulla produzione convincendo il regista ad assumere l’allora semi sconosciuta Meryl Streep e il suo compagno John Cazale, all’epoca malato terminale. Entrambi gli attori diedero più forza al film con le loro interpretazioni e Bob ne ricavò ancora una volta un ruolo memorabile. Il cacciatore vinse cinque meritatissimi Oscar e alcune scene sono ormai nella leggenda grazie proprio al cast, su cui probabilmente primeggia un giovanissimo Christopher Walken.

Alla fine degli anni settanta, a causa del fiasco di New York, New York, Scorsese comincia a fare abuso di alcol, cocaina e Quaalude. Entra quasi in overdose e viene ricoverato in una clinica per disintossicarsi. Robert De Niro va a trovarlo e gli propone un’idea sulla storia drammatica del pugile Jake LaMotta, convinto che solo la sua regia potrà farne un fantastico film. Sarà il grande ritorno di Martin Scorsese.

Anni ‘80

Toro scatenato (1980) è la storia di Jake LaMotta, un pugile che aveva tutto e ha perso tutto solo a causa di sé stesso. Forse Scorsese si ritrova in quest’ascesa e declino di un uomo debole e schiavo delle sue stesse paure (gelosia, fallimento) e realizza il suo film più bello e maturo. Un vero “dipinto” in bianco e nero che già dal rallenty nei titoli di testa, sulle note dell’intermezzo della Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, ci trasporta in un alternarsi di poesia estetica e di violenza.

Qualcosa di unico reso tale dal grande lavoro di preparazione di De Niro che ha affrontato il ring grazie proprio alla guida del vero Jake LaMotta, trasformando il suo corpo come quello di un pugile scolpito e ingrassando poi trenta chili per trasformarsi nel personaggio ormai vecchio e solo. De Niro durante la preparazione ha addirittura combattuto tre veri incontri a Brooklyn vincendone due, ma soprattutto vince il suo secondo Oscar, questa volta come attore protagonista. Con lui sul set c’è anche Joe Pesci, al suo primo ruolo importante. Insieme lavoreranno in altri tre film di Scorsese.

Il decennio continua con un dramma/thriller ambientato nel mondo della chiesa, L’assoluzione (1981), con Robert Duvall. L’anno dopo torna a farsi dirigere da Martin Scorsese nella commedia amara Re per una notte. Un altro gioiello del grande regista che vede un altro antieroe (De Niro) che sogna di diventare un comico di successo e per attirare l’attenzione rapisce il suo idolo, interpretato da un efficace Jerry Lewis in un ruolo davvero atipico. Questo film e Taxi Driver saranno la principale fonte di ispirazione per il film della DC Comics Joker (2019), a cui partecipa anche De Niro in un ruolo simile a quello di Jerry Lewis.

Re per una notte

Arriva poi nel 1984 C’era una volta in America. Sergio Leone realizza il suo ultimo film usando proprio De Niro, all’epoca una vera star del cinema mondiale, e lo immerge in una storia di amicizia e gangster che rimbalza tra il 1918 e il 1968, concentrando la parte principale negli anni ‘30, sullo sfondo del proibizionismo. Le riprese durano quasi un anno e il grande lavoro di Leone oggi risulta un capolavoro.

All’epoca però non andò come previsto. La versione originale di 3 ore e 49 minuti andò molto bene in Europa, ma quella americana di 2 ore e 19 minuti fu un disastro. Il produttore Arnon Milchan non solo la accorciò, ma eliminò anche la struttura in flashback/flashforward che caratterizzava il film e lo rimontò in ordine cronologico. Una vera schifezza che perse tutta l’idea poetica voluta da Leone.

Bob continua a lavorare con una media di uno o due film all’anno. Torna sul set con Meryl Streep e con il regista de L’assoluzione, Ulu Grosbard, nel romantico Innamorarsi (1984). Una storia più o meno banale, ma che grazie all’affiatata coppia di attori e a una regia di classe funziona alla perfezione.

In seguito De Niro dipinge in modo magistrale il mercante di schiavi Rodrigo Mendoza, che dopo aver ucciso il fratello in un duello viene travolto dal rimorso e diventa missionario per salvare gli indios nel Sud America del 1750. Il film è Mission (1986), è interpretato anche da Jeremy Irons, ha una delle colonne sonore più belle di Ennio Morricone e ha vinto la Palma D’oro al Festival di Cannes.

L’anno prima e l’anno successivo a Mission Bob si ritaglia due piccoli ma fondamentali ruoli nel bellissimo e dispotico Brazil di Terry Gilliam, dove interpreta un tecnico clandestino dell’area condizionata, e nel riuscito horror Angel Heart – Ascensore per l’inferno, con Mickey Rourke, in cui veste i panni di un certo Louis Cyphre, nome che dice già tutto.

Poi arriva un favoloso personaggio marginale, ma assolutamente da ricordare, ne Gli Intoccabili. I protagonisti sono i poliziotti Kevin Costner e Sean Connery, che negli anni trenta danno la caccia uno dei più grandi criminali della storia, Al Capone.

De Niro non ha fatto in tempo a trasformare realmente il suo fisico come in Toro Scatenato perché ingaggiato troppo tardi (inizialmente il prescelto era Bob Hoskins), ma per interpretare Al Capone si è avvalso di una protesi e di cuscini sotto i vestiti. Ne viene fuori un personaggio sopra le righe, malvagio, schizofrenico e assolutamente indimenticabile. Credo che siano in pochi a non ricordare la famosissima battuta recitata da De NiroSei solo chiacchiere e distintivo!…”. Dietro la macchina da presa il regista che l’ha praticamente lanciato, Brian De Palma, che qui firma sicuramente uno dei suoi più grandi successi commerciale.

Gli intoccabili

Chiude gli anni ottanta con una serie di film, alcuni di successo o comunque degni di nota come la spassosa commedia poliziesca Prima di mezzanotte (1988) e il sottovalutato dramma sui reduci del Vietnam Jacknife (1989). Deludente è invece il remake di Non siamo angeli (1989) con Sean Penn.

Anni ‘90

Decennio esagerato dal punto lavorativo per De Niro, con film anche di livello altissimo. Parte subito bene perché dopo l’accettabilissima love story operaia di Lettere d’amore (1990), con Jane Fonda, arriva uno dei film più importanti della cinematografia di Martin Scorsese, Quei bravi ragazzi (1990).

In questo gangster movie dal ritmo forsennato vediamo per la prima volta quelle evoluzioni registiche che diventeranno il marchio di fabbrica di molti lavori come Casinò e The Wolf of Wall Street. Scorsese cambia il linguaggio e la tecnica, usa un giovane attore con cui non aveva mai lavorato prima, Ray Liotta, vuole al suo fianco Joe Pesci, ma il vero mattatore del film è Robert De Niro, che sembra solo apparentemente rimanere un po’ in disparte. Qui è infatti un criminale irlandese che insegna il “mestiere” al nuovo arrivato (Liotta) e cerca di tenere a bada la violenza distruttiva del personaggio di Joe Pesci, pur accompagnandolo nei vari omicidi.

Il lavoro di De Niro è talmente convincente dal punto di vista fisico che uno stunt-man finirà all’ospedale dopo aver preso i suoi calci, mentre nel contempo con le sue caratteristiche smorfie riesce a trasmettere più paura che mai. Memorabile la scena al rallenty in cui guarda la sua prossima vittima con in sottofondo Sunshine of Your Love dei Cream.

Quei bravi ragazzi

Sempre quell’anno esce il film che porta Bob alla sua quinta nomination agli Oscar, Risvegli. Per il ruolo di un paziente catatonico che grazie a un nuovo farmaco ritrova lentamente la vita, frequenta per più di sei mesi un ospedale ad osservare i malati e si informa costantemente con vari medici per dare il massimo al suo personaggio. Nel film c’è anche un bravissimo Robin Williams, già amico e compagno di notti “balorde” di alcol e droga. Erano infatti insieme alla festa in cui John Belushi si fece la famosa dose di speedball che gli tolse la vita.

Risvegli

Tra le opere importanti degli anni novanta è sicuramente da ricordare Cape Fear – Il promontorio della paura (1991), sempre di Martin Scorsese e sempre con una minuziosa trasformazione fisica che lo porta a diventare un concentrato di muscoli, grazie al duro lavoro con un personal trainer che gli riduce la massa grassa del corpo al solo 4%, e a un lavoro dentale notevolmente costoso. De Niro decise infatti di farsi limare i denti per dare al cattivo del film, che perseguita la famiglia di un avvocato per vendetta, delle sembianze quasi luciferine. Di nuovo un’altra candidatura agli Oscar.

Cape Fear

Subito dopo due lavori più o meno da ricordare come il discusso Lo sbirro, il boss e la bionda (1993) e Voglia di ricominciare (1993), c’è la sua prima regia per Bronx (1993). Tratto da una pièce teatrale, che De Niro vide fare dal suo stesso autore Chazz Palminteri, è una tipica ma onesta storia di formazione in cui un ragazzino non sa se prendere la strada del crimine o quella dell’onesto cittadino. De Niro si ritaglia il ruolo secondario del bravo padre di famiglia, mente Palminteri è l’affascinante gangster protagonista e anche sceneggiatore. Un buon successo che ancora oggi funziona benissimo.

Bob diventa addirittura il mostro nel famoso Frankenstein di Mary Shelley (1994), diretto da Kenneth Branagh, e poi torna a fare il malavitoso ebreo per Scorsese in Casinò (1995). Altro grande film del “maestro” che racconta il dietro le quinte del gioco d’azzardo a Las Vegas in maniera magistrale e ipnotica. De Niro come sempre grande, e qui mai sopra le righe, bravissimo Joe Pesci e grandi lodi soprattutto a una sorprendente Sharon Stone nel ruolo forse più bello della sua carriera, che le sembra cucito addosso.

Casinò

Sempre del ‘95 è in uno dei film più belli del decennio, Heat – La Sfida, capolavoro di Michael Mann che vede il nostro Bob interpretare un rapinatore professionista esperto nel prosciugare le banche in modo sicuro e senza morti. Purtroppo qualcosa va storto e il poliziotto Al Pacino gli dà una caccia senza tregua. All’azione si alternano le vite private dei vari personaggi con le loro sfumature e debolezze, senza mai eccedere con il sentimentalismo forzato e la violenza.

I due attori principali sono di nuovo insieme dopo Il padrino – Parte II, ma questa volta in un’occasione hanno un vero faccia a faccia. Assolutamente indimenticabile quella che ancora oggi viene ricordata come una delle sparatorie più belle della storia del cinema che arriva a metà circa del film, con i rumori delle armi volutamente accentuati e rimbombanti tra le vie di Los Angeles.

Ci sono poi i piccoli ruoli in Sleepers (1996), La stanza di Marvin (1997), con Leonardo DiCaprio per la seconda volta dopo Voglia di ricominciare e di nuovo Meryl Streep, Cop Land (1997), con Sylvester Stallone, e poi di nuovo rapinatore, ma questa volta un po’ scemo, per Quentin Tarantino in Jackie Brown (1997).

Famosi restano poi altri ruoli da protagonista nell’action movie stile anni ‘70 Ronin (1998), del veterano John Frankenheimer, e nel divertente Terapia e pallottole (1999) di Harold Ramis.

Nel 1994 De Niro diventa anche per la prima volta doppiatore dando la voce a Massimo Troisi nella versione americana de Il postino.

Anni 2000

Ora, qui è davvero difficile capire cosa sia successo. Con l’inizio del nuovo secolo Bob lavora tantissimo, ma soprattutto in film insipidi o addirittura mediocri. Si parla di grandi debiti, di problemi con le varie ex mogli, in particolare con l’ex compagna Grace Hightower, sposata due volte, nel 1997 e nel 2004, di gioielli costosissimi per lei, di case da milioni di dollari e di un accordo prematrimoniale capestro che pare tolga all’attore metà del suo patrimonio. Tra voci vere e a volte non confermate, si aggiungono anche guai col fisco. Risultato? Fare film senza limiti.

C’è all’inizio il grande successo commerciale di Ti presento i miei (2000) e suoi seguiti, che fanno bene al portafogli e basta, e l’accettabile The Score (2001), dove lavora con quello che in molti definivano il nuovo De Niro, Edward Norton, e soprattutto con Marlon Brando, con cui aveva già condiviso lo stesso personaggio ne Il padrino 1 e 2, Vito Corleone, e che ha portato a entrambi un Oscar. In realtà il set di The Score non fu molto sereno, perché Brando continuava a fare scherzi a Bob, addirittura con un “cuscino scoreggione” telecomandato, e litigò instancabilmente con il regista Frank Oz.

The Score

In mezzo ai brutti Godsend (2004), Nascosto nel buio (2005), Sfida senza regole (2008) di nuovo con Al Pacino, Stone (2010), Nonno scatenato (2016) e così via, si trova la sua seconda regia con l’ambizioso The Good Shepherd – L’ombra del potere (2006). Un film decisamente complicato per chi non è abituato a vedere storie sulla CIA, che si lascia guardare anche per il cast ricco di star come Matt Damon, Angelina Jolie, Joe Pesci, William Hurt e lo stesso De Niro.

Nel 2011 ci sono la parentesi italiana in uno degli episodi di Manuale d’amore 3, forse l’unico decente, e poi altri piccoli ruoli in film comunque riusciti come Limitless (2011) e soprattutto ne Il lato positivo, entrambi con Bradley Cooper, per cui addirittura Bob si aggiudica una nomination agli Oscar come attore non protagonista. L’ultima era stata per Cape Fear, 21 anni prima. Con il regista de Il lato positivo (2012), David O. Russell, e con Bradley Cooper lavorerà in altre due pellicole: American Hustle – L’apparenza inganna (2013), in cui lo vediamo solo per cinque indimenticabili minuti nel ruolo di un mafioso, e Joy (2015).

Il lato positivo

Da ricordare sono sicuramente la sua presenza nel famosissimo Joker (2019), giusto anche per omaggiare Taxi Driver e Re per una notte a cui si è ispirato il regista Todd Philips, e il grande ritorno con Martin Scorsese in The Irishman (2019). Un’opera che sembra chiudere un’ipotetica trilogia iniziata con Quei bravi ragazzi e proseguita con Casinò. Immancabili anche le presenze di Joe Pesci, Harvey Keitel e la novità di Al Pacino, alla sua prima esperienza con Martin Scorsese. Meglio tardi che mai.

The Irishman

Al Festival di Cannes del 2023 entra in concorso la decima collaborazione con Scorsese, Killers of the Flower Moon. Insieme a loro l’altro attore feticcio del regista, Leonardo DiCaprio, che era già stato a fianco di De Niro in altre due occasioni.

Per molti attori il raggiungimento degli ottant’anni segna anche un rallentamento lavorativo, che per svariati motivi già citati non sembra però interessare il nostro Bob. Nel tempo è davvero difficile ricordare un’altra star con così tanti capolavori nel suo curriculum. Probabilmente Il padrino – Parte II, Taxi Driver, Il cacciatore, Toro scatenato, C’era una volta in America o Quei bravi ragazzi senza Robert De Niro avrebbero avuto un’altra storia, ma è palese che grazie a questi titoli noi abbiamo visto all’opera uno dei più grandi attori del mondo.

Auguri Bob!

Massimo Santimone
Nato a Genova nel 1967 e vissuto felicemente con un cinema a due metri dal portone di casa. Con un diploma in sceneggiatura preso presso la Scuola d’Arte Cinematografica di Genova ho realizzato diversi spot e cortometraggi, di cui uno fighissimo dal titolo “Il Caso Ordero”. Una cosa tira l’altra e sono arrivato a fare inserti di cinema e poi programmi in diverse radio: Radio Genova Sound, Radio Nostalgia, Radio City e ora Radio Aldebaran. Dal 2017 sono il direttore dei programmi del Riviera International Film Festival.

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