Nanni Moretti compie 70 anni. La sua storia in dieci video

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Nanni Moretti

Nanni Moretti compie oggi 70 anni. Parafrasando una celebre scena di Caro diario, il regista e attore romano, dopo aver per decenni gridato cose giuste, oggi è uno splendido settantenne.

Nanni Moretti è un artista divisivo. «Spostati un po’ e fammi vedere il film», disse di lui Dino Risi, che evidentemente Moretti non lo amava più di tanto. Per una larga fetta di pubblico, invece, è uno degli autori più geniali che il nostro cinema abbia prodotto negli ultimi cinquant’anni. Comunque la si pensi (a scanso di equivoci, chi scrive questo articolo Moretti lo adora), è fuori discussione che i suoi film siano una fucina di scene e battute restate nell’immaginario collettivo di milioni di italiani.

Tra cinema (tanto) e politica (l’indispensabile) abbiamo così deciso di ripercorrere la sua storia e riproporvi dieci video (più alcuni bonus che trovate qua e là nel testo) che riteniamo tra i più significativi del suo percorso.

Ecce bombo

Nanni Moretti si avvicina al cinema giovanissimo. I suoi primi esperimenti come cineasta risalgono alla prima metà degli anni ’70, il suo debutto al cinema, con Io sono un autarchico, è datato invece 1976. Nel film appare per la prima volta la figura di Michele Apicella (il cognome è quello della madre), una sorta di alter ego del regista che sarà presente in tutti i suoi film (ad eccezione de La messa è finita) fino al 1989.

Nel 1978, con Ecce bombo, il suo secondo film, Moretti arriva al successo. Presentato in concorso al Festival di Cannes, Ecce bombo racchiude una serie di scene memorabili, rimaste nella storia del cinema e del costume. “Te lo meriti Alberto Sordi” e “faccio cose, vedo gente”, tanto per fare due esempi.  E poi la più iconica, quella con l’interrogativo più amletico: mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?

Sogni d’oro

Con Sogni d’oro, nel 1981, Nanni Moretti ottiene il primo dei tanti riconoscimenti ufficiali della sua carriera: il Leone d’argento – Gran premio della giuria alla Mostra del cinema di Venezia. Forse un film di passaggio dopo il successo di Ecce bombo e i capolavori che sarebbero arrivati da lì a poco, ma che a distanza di oltre quarant’anni presenta ancora molti spunti interessanti. E un consiglio che, oggi più che mai, sarebbe da tenere bene a mente: mai parlare di cose che non si conoscono.

Bianca

Nel 1984, con Bianca, Moretti firma il suo capolavoro. Un film per certi versi atipico rispetto alla sua produzione di quel periodo, un “quasi giallo” che ha per protagonista il solito Michele Apicella, questa volta nei panni di un giovane professore di matematica. Partner femminile è Laura Morante. Un film perfetto, con toni da commedia malinconica che spiazzano e conquistano. Fra le tante scende indimenticabili, abbiamo scelto quella con il barattolone di Nutella. Chi non la ricorda?

La messa è finita

Con La messa è finita, nel 1985, Nanni Moretti abbandona (temporaneamente) il personaggio di Michele Apicella, per dar corpo a don Giulio, sacerdote di ritorno da una missione al quale viene affidata una parrocchia alla periferia di Roma. Nel 1986 il film vince l’Orso d’argento, gran premio della giuria al Festival di Berlino. Un altro capolavoro, che ci dà modo di parlare anche di una caratteristica fondamentale dei film di Nanni Moretti: la musica. La scelta delle canzoni non è mai casuale nelle colonne sonore del regista romano e Ritornerai, pezzo di Bruno Lauzi che chiude il film, ne è la piena testimonianza.

Palombella rossa

Ultimo film con Michele Apicella, Palombella rossa è il film forse più politico di Nanni Moretti, qui nei panni di un funzionario del PCI in crisi di identità. La pallanuoto, sport praticato dal regista in gioventù, fa da sfondo alla narrazione. In acqua c’è anche Imre Budavári, campione ungherese il cui cognome sarà poi ripreso dal circo del più recente Il sol dell’avvenire. All’apice dell’ispirazione, con questo lavoro Moretti regala agli spettatori un altro capitolo imprescindibile della sua filmografia. E ci ricorda che le parole sono importanti, un’altra lezione che non andrebbe mai dimenticata.

Caro diario

Dopo il suo film più politico, nel 1990 Nanni Moretti gira un documentario, intitolato La cosa, dedicato al dibattito interno al PCI, partito in procinto di cambiare nome. Nel 1991 vince quindi il David di Donatello come miglior attore protagonista e miglior produttore per Il portaborse, film diretto da Daniele Lucchetti.

Nel 1993 Moretti torna poi alla regia e spiazza tutti con Caro diario. Abbandonato l’alter ego Michele Apicella, in questo film Moretti è in prima persona il protagonista dei tre episodi: il primo lo vede girare in Vespa per le strade di Roma, il secondo in viaggio alle isole Eolie ed il terzo alle prese con una malattia. La critica è entusiasta e nel 1994 Moretti vince il Premio per la miglior regia al Festival di Cannes e il David di Donatello per il miglior film. Dicevamo che Caro diario, pur essendo a tutti gli effetti un film morettiano, di fatto spiazza un po’ tutti. Chi avrebbe mai immaginato, ad esempio, l’incontro con Jennifer Beals, la star di Flashdance?

Aprile

Nel 1998 con Aprile si chiude di fatto la prima parte della carriera di Nanni Moretti. Qui il regista romano, di nuovo semplicemente nei panni di sé stesso, torna a parlare di politica, partendo dalla vittoria di Silvio Berlusconi alle elezioni del 1994 per arrivare al successo di Romano Prodi nel 1996. La scena più memorabile è quella che vede il protagonista assistere ad un dibattito televisivo ed esclamare la celebre frase «D’Alema di’ una cosa di sinistra…».

La stanza del figlio

Nel 2001 Nanni Moretti volta pagina. E con La stanza del figlio firma un film splendido, ma lontanissimo dal suo cinema precedente. Laura Morante e Jasmine Trinca sono le due protagoniste femminili. Il film fa incetta di premi e si porta a casa il David di Donatello come miglior film dell’anno e soprattutto la Palma d’oro al Festival di Cannes, riconoscimento che un film italiano non vinceva dal lontano 1978.

Piazza Navona

Dicevamo all’inizio che avremmo parlato in questo articolo tanto di cinema e giusto l’indispensabile di politica. Quanto accaduto il 2 febbraio 2002 a Roma, in Piazza Navona, non può però essere dimenticato. Quel giorno il comitato parlamentare del centrosinistra “La legge è uguale per tutti” ha organizzato una manifestazione e, mentre la stessa sta per terminare, Moretti sale sul palco e chiede la parola. «Con questi dirigenti non vinceremo mai», afferma e la sua invettiva, a suo modo, resterà nella storia della sinistra italiana di inizio millennio.

Il caimano

L’impegno politico continua con questo film del 2006, in gran parte incentrato sulla figura di Silvio Berlusconi. Non è il miglior film di Moretti, a dispetto dei sei David di Donatello portati a casa, ma è un film che fotografa un periodo ben preciso della storia italiana, quello di un Paese diviso a metà intorno alla figura del Cavaliere. La vera sorpresa è la scelta di Moretti di calarsi nel ruolo di Berlusconi. Ed il finale del film, va riconosciuto, è memorabile.

Il sol dell’avvenire

Habemus Papam, nel 2011, è un film per certi versi anticipatorio. È infatti incentrato sulla figura di un cardinale (interpretato da Michel Piccoli) in fuga dopo l’elezione a Papa. Due anni dopo ci sarebbero state le dimissioni di Benedetto XVI. Ovviamente non c’è alcuna correlazione tra film e dimissioni, ma certo la coincidenza è a suo modo curiosa.

Nel 2015 è la volta di Mia madre, con la bravissima Margherita Buy (David di Donatello come miglior attrice) e John Turturro. Nel 2018 Moretti firma il documentario Santiago, Italia, dedicato al ruolo dell’ambasciata italiana in Cile nei mesi immediatamente successivi al colpo di Stato del 1973. Nel 2021 arriva quindi Tre piani, film drammatico che per la prima volta non ha una sceneggiatura originale, essendo ispirato all’omonimo romanzo di Eshkol Nevo.

Quest’anno, infine, con Il sol dell’avvenire, Moretti decide di tornare ad un cinema per certi versi più simile a quello della prima parte della carriera. Politica, cinema e musica sono gli ingredienti principali di un film che vede accanto a Moretti recitare molti degli attori storici della sua produzione. C’è anche spazio per ironizzare su Netflix, ma soprattutto c’è il Moretti che gli appassionati del suo cinema hanno amato per anni e che qui ritrovano in piena forma. Le scene memorabili sono molte, ma giustamente ancora non si trovano in rete. Ed allora chiudiamo questo articolo con il trailer del film, curiosi di conoscere come evolverà negli anni a venire la carriera di questo meraviglioso artista, da oggi splendido settantenne.

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