Se ne andato intorno alle 16 e nel giro di pochi minuti la notizia ha fatto il giro del mondo. Perché Toto Cutugno era famoso in tutto il mondo.
Se n’è andato a 80 anni, compiuti a luglio, dopo aver lottato a lungo contro una malattia, come ha detto alle agenzie il suo manager Danilo Mancuso. Toto era ricoverato al San Raffaele di Milano.
Di lui resteranno le canzoni, basate su giri armonici piuttosto semplici e melodie molto orecchiabili, ma che sapevano colpire l’ascoltatore. Non certo a caso ha venduto oltre 100 milioni di dischi nel mondo.
Toto Cutugno ha partecipato ben 15 volte al Festival di Sanremo, vincendolo nel 1980 con Solo noi. A proposito di Sanremo, detiene anche un record di cui non andava fiero, e che spesso lo aveva fatto arrabbiare: per ben otto volte si era piazzato al secondo posto!
Dieci anni dopo Sanremo, avrebbe vinto anche l’Eurovision Song Contest con Insieme: 1992. Ma sono parecchie le sue canzoni famose, a cominciare da Volo AZ 504 incisa con gli Albatros, e poi Innamorati, Serenata, Le mamme, Gli amori. Alle quali bisogna aggiungerne numerose altre scritte per altri interpreti, da Soli per Adriano Celentano a Olympic Games per Miguel Bosé, da Noi ragazzi di oggi per Luis Miguel a Io amo per Fausto Leali, da Canzone d’amore per i Ricchi e Poveri a Ti lascio amore portata al successo da Mina e Adriano Celentano.
Ma la sua canzone-simbolo è L’italiano, scritta nel novembre del 1981 e portata a Sanremo nel 1983. Toto ha più volte raccontato che l’ispirazione gli venne in un ristorante canadese dopo un concerto, e che subito aveva pensato di darla a Celentano, che però la rifiutò. Così decise di cantarla lui. Grazie a quel pezzo Cutugno ebbe fama internazionale.
Il testo sintetizza pregi e difetti dell’italiano medio di quegli anni, tra un approccio poco coinvolto alla fede religiosa alla passione per il “dio pallone” fino allo spiccato americanismo di quell’epoca, riassunto nella strofa “troppa America sui manifesti”. Insomma, una sorta di carta d’identità degli italiani che, pur palesando a tratti alcuni aspetti negativi, rivendica con orgoglio le sue origini. Col tempo è diventato un vero e proprio inno: nel 2006 ha fatto da colonna sonora alla vittoria dell’Italia nel mondiale di calcio in Germania.





































