Vi proponiamo tre album, usciti in forma di cd-book o di vero e proprio libro con lʼaggiunta di un cd. Sono lavori in cui la qualità delle esecuzioni e delle interpretazioni si somma al valore intrinseco di ciascuna proposta programmatica. Tutti i protagonisti, sia quelli individuali – Serena Spedicato, Marco Sabiu e Gabriele Graziani – che chi si mette in luce con un singolo contributo a un lavoro collettivo, dimostrano di avere idee chiare e ricche che illustrano in maniera importante contenuti di pregio, sia artistico che culturale.

Serena Spedicato e Vince Abbracciante

Serena Spedicato
Io che amo solo te – Le voci di Genova (Dodicilune)
Voto: 8

Sono sempre più “pericolose” le operazioni musicali della cantante salentina. Dopo aver affrontato il songbook di giganti come Tom Waits e David Sylvian, approda, nel suo girovagare alla ricerca del sacro graal che apre la porta all’io più profondo e inquieto, sulle coste liguri. Anzi proprio dentro la città che, con i suoi caruggi e le sue contraddizioni, le Bocca di Rosa e i camalli, la Lanterna e Palazzo Ducale, vive antitesi e futuro, mostrandosi sempre nuova al vento che sale dal mare. Genova, terra di cantautori, è la protagonista di questo album, che è un’intensa dichiarazione d’amore e insieme un’affermazione della propria personalità, sia nelle scelte sia, soprattutto, nelle interpretazioni.
Nato come spettacolo teatrale, Io che amo solo te mantiene la stessa allure su cd (meglio, su cd-book numerato di 48 pagine con splendide foto in bianco e nero e i testi di Osvaldo Piliego e la stessa Spedicato). Le 12 canzoni infatti sono alternate dalla recitazione di sette schede relative a Genova e agli autori scelti per questa «piccola serenata a una città e a un tempo del cuore, il mio e quello di tanti che in queste note e in queste parole hanno imparato l’amore». E sono tutte intense, vere, emozionanti e ovviamente notissime.
Le riprese di Spedicato, con gli arrangiamenti di Vince Abbracciante e l’accompagnamento dello stesso fisarmonicista (eccellente in particolare nello struggente finale di Mi sono innamorato di te, uno dei tre brani di Luigi Tenco), del sensibile chitarrista acustico Nando Di Modugno e del solido contrabbassista Giorgio Vendola, hanno il sapore di un’emotività controllata, le voglie di un sentire jazzistico distribuito con leggerezza, la ricerca di ritrovare lo scheletro melodico di questi brani per arricchirlo con un feeling che vuole specchiarsi nella poesia dei testi cantati con voce sottile e piena di sfumature. I brani, tutti notissimi, firmati anche da Bruno Lauzi, Umberto Bindi (Il nostro concerto in una versione volubile che qua e là sfiora la musette), Fabrizio De André (la più jazzistica del lotto Bocca di rosa e la conclusiva, magnifica Anime salve), Sergio Endrigo – che in realtà era triestino – e Gino Paoli, assumono una nuova dimensione, ricca di intenzioni e di apporti, tutta da ascoltare.

Marco Sabiu e Gabriele Graziani durante uno spettacolo

Marco Sabiu e Gabriele Graziani
L’artista non ero più io (Squi[libri])
Voto: 8

Nella sua ultima intervista Lucio Battisti disse: «ho bisogno di nuove mete artistiche, di nuovi stimoli professionali: devo distruggere l’immagine squallida e consumistica che mi hanno cucito addosso. Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro. L’artista non esiste. Esiste la sua arte». L’Intro di oltre quattro minuti di questo cd gli mette in bocca le parole della sua rivoluzione post-Mogol (e post-Velezia, la moglie Grazia Letizia Veronese che scrisse le parole del solo album E già), facendogli affermare di voler superare «l’intronata routine delle canzoni d’amore» e di smettere di essere «l’attaccapanni di emozioni confezionate da qualcun altro».

L’incontro sulla via di Damasco a frenare una consuetudine fatta di successi importanti e di assenza di una propria identità, di facile reiterazione e di impossibilità di riconoscersi in essa è stato quello con Pasquale Panella, allora attore e scrittore di piece teatrali off d’avanguardia e paroliere per Enzo Carella. «La nostra stazione della metro era l’eccetera» dice ancora lo pseudoLucio per definire, diciamo così, il lavoro insieme della nuova coppia, che durò cinque LP: Don Giovanni (1986), L’apparenza (1988), La sposa occidentale (1990), Cosa succederà alla ragazza (1992) ed Hegel (1994). Sulla scelta di Battisti e sul contrasto del lavoro che svolse con i suoi due parolieri principali, Mogol e Panella, sono stati scritti volumi, cui si aggiunge l’illuminante e chiaro saggio Battisti, l’altro di Andrea Podestà, un volumetto del quale il cd del tastierista e programmatore, nonché direttore d’orchestra, Marco Sabiu e del cantante, frontman e autore degli EQU, Gabriele Graziani è prezioso allegato.
Quattordici le canzoni, rispettivamente tratte in numero di tre, quattro, due, due e tre dai diversi “album bianchi” (dal colore quasi totale delle copertine) in ordine cronologico. Una riproposta sostanzialmente fedele, cui le sfumature personali aggiunte offrono un’adesione autentica, a quello che fu – e che per molti versi continua a essere – un originale cambio di paradigma nel comporre e proporre canzoni, una ricerca dell’essenza della parola più che del verso, una sperimentazione di costruzioni musicali ardite piene di mille incroci. Per un incontro suoni-liriche che induce l’ascoltatore allo sforzo di essere protagonista.

Vinicio Capossela

Artisti vari
Nella notte ci guidano le stelle (Squi[libri])
Voto: 9

Un album che ha come tematica e sottotitolo Canti per la Resistenza non poteva che aprirsi (e in questo caso anche chiudersi) con l’inno simbolo di quella che «è la pietra angolare su cui si fonda la nostra democrazia: una comunità, aperta e inclusiva, di liberi e uguali», ovvero “Bella ciao”. La versione iniziale degli Yo Yo Mundi con la voce di Lalli (ovvero Marinella Ollino, i cui lavori di rock alternativo andrebbero riscoperti) riprende una rara versione al femminile elaborata ad Alba in Piemonte; quella finale è resa dal prezioso bouzouki del cantautore greco Dimitris Mystakidis e la voce “cupa” di Vinicio Capossela.
In mezzo 13 brani di gruppi e solisti rock (e non) impegnati a offrire interpretazioni inedite le cui parole d’ordine sono: adesione, intensità e varietà. Il riferimento di tutta l’operazione è ovviamente l’album-capolavoro Materiale resistente, inciso nel 1995 per il cinquantennale della Resistenza. E anche queste canzoni «incarnano valori universali che si ritrovano a ogni latitudine, in ogni angolo del mondo, ovunque ci siano oppressi e oppressori, e acquistano una risonanza internazionale».
In questo cd, il cui titolo rimanda al libro di ricordi partigiani dello storico Angelo Del Boca, sono bellissimi in particolare l’omaggio ai fratelli Cervi di Paolo Benvegnù, con i pensieri di uno di loro durante l’esecuzione, e l’inno dei resistenti curdi A Las Barricadas 2023 – tra l’altro i proventi del cd andranno alla Mezzaluna Rossa Kurdistan -, proposto dal saz e dal canto del curdo Serhat Akbal e in italiano da Kento e dalle Bestierare (Christian Ciamarra ed Elio Germano). Ma tutti i brani sono molto interessanti, dai canti anarchici Amore ribelle, proposto in forma electro rock da Serena Altavilla dei Mariposa e dal cantautore Paolo Monti seguendo la versione diffusa a Forno, vicino Massa, luogo di un grave eccidio nazifascista, e il tragico ed elettronico E quei briganti neri dei Bologna Violenta (Nicola Manzan e Alessandro Vagnoni) con l’attore Pierpaolo Capovilla, a quelli partigiani, il ritmato Figli di nessuno degli Ardecore, quello russo (e poi friulano) Attraverso valli e monti con la splendida voce di Petra Magoni e l’organettista Alessandro D’Alessandro e l’iconico Il partigiano, rielaborato dai Marlene Kuntz.
Ancora Cesare Basile presenta La cartullina, adattando una poesia di Vann’Antò sul dolore che sparge la chiamata di precetto alle armi; lo scrittore e musicista Marco Rovelli (firma anche le note di copertina con Domenico Ferraro) e il mago delle elettroniche Theo Teardo parlano dei disertori come ribelli a un regime inaccettabile in Sbandati; gli ’A67 rivedono la canzone di Sergio Bruni Napule nun te scurdà dedicata alle quattro giornate di Napoli del 1943. Infine la chitarrista folk-blues americana Marisa Anderson offre una versione strumentale della “classica” Fischia il vento, il cui paroliere Megu Felice è omaggiato alla grande dai Mariposa.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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