Pierfrancesco Favino con barba alla Balbo, comandante Todaro del sommergibile Cappellini, porta un busto per via di una ferita sugli idrovolanti, vede “le cose” (la sua morte nel sonno, la nascita della figlia), fa yoga, si fa predire il futuro da un sarto che legge il fato negli spilli (e rilascia responsi in greco antico), se va bene fa servire gnocchi, in periodi di magra fa declamare al cuoco tutte le ricette che conosce e quando affonda a cannonate un cargo belga soccorre i naufraghi anche se ai nazisti (alleati degli italiani nella seconda guerra mondiale) questo non piace. Ritratto di militare poco militarista, fascista quasi non fascista, mistico e ruvido nella retorica di guerra abbastanza da risultare interessante. Comandante di Edoardo De Angelis come film di guerra è anomalo, come film mistico intriga, come film buonista insegna che la legge del mare (soccorrere) supera le ideologie e si possono imparare dai nemici anche ricette gustose (le patate fritte alla belga) e ovviamente è anche un inno alla napoletanità: al punto che il cuoco Giggino suona pure il mandolino.
Venezia 80. Comandante
Favino è entrato nel festival in sommergibile







































