Ze (Tergel Bold-Erdene) batte il tamburo in progressione, saltella, si contorce e quando viene interrogato rilascia profezie e benedizioni con voce da saggio. Quando toglie la maschera da sciamano appare uno studente di liceo di Ulan Bator, Mongolia. Chiamato a valutare la situazione di una ragazzina malata di cuore si becca del bugiardo e del cialtrone e si innamora: lei ha la valvola mitrale che ticchetta, lui il cuore che batte per lei, passa dallo studio matto e disperatissimo a un po’ di ribellione, va in discoteca e si tinge i capelli. Ma ahimé, la sua bella deve andarsene in Corea e lui quando riprende il tamburo sente di aver perso il dono. La modernità l’ha fregato? La tradizione e la conservazione sarebbe più adatta per il ruolo? Niente di tutto questo: se credi agli spiriti lo spirito torna. In Mongolia i quartieri poveri si definiscono quartieri Yurta (come la tenda dei nomadi). Il mondo cambia. Il regista Lkhagvadulam Purev-Ochir è all’opera prima.
Venezia 80. La città del vento
Anche gli sciamani da giovani si innamorano







































