Titolo ungherese Magyazaràt Mindenre, “una spiegazione per tutto”. Occhio a questo film di Gabor Reitz. Parte lento, quasi esasperante, con una scena muta all’esame di maturità. Abel, studente un po’ menefreghista, un po’ confuso, un po’ vile e un po’ innamorato della compagna di classe (studiosa, ma con una cotta per il professore di storia) non apre letteralmente bocca nonostante gli aiuti della commissione. Il professore nota che lo studente porta una coccarda. Si limita a chiedere perché. Lo studente torna a casa e tra sollecitazioni e illusioni si convince d’essere stato bocciato per via della coccarda (l’aveva appuntata sulla giacca quando aveva accompagnato il padre a un raduno di nazionali pro Orban, senza capirci molto). Ne parla con una aspirante giornalista ambiziosa ed ecco che scoppia il caso politico del giorno. Dirigenti scolastici con la coda di paglia e unica vittima, anche nel privato, il professore. Un meccanismo di sospetti e censure incrociate che attraversano la famiglia, la società, la comunicazione e la politica fino a fare dello studente somaro e un po’ vendicativo un eroe del nostro tempo.
Venezia 80. Explanation for Everything.
Da studente somaro a eroe dei nuovi nazionalismi







































