La bestia di Bonello è la percezione di una catastrofe non spiegabile, non descrivibile e imminente. Lea Seydoux e George MacKay si conoscono in una Parigi del passato inondata dalla Senna. Lei è sposata a un industriale delle bambole, lui vuole diventare il suo amante, nell’aria c’è sempre l’imminenza del disastro (in teoria il film è ispirato a La bestia della giungla di Henry James) e li attende una strana morte, ma la loro storia continua nel presente e nel futuro, alle prese con l’intelligenza artificiale che cambia le leggi del lavoro e delle emozioni attraverso una presunta purificazione del DNA. Il lentissimo altalenarsi tra tre epoche e immagini oniriche che aspettano l’arrivo dell’orrore non salvano però da momenti di tedio esasperante. Come per Die Theorie von Allem, o si apprezza il film nella sua totalità o lo si rigetta.
Venezia 80. La bête
Bonello attende la catastrofe nel tempo. Molto tempo





































