Venezia 80. The Killer

David Fincher e il killer vestito da turista

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Michael Fassbender, il Killer di David Fincher sceneggiato da Andrew Kevin Walker (gli stessi di Seven) e tratto da una graphic novel di Matz e Luc Jacamon, è supermetodico, salutista, rigoroso, preciso, addestrato, con più basi, documenti e soldi di un’organizzazione di spie e prima di colpire recita come un mantra “attieniti al piano, anticipa l’avversario, non improvvisare mai”. Spesso infila anche citazioni colte e gira vestito come un turista tedesco (“che la gente tende a evitare, peggio dei mimi”). Peccato che al primo preparatissimo tiro  fa subito cilecca (che sarebbe anche un bella novità per il genere) e poi per tutto il film gira il mondo per rimediare, perché il bersaglio adesso è lui. Per cui è costretto a  uccidere gratis e non sempre con precisione. Fincher è bravo, Fassbender è bravo, gli stuntmen si picchiano di santa ragione e non c’è congegno elettronico che si fermi per la password o lo spid,  ma il film sembra un dèjà-vu in bella calligrafia di mille altri film del genere e  spesso gira su se stesso con classe ma senza troppi brividi. L’annotazione più ficcante è che comunque chi ha meno soldi, per la vita e per la morte, ci rimette

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