Venezia 80. The Penitent

Luca Barbareschi contro il politicamente corretto su testo di David Mamet

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Uno psicoterapeuta ha in cura un ragazzo omosessuale. Il ragazzo fa una strage in una scuola. Lo psicoterapeuta viene accusato di aver definito l’omosessualità del ragazzo  abomination, mentre lui avrebbe usato il termine adaptation e questa valutazione avrebbe armato la mano dell’assassino. I giornalisti non vogliono ammettere l’errore e lo psicoterapeuta dovrebbe consegnare per il processo i suoi appunti. Ma così spezzerebbe il segreto professionale. La difesa del ragazzo invoca l’elemento religioso: se lo psicoterapeuta  (ebreo) reputa che la Bibbia sia parola di Dio, allora visto che nella Bibbia ebraica il rapporto omosessuale è stigmatizzato allora anche lo psicoterapeuta sarebbe omofobo. Messa così la progressione è terribile: una specie di Santa Inquisizione  del politicamente corretto contro il medico e a difesa dell’assassino. La storia pare arrivi da un caso di cronaca e nella sceneggiatura di David Mamet sembrerebbe proprio una discesa all’inferno. Luca Barbareschi, anche regista e interprete, lancia la sua sfida alla stupidità delle mode giudicanti sulla base di esperienze che ha attraversato. Però il suo psicoterapeuta, lo sappiamo dopo che la sua vita privata e professionale è stata schiacciata,  ha nascosto un elemento che a ben guardare cambia le carte in tavola…

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