Ligabue, “Dedicato a noi”. Recensione e videointervista

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Volente o nolente, di un nuovo disco di Ligabue bisogna parlare. Perché Luciano è uno di quelli che hanno contribuito a scrivere un pezzettino di storia della musica italiana. E di un suo disco, bello o brutto che sia, ne resterà comunque traccia.

Uno che, pur tra alti e bassi, resiste sulla scena per oltre trent’anni, merita qualche attenzione in più rispetto alle troppe meteore che oggi popolano il panorama musicale. E lui cose da dire continua ad averne. Anche in questo Dedicato a noi, quattordicesimo album di inediti, venticinquesima uscita discografica della sua carriera, che arriva a tre anni di distanza dalla pubblicazione dell’album di inediti 7 e della raccolta 77+7.

Ligabue
@Maurizio Bresciani

Lo dico subito senza girarci troppo intorno: a parer mio, Luciano ha fatto un buon lavoro, energico e molto attuale considerati i temi trattati.

Siccome i più critici spesso sono proprio i fan, soprattutto quelli della prima ora, aggiungo che è sbagliato andare a cercare parallelismi con i primi album. Allora era intorno ai trent’anni, ora ha superato da un po’ i sessanta. Sarebbe patetico se continuasse a racontare la stessa storia. Per fortuna si cresce, si vivono nuove esperienze, le si assimilano e poi le si restituiscono a chi ha voglia di condividerle. 

Naturalmente da quel passato che col trascorrere degli anni è diventato remoto a volte emergono ricordi, dai quali magari scaturisce una sorta di “sequel”. Ed è proprio il caso di Così come sei, già sentito negli stadi e ora scelto come brano d’apertura di Dedicato a noi. In pratica è la continuazione di Salviamoci la pelle, la canzone che apriva Lambrusco, coltelli, rose e pop corn (1991). I due protagonisti allora avevano vent’anni, oggi ne hanno cinquanta suonati ed hanno figli adulti, oltre a qualche “grinza” sulla pelle. Però non hanno perso la voglia di vivere, di dedicare tempo a se stessi, di urlarlo al mondo a tempo di rock, con una ritmica trascinante.

Ligabue ha sempre detto che scrivere canzoni d’amore è una bella sfida. Però continua a farlo. La seconda canzone si intitola addirittura La parola “amore”. Pure qui si parla di un incontro che avviene chissà dopo quanti anni. Questa è una storia d’amore finita. Sul volto della protagonista compare qualche ruga, che però la rende ancora più affascinante. Entrambi provano a immaginare come sarebbe potuta andare se la loro storia fosse continuata. Ma alla fine decidono di mostrare «il dito medio ai rimpianti».

Molto bello l’assolo di chitarra sul finale. È di Max Cottafavi. A proposito, le chitarre tornano ad avere un ruolo di primo piano in tutto l’album. Ce ne sono ben quattro: stavolta il ruolo principale è stato affidato a Niccolò Bossini (che ha pure coprodotto l’album. La produzione invece è firmata da Fabrizio Barbacci – che suona pure la chitarra acustica – e dallo stesso Ligabue). Il quarto chitarrista ovviamente è Fede Poggipollini (che però questa volta dà il suo contributo soltanto a due brani, La metà della mela (altra canzone d’amore, qui si racconta un incontro tra due diverse solitudini) e Niente piano B.

Quest’ultimo è il pezzo più duro dell’album, sia musicalmente (inizia con un andamento folk-rock, ma poi parte una ritmica avvolgente), sia come testo: parla di guerre e migrazione, disuguaglianze sociali, di negazionismo climatico. Luciano spiega che quel “deng-deng-deng-dong” che da il là al pezzo evoca il suono di una campana, come se fosse una chiamata all’impegno individuale, che diventa esplicita nelle strofe finali: «il tempo sta scadendo / per restare fermi qui / qui qui qui qui / siamo noi quel piano B».

Come già era successo in passato, torna a farsi domande su Dio. L’intensa Chissà se Dio si sente solo è una canzone sulle paure figlie dei terribili anni recenti. Luciano mette in versi una sorta di elenco, raccontando le nostre fragilità. Poi si domanda: «chissà se Dio si sente solo / qui sotto la paura rende soli più che mai / chissà se Dio si sente solo / se gli bastiamo / se gli manchiamo». 

Anche se in modo assolutamente involontario (la canzone è stata scritta molto tempo prima che a “io sono Giorgia, sono una madre, sono cristiana” venisse in mente quell’idea bislacca di lanciare una sorta di crociata in “difesa di Dio”), questa domanda che Luciano si fa sull’Onnipotente diventa molto attuale. La differenza è che lui, pur essendo credente ma non praticante, affronta il tema con grande sensibilità e con molto più rispetto di quanto non facciano alcuni politici.

Nella successiva Stanotte più che mai il Liga torna a raccontare una storia di diciottenni, questi però sono un lui e una lei dei giorni nostri. Due ragazzi con l’adolescenza segnata dalla pandemia («A diciott’anni è già fin troppo stanca / di quei diciotto gliene han rubati due / ha fatto stare il mondo in una stanza / ma quella almeno era sua»), con una vita scandita dai display dei telefonini e incontri in un centro commerciale, con aspettative per il futuro quasi nulle. Però decidono di occuparsi l’uno dell’altra, regalandosi così una grande consolazione: «non ti porto sulla luna / lì ci vai da sola te / quindi allaccia la cintura / se vuoi stare qui con me / sarà pure un film già visto / ma le star qui siamo noi / se scommetti su una notte / è stanotte più che mai».

Nella track list c’è anche un brano molto ironico, Musica e parole. Musicalmente è piuttosto tirato. Con le parole invece Luciano si toglie qualche sassolino dalle scarpe, passando dal fastidio per l’eterna campagna elettorale che caratterizza la nostra politica al sarcasmo per certe chiacchiere social («tirami fuori tu / da questo angolo di merda / dove gli schizzi arrivano a tutti / e la memoria è sempre più corta / c’è il televoto digitale / pollice alto o pollice verso / serve un comando per dire “ci penso”»).

Come sempre la traccia numero 7 ha un significato particolare. Si intitola Quel tanto che basta e Luciano la scrisse nel novembre del 2022, quando fu costretto a interrompere il tour europeo e a rimanere in isolamento per una settimana nella camera di un hotel parigino. Il fido Claudio Maioli riuscì a fargli avere una chitarra e su quelle corde il Liga compose questa canzone che parla di piccoli gesti quotidiani, apparentemente poco importanti, ma che in realtà sono capaci di provocare meraviglia.

Tralasciando Una canzone senza tempo e Riderai (che chiude l’album), già note in quanto uscite come singoli, resta da dire del brano che dà il titolo al disco, Dedicato a noi. È una ballata vigorosa ed emozionante, di quelle per le quali è facile prevedere che dal vivo scatterà “l’effetto accendino”. In pratica Luciano riprende quel discorso già fatto in passato, cioè che «La cosa che più ci accomuna è la diversità individuale… La somma di esperienze, avvenimenti, sensazioni, credenze, successi e fallimenti, letture, visioni, ascolti, convinzioni, scuole fatte, genitori avuti, traumi subiti, relazioni, insomma tutto ciò che si imprime nelle nostre menti e nei nostri corpi, non solo rende ognuno di noi senza uguali, ma ne rende unica anche la visione delle cose. Sì, credo proprio che, come le impronte digitali e il suono della voce, anche la visione delle cose di ognuno sia unica».

Se l’iniziale Così come sei è una sorta di “sequel” di Salviamoci la pelle, questa lo è di Non è tempo per noi (1990). Però Luciano  ci tiene a dire che qui c’è meno amarezza. 

A un certo punto c’è un riferimento esplicito a Luciano Ghezzi, bassista dei ClanDestino, che accompagnarono il Liga nella prima parte della sua carriera. Ghezzi è morto nell’ottobre del 2020, a 57 anni ancora da compiere. Canta Ligabue: «dedicato a noi / che ci tocca vederti partire / neanche il tempo di salutare / solo un’ultima risata tempo fa / dedicato a noi / nella foto con il basso a tracolla / so che pensi la vita è bella / e so che certe foto non tradiscono mai». 

La nostra videointervista a Ligabue

Mezz’ora di chiacchiere a ruota libera. Sul nuovo disco, certo. Ma anche sui figli Lenny e Linda. Su quanto sia complicato scrivere canzoni d’amore. E ancora: sull’emergenza climatica, il covid, gli slogan della politica che poi restano lettera morta, Dio. Mettiti comodo, clicca sull’icona qui sotto e guarda la nostra videointervista esclusiva con Luciano.

Ha ancora senso pubblicare un album?

Luciano ha scritto di suo pugno un articolo in cui spiega perché, anche se ormai l’ascolto della musica è sempre più frastagliato, a suo avviso ha ancora senso scrivere e pubblicare un album. Ecco il testo integrale.

di Luciano Ligabue 

In tempi in cui sempre di più l’ascolto generico sembra orientato verso la singola canzone, in molti si chiedono: «Ha ancora senso scrivere e pubblicare un album?» 

Per quanto mi riguarda la risposta è sì. 

Da quando, più di trent’anni fa, ho avuto la fortuna di potere scrivere e pubblicare il mio primo, non riesco a farne a meno e anche se resto un appassionatissimo tifoso della “canzone a sé”, è attraverso la completezza di un album che sento di riuscire a esprimere quello che voglio e devo.

È andata così anche stavolta in cui, fra la trentina e passa di canzoni che ho scritto, man mano se ne sono fatte largo 11 sia per il loro singolo contenuto che per il quadro d’insieme che compongono.

Un quadro d’insieme che deve fare i conti con questi ultimi anni.

L’inizio di questo decennio è il peggiore che si ricordi da chi ha la mia età (che di decenni ne contempla un po’).

Alla pandemia, alla guerra in Ucraina, agli effetti sempre più disastrosi del cambiamento climatico, si è aggiunta un’estate di terribile cronaca nera.

Ci sarebbe altro da aggiungere a questo drammatico elenco ma mi fermo cercando piuttosto di sottolineare una delle sue conseguenze: viviamo una maggiore fragilità sociale.

Ecco: come ci si comporta quando aumentano le paure, gli egoismi, le tensioni reciproche? Quando si perdono dei punti di riferimento? Immagino che le risposte possano essere diverse per ognuno, ma in “Dedicato a noi” ho provato a raccontare dove sto cercando le mie.

Stringendomi sempre di più a chi ho vicino, affidandomi alla memoria (ma cercando di non indulgere troppo in facili nostalgie), accendendo di nuovo (e comunque, diciamolo, testardamente) un senso di speranza e di appartenenza.

Il bisogno di far parte di qualcosa, magari ancora di quel “noi”. 

Quel “noi” che voglio pensare abbia in comune lo stesso insieme di valori, speranze, dubbi e convinzioni.

Quel “noi” che nonostante i colpi subiti continua a rigirarsi le maniche.

Quel “noi” che non si preoccupa, né mai lo ha fatto, di sentirsi: “Fuori moda, fuori posto, insomma sempre fuori, dai”.

A quel “noi” questo album è “dedicato”.

Ligabue
@Maurizio Bresciani

Tracklist di “Dedicato a noi”

1. Così come sei

2. La parola “amore”

3. La metà della mela

4. Dedicato a noi

5. Musica e parole

6. Una canzone senza tempo

7. Quel tanto che basta

8. Niente piano B

9. Chissà se Dio si sente solo

10. Stanotte più che mai

11. Riderai

Bonus track contenuta nella versione vinile: Non cambierei questa vita con nessun’altra

Crediti del nuovo album di Ligabue

Prodotto da Fabrizio Barbacci e Luciano Ligabue
Coprodotto da Niccolò Bossini
Produzione esecutiva: Claudio Maioli per ZOO APERTO

Testi e musiche: Luciano Ligabue

Registrato e mixato da Paolo Alberta presso Zoo Studio a Correggio (Reggio Emilia)
Registrazioni e missaggi addizionali: Guglielmo Ridolfo Gagliano
Assistente alle registrazioni: Lenny Ligabue

Luciano Ligabue in studio con il figlio Lenny @Maurizio Bresciani

Hanno suonato:
Luciano Ligabue: chitarre e tastiere
Lenny Ligabue: batteria e cori
Niccolò Bossini: chitarre, basso e cori
Guglielmo Ridolfo Gagliano: basso, tastiere, pianoforte e cori
Fabrizio Barbacci: chitarra acustica e cori
Paolo Alberta: percussioni

Hanno suonato anche:
Max Cottafavi: chitarre (in Così come sei, La parola “amore”, Musica e parole, Una canzone senza tempo, Stanotte più che mai e Non cambierei questa vita con nessun’altra)
Fede Poggipollini: chitarre (in La metà della mela e Niente piano B)
Luciano Luisi: pianoforte (in La metà della mela, Dedicato a noi, Musica e parole, Quel tanto che basta, Chissà se Dio si sente solo, Stanotte più che mai e Riderai), tastiere (in Chissà se Dio si sente solo) e cori (in Dedicato a noi)

Mastering: Greg Calbi e Steve Fallone presso Sterling Sound a New York City
Edizioni Musicali: Fuoritempo srl / Riservarossa srl
Artwork e foto booklet: Paolo De Francesco – MoltiMedia
Foto in studio di registrazione: Lenny Ligabue
Foto Luciano: Maurizio Bresciani
Assistenza legale: Avv. Patrizio Visco
Ufficio stampa: Riccardo Vitanza

Siti ufficiali: www.ligabue.com
barmario.ligabue.com

Social: FB Ligabue – IG ligabue_official – Twitter Ligabue

Ligabue
@Maurizio Bresciani

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