El conde
di Pablo Larraín
con Alfredo Castro, Paula Luchsinger, Gloria Münchmeyer, Jaime Vadell, Antonia Zegers
Su Netflix
Larrain, un’altra biografia, sì, ma grottesca, metaforica, un esercizio in calligrafia gotica (con inchiostro viola funebre). Si parte dalla rivoluzione francese: disgustato dai rivoluzionari e morso da un vampiro il soldato Pinoche non muore, attraversa il tempo, diventa il generale Pinochet che ha vampirizzato il Cile di Allende (vampiro di sangue, tanto, di presunti rivoluzionari comunisti, e di soldi, tantissimi: un ladro insaziabile). Ora, nascosto in un luogo impervio e nebbioso, a duecentocinquanta anni d’età, afflitto dalla malinconia dei vampiri che vivono troppo, il generale sembra il Conte Dracula, tenta di morire, ma qualcuno col mantello da capo della giunta militare, vola come un pipistrello e si ciba di cuori umani (frullati, meglio se freschi). Ma è lui o una carogna (quasi un sosia) al suo servizio? Questa biografia fantasiosa di Larrain è insieme politica, horror e acrobatica: in un sontuoso bianco e nero il mostro malato potrebbe anche morire troppo tardi lasciando gli eredi senza eredità (perché loro non sono immortali, solo ladri, ma i soldi non si sa dove sono) e affronta una suora inviata speciale per fare un esorcismo. Ma uno come Pinochet ha il diavolo dentro? Quando saprete chi è la sua mamma… Larrain danza.






































