La manifestazione è organizzata in collaborazione con la Cineteca Nazionale di Roma
Douglas Sirk, nato nel 1900, dopo aver studiato legge, storia e filosofia, si mette in luce come regista e produttore ma per via delle sue convinzioni democratiche lascia la Germania hitleriana e ripara negli Usa dove realizza film a basso costo per varie case di produzione prima di affermarsi come autore di pellicole che hanno la capacità di smuovere le ansie e le angosce dell’americano medio. “Il regista-scrive Maurizio Porro nel suo bel libro Melò-Dizionari del cinema Electa- è sinonimo del cinema melodrammatico, colui che ha fatto versare le più calde lacrime alle signore anime belle al di là di classe sociale e cultura. È il melò, nato allo scoccar del secolo ad Amburgo (ma di origine danese), debuttante sotto il nazismo ma scappato nella Hollywood ingorda di passioni, e finito a riposare in Svizzera. Diresse noir, commedie, western, avventure, anche un musical sulla Nona sinfonia, ma il suo topos è il mélo come l’ha voluto l’Universal Picture International, gonfio, fiammeggiante e turgido di colori ed emozioni, da consumarsi a caldo. Come le figlie al vento e Lo specchio della vita sono i suoi titoli cult, dividendo i fan in due fazioni, dopo Secondo amore e Magnifica ossessione e il faulkneriano open Il trapezio della vita. Ispiratore, garante e numero tutelare di Fassbinder, ha diviso il mondo in buone e cattive divertendosi a dipingere i colpi d’ala del destino delle umiliate e offese. Come la docile e da sempre un po’ avvizzita Jane Wyman, ex Mrs. Reagan, allora la sua preferita; la peccatrice Lana Turner con lui non fu la rovinafamiglie bionda come invece risultava Dorothy Malone, spesso alcolizzata & ninfomane”. Nel 1952 Sirk firma Il capitalista (il 5 ottobre ore 21), protagonista un vecchio miliardario (Charles Coburn) che non avendo avuto figli, prima di donare il suo ingente patrimonio ad una famiglia borghese discendente da una donna che lui aveva molto amato in gioventù, si fa ospitare in casa sotto falso nome per mettere alla prova i suoi eredi. Del 1958 è Il trapezio della vita (8 novembre ore 21) ambientato negli anni della Grande Depressione. Un giornalista (Rock Hudson) segue una squadra di aviatori acrobatici innamorandosi perdutamente della donna del gruppo (Dorothy Malone), moglie fedele del marito (Robert Stack) che invece la trascura. Nello stesso anno Sirk gira Tempo di vivere (6 dicembre ore 21), tratto dal romanzo di Erich Maria Remarque, storia di un soldato tedesco (John Gavin) che rientra in patria dal fronte russo per una licenza natalizia. Mentre sta cercando di rintracciare in suoi genitori, la cui casa è stata distrutta dai bombardamenti, conosce una ragazza (Liselotte Pulver) che sposerà prima di rientrare al suo reparto. Ma il suo destino è segnato..Nel 1959 il regista realizza uno dei suoi film indimenticabili, Lo specchio della vita (il 27 settembre ore 21), una metafora sulla società americana classista, intollerante, feroce e avida. Sarah (Susan Kohner), una ragazza nera dopo aver abbandonato la scuola, finisce ad esibirsi come spogliarellista in un night club seguendo l’esempio non di sua madre (Juanita Moore), una brava e tranquilla domestica, ma della sua “padrona”, un’attrice vedova alla ricerca del successo (Lana Turner).







































