Asteroid City

Una pièce che è tv e diventa cinema simmetrico e surreale di Wes Anderson

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Asteroid City
di Wes Anderson con Jason Schwartzman, Scarlett Johansson, Tom Hanks, Jeffrey Wright Tilda Swinton, Bryan Cranston, Edward Norton, Adrien Brody, Liev Schreiber, Hope Davis, Steve Park, Rupert Friend, Maya Hawke (II), Steve Carell, Margot Robbie, Tony Revolori, Jeff Goldblum, Sophia Lillis, Willem Dafoe, Matt Dillon

 

Scenografie originali, oggetti di scena, modellini, costumi e grafiche presenti nel film sono in mostra fino al 7 gennaio alla Fondazione Prada (il cui bar venne arredato in stile anni Cinquanta proprio da Wes Anderson)

Quando le visite degli alieni erano frequenti nel cinema Usa e la moda dell’atomica, dei razzi e dei melodrammi divampava, nel 1955, ad Asteroid City (un luogo che non esiste), strada rurale 6, miglio 75, deserto del Nevada, nel sito in cui cadde un asteroide (sembra il deserto dei cartoni animati dove Willy il coyote finisce sempre male e vediamo anche Beep Beep), durante un convegno di Junior Stargazer (osservatori di stelle) e Space Cadet, avviene un incontro ravvicinato con gli alieni. L’esercito mette tutti in quarantena. Tutte le ossessioni del periodo (dischi volanti, giardinette con porte di legno, motel, stazioni di servizio, test nucleari, ranch, pistole spaziali, invenzioni di giovani scienziati, commemorazioni demenziali e incontri fatali di fotoreporter, attrici, scienziate, nonni, nipoti, sceneggiatori e produttori tv) avvengono con menzogne alla Douglas Sirk (“Sono vedovo ma non dirlo ai miei figli”). Come? Nelle geometrie di ripresa frontali, assolutamente false e assolutamente cinematografiche di Wes Anderson, alle prese con l’ennesimo rompicapo di citazioni (dagli altri film e dai suoi) e con un film tutto di fondali teatrali per la versione televisiva di una pièce (due realtà: una è in bianco e nero, una a colori). Gli umani ormai sono parte degli oggetti rappresentati. Per gli estimatori di Anderson esaltante (sempre sulla linea dell’estetica esasperata di Grand Budapest Hotel e The French Dispatch incrociata con il melò demenziale di Moonrise Kingdom e del Treno per Darjeeling), per altri eccessivamente cerebrale e sfizioso. E tuttavia ironico, surreale e prezioso. “Non capite l’opera?” dice il film. “Non importa. L’importante è raccontare”.  Non puoi svegliarti se non ti addormenti…

 

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