The Creator
di Gareth Edwards
con John David Washington, Gemma Chan, Sturgill Simpson, Madeleine Yuna Voyles
2070. Guerra dei mondi: in Occidente gli umani, in Oriente, le intelligenze artificiali e i robot scappati di mano che hanno fatto esplodere un’atomica su Los Angeles, predicano comprensione e mitezza, però combattono. L’agente speciale Joshua, ex forze speciali, per metà bionico come un Robocop, si è infiltrato in un gruppo terrorista in Oriente per cercare il Creatore delle AI, ma è cascato in un trappolone sentimentale. Tornerà in territorio ostile, una specie di Vietnam tra giungla e cibernetica, per ritrovare la moglie e l’arma finale delle AI che potrebbe distruggere NOMAD, l’arma finale degli umani che scarica bombe dall’alto dei cieli. L’arma finale delle macchine senzienti potrebbe essere una bambina, sintetica e mistica che ha il dono di spegnere i televisori (e le armi) a distanza, come un telecomando new age. Il film è un miscuglio di paure da Terminator (le macchine contro di noi), tirate etiche in stile Io Robot (le macchine non dovrebbero essere contro di noi) e un po’ di pacifismo ecumenico (chi è il cattivo che ha messo le macchine tanto buone contro di noi?). Il problema è che c’è troppa roba e spesso i conti in sceneggiatura non tornano. E non bastano gli effetti speciali (peraltro un po’ demodé) a far passare il messaggio. Il regista Gareth Edward e lo sceneggiatore Chris Weitz sono quelli di Rogue One e hanno saccheggiato tutto il saccheggiabile nell’immaginario di fantascienza dai film e dai videogame. Ma suona un po’ già visto e non convince. Sembra costruito per il mercato orientale.







































