Sick of Myself
di Kristoffer Borgli
con Eirik Sæther, Kristine Kujath Thorp, Fanny Vaager, Sarah Francesca Brænne
Oslo. Thomas è un artista che fa installazioni di mobili di design rubati. La fidanzata Signe fa la barista. Thomas è un vanesio e un egoista molto pieno di sè. E anche un ladro. Come ha spiegato uno psicologo introducendo il film, Thomas è un narcisista. Signe soffre che tutta l’attenzione vada a Thomas e per attirare parte di quell’attenzione inventa malattie e inscena malesseri nelle situazioni ufficiali. Non basta. Quando scopre su Internet che un farmaco russo, il Lidexol, ha come controindicazioni terrificanti conseguenze sulla pelle e sugli organi, Signe ne abusa fino a ridursi a una maschera sanguinolenta. Così può finalmente attirare l’attenzione su di sè. Signe è una istrionica. Il narcisista cerca attenzione e riscontri positivi. L’istrionico cerca attenzione ad ogni costo, anche a scapito della vita. Quella che sembrava una nevrosi strada facendo diventa una tragedia, raccontata su un filo di rasoio tra ironia e grottesco ai bordi del ripugnante. Ma a parte i due nevrotici protagonisti, tutti quelli che li circondano sembrano perennemente in allerta tra ansia di sfruttamento (dell’arte di Thomas e della malattia di Signe, usata come modella “inclusiva”) e terrore della responsabilità. Da parte sua la società produttrice del Lidexol sembra essersi arrabbiata. Ma esiste o è una campagna di antimarketing per una anticommedia? . Occhio a Kristine Kujath Thorp, già vista in Ninja Baby, sarà anche in Bastarden. Sick of Myself arriva dal Certain Regard di Cannes 2022.







































