Killers of the Flower Moon
di Martin Scorsese.
con Leonardo DiCaprio, Lily Gladstone, Jesse Plemons, Robert De Niro, Brendan Fraser
L’economia è la continuazione del genocidio con altri mezzi. Killers of the Flower Moon è un post western sulla distruzione dei nativi americani, aggiornata al 900. Torna in Oklahoma dalla prima guerra mondiale il soldato Di Caprio e lo zio De Niro, tutore e benefattore della comunità indiana Osage, gli propone un matrimonio. Gli Osage hanno trovato nella loro riserva il petrolio, sono tutti ricchi, hanno belle case, belle auto, autisti e servi bianchi, e sono fragili: esposti alle malattie dei bianchi, alla dieta dei bianchi, all’alcool. Chi sposa un’Osage eredita un pozzo di petrolio. E se non ha pazienza di aspettare la morte naturale può aiutare l’addio con farmaci avvelenati o con agguati violenti. Di Caprio sposa Mollie (Lily Gladstone) e come il coyote che lei vede nei suoi occhi attende, ma lo zio De Niro spinge. Un bel giorno arriva l’FBI sotto la direzione di Hoover: ex rangers, la legge del vecchio West che entra nel nuovo West. La fluviale narrazione di Scorsese tenta l’impossibile da par suo: abbracciare il colossale movimento della Storia e delle storie individuali e dei sentimenti (molto contrastanti). C’è la violenza, il diritto, la fede, l’amore, il genocidio, la rapacità, l’antropologia e il buio dell’anima. E di Caprio che ha cambiato ruolo in corsa (dall’agente FBI al reduce confuso e criminale) nascosto dietro una protesi che gli allarga la mascella e gli storce i denti. La lunghezza dell’opera è defatigante, ma ha un senso: come osservare un evento naturale nel tempo.





































