Era malato da tempo, ma da buon toscanaccio irriverente per andarsene ha scelto il giorno in cui si chiude la 46esima Rassegna della Canzone d’Autore: del Club Tenco, che la organizza, era il presidente. Sergio Staino era nato a Piancastagnaio, un paesino in provincia di Siena, l’8 giugno 1940. Aveva dunque 83 anni. Dopo essersi laureato in architettura e aver insegnato per alcuni anni educazione tecnica in vari licei della provincia di Firenze, si era dedicato al fumetto, facendosi subito un nome grazie a Bobo, personaggio vagamente somigliante a Umberto Eco, ma che in realtà era l’alter ego del suo “papà”.
Una volta Staino disse: «Il disegno io lo penso sempre molto e così mi sono accorto che la mia mano destra si muoveva da sola e disegnava quello che avevo in testa».
Bobo apparse per la prima volta nel 1979 sulle pagine di Linus, ma successivamente trovò ospitalità su quelle del Messaggero, dell’Espresso, de L’Unità (di cui è stato anche direttore). Nell’86 fondò e diresse il settimanale satirico Tango, poi è stato pure ideatore e autore di diversi programmi televisivi (da Teletango a Cielito lindo).
Staino ha sempre avuto uno sguardo molto attento sull’attualità, e dalle sue acute osservazioni nascevano vignette che fotografavano alla perfezione i tanti vizi del Paese. Pur essendo dichiaratamente di sinistra, non è mai stato fazioso. Al punto che il suo Bobo spesso sottolineava difetti e mancanze della “sua” sinistra.
Oggi il Partito Democratico lo saluta così: «Ironia e intelligenza, la sua matita ha segnato un pezzo importante del nostro immaginario». E l’ex segretario del PD Enrico Letta aggiunge: «Addio Sergio. Mi si spezza il cuore. Grazie per tutto quel che sei stato. Per tutto quel che hai sentito, condiviso, pensato. Per tutti i pensieri che hai provocato. Vivrà tutto ciò ancora a lungo».
Grazie alla sua dirittura morale e al suo genio, Staino si è guadagnato la stima anche di chi la pensava in modo diverso da lui. Per esempio, dice Enrico Ruggeri: «Ci siamo frequentati poco, ma ci siamo scambiati molte lunghe mail dopo l’uscita del mio romanzo: un’intelligenza fuori dal comune. Quando gli incontri arricchiscono».
Ovviamente tra i primi a ricordarlo, gli esponenti del Club Tenco. Questo il comunicato emesso dal Direttivo: «Riordinare le idee e i pensieri in un momento come questo non è semplice. Ci vorrebbe una sua battuta dissacrante, magari uscita dalla bocca di Bobo, per ripristinare il clima. Sergio Staino lo conoscono tutti ma per noi era prima di tutto un amico illuminato. Una mente aperta, lucidissima, acuta. Ironico. Curioso. Una persona gentile, che teneva alle persone e ai rapporti umani. Arrivò al Tenco nell’81, accompagnato da Paolo Conte. E da allora ne divenne parte integrante fino a diventarne Presidente. Il nostro Presidente. Ha rappresentato la nostra pietra miliare e ha segnato il punto di partenza per il rilancio del Premio Tenco. Appena eletto disse queste parole: «Credo che il Tenco mi abbia veramente dato molto e se la mia satira, e il mio lavoro in genere, ha una sua leggerezza e una sua levità creativa, lo devo tanto anche alle amicizie che mi sono fatto grazie al Tenco, quell’arte dell’incontro che ha fatto del Tenco una delle strutture più affascinanti dell’Italia culturale contemporanea». E con te Sergio, quell’incontro è stato proprio prezioso. Ciao Sergio, per noi sei e sarai sempre il nostro Presidente”. ».
A proposito di Club Tenco, quando, nel marzo del 2022, ci fu una revisione del componenti della giuria e inviarono una sorta di questionario a tutti i membri, risposi e alla fine aggiunsi una nota dicendo che avevo partecipato a un gran numero di rassegne partendo dalla seconda edizione e raccontai un paio di aneddoti personali che mi legavano al grande Amilcare Rambaldi. La risposta di Staino fu lapidaria: «Con similI precedenti ce ne guardiamo bene dal metterti fuori». Quella mail la conservo con orgoglio.








































