Anatomia di una caduta

Come è morto l'uomo che restaurava la baita della sua vita?

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Anatomia di una caduta
di Justine Triet
con Sandra Hüller, Swann Arlaud, Milo Machado Graner, Antoine Reinartz, Samuel Theis

A Grenoble un uomo muore cadendo da una baita che stava ristrutturando mentre ascoltava musica a volume altissimo. La moglie dormiva coi tappi nelle orecchie. Il figlio ipovedente era nel bosco col cane. È un giallo? Forse è lo studio di una famiglia disfunzionale: l’uomo si sentiva in colpa per la menomazione del figlio, aveva lasciato la città, non finiva mai di ristrutturare la baita, non riusciva a portare a termine nessun progetto, soffriva di senso di inferiorità: sosteneva che la moglie romanziera di successo gli aveva rubato l’idea più bella del libro che lui non riusciva a scrivere. I loro rapporti erano strani, la moglie era bisex. Il figlio le cui percezioni auditive erano acuite dalla menomazione non è sicuro di quello che ha sentito gridare sotto quella musica ad altissimo volume. L’uomo registrava audio di tutto, anche dei litigi. Il processo, con un accusatore acuminato e un difensore innamorato, sembra una seduta collettiva di analisi più che un’indagine. Non è il genere di film da cui si esce con un’opinione nitida e consolatoria: Justine Triet riesce a trasmettere i dubbi dalla corte allo spettatore e si cammina sul filo dell’ambiguità. Due frasi: “La vita è un caos in cui siamo tutti persi”, ma “come ha detto qualcuno i soldi non fanno la felicità, ma è meglio piangere in auto che in metropolitana”. Attenti al cane. Palma d’oro a Cannes.

 

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