Uno degli eventi più attesi dell’odierna giornata della Milano Music Week è il concerto di Devendra Banhart all’Auditorium di Milano. Le sue performance sono sempre dei piccoli eventi: l’artista americano-venezuelano è infatti un personaggio molto eclettico, considerato una sorta di guru, circondato da un alone di leggenda.
Nato a Houston (Texas), dopo il divorzio dei genitori, quando era ancora un bambino, si trasferì insieme alla madre a Caracas (Venezuela), paese originario della donna. I due si spostarono poi a Los Angeles quando Devendra era adolescente: è qui che ha imparato a parlare inglese, usare lo skateboard e suonare.
Si fece le ossa suonando come bunker in varie città (San Francisco, Parigi, Londra). Si racconta che la passione per la musica gli scoppiò dentro quando lo invitarono a cantare alcuni gospel al matrimonio di due amici gay con cui divideva una stanza al college. Una sera, mentre suonava in un locale di Los Angeles, conobbe una ragazza che poco tempo dopo gli presentò Michael Gira, ex cantante degli Swans. Lui rimase impressionato dalle canzoni di Devendra, infatti racconterà in seguito: «Non avevo mai sentito nulla del genere. Era compre trovarsi di fronte a canzoni lasciate abbandonate in una soffitta dagli anni Trenta».
Grazie al suo aiuto, Banhart potè incidere, nel 2002, l’album Oh Me Oh My… The Way the Day Goes By the Sun Is Setting Dogs Are Dreaming Lovesongs of the Chrstmas Spirit, accolto molto bene dalla critica. Scrisse per esempio la webzine Pitchfork: «Il promettente esordio di Banhart è l’indizio di qualcuno destinato a grandi, strane cose».
Impressioni confermate dai lavori successivi (una dozzina di album, inclusi Rejoicing in the Hands, Niño Rojo, Cripple Crow e Smokey Rolls Down Thunder Canyon). Nel corso degli anni Devendra Babhart ha collaborato con numerosi musicisti, tra cui Antony and the Johnsons, Beck, Vashti Bunyan, Os Mutantes, Swans e Vetiver. Si è esibito con Gilberto Gil e Cateano Veloso ed era nel cast del concerto curato da David Byrne per la Carnegie Hall.
È anche un abile artista visivo. I suoi disegni – spesso enigmatici – sono stati esposti nelle gallerie di tutto il mondo, incluse la Art Basel Contemporary Art Fair di Miami, il San Francisco Museum of Modern Art, il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles e il Museum of Contemporary Art di Los Angeles. Ha personalmente disegnato le copertine della maggior parte dei suoi album e nel 2010 ha ricevuto una candidatura ai Grammy per l’artwork e il packaging da lui curati per What Will We Be.
Il suo ultimo album, uscito recentemente, si intitola Flying Wig. Oltre al concerto previsto questa sera all’Auditotium di Milano, in Italia si esibirà anche domani al Politeama Rossetti di Trieste.







































