Steve Tosi (Acetone), a ritmo di funky house: la nostra intervista

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Abbiamo incontrato Steve Tosi, uno de gli artisti di punta di Acetone, la label creata nel 2020 da Maurizio Nari e Jens Lissat che sta avendo grande successo in ambito funky house, in tutto il mondo. Steve Tosi, classe ’63, nasce a Rimini e inizia giovanissimo a fare il dj, grazie alla passione dei genitori per vinili e giradischi. Negli anni ’80 suona nei migliori locali della Riviera Romagnola, epicentro della nightlife europea all’epoca. Come producer, dopo tanta tribal nei primi 2000, passa all’EDM col progetto Space Men. L’ultimo approdo sonoro quello di Acetone, ovvero decisamente funky house. Proprio con questa etichetta Tosi ha collezionato diverse top 10 ed una numero 1 su Beatport.  E Tosi, tra mille compiti quotidiani, è pure l’artefice del successo di Acetone Radioshow, programma in crescita verticale.

Ma qual è il suono di Steve Tosi? È decisamente personale, moderno, tra presente e passato. Ne è la sintesi perfetta un singolo in l’8 dicembre 2024 come “The Hot”, sospeso tra anni ’70 e ’90.

Come ti sei avvicinato alla musica?
A casa mia un giradischi acceso c’era sempre. Iniziai a comprare anche io tanti vinili. Negli ’80, se volevi fare il dj non sceglievi i brani a caso, li dovevi conoscere. Ho avuto questo tipo di formazione, basata sulla ricerca di canzoni preziose, che di solito non trovi nelle classifiche.

Tra le tue referenze musicali c’è la afro.
Sono partito da lì ed ho imparato a mixare ascoltando le cassette della Baia Degli Angeli.

Hai vissuto un passaggio fondamentale per i locali, da quando il dj portava i dischi propri a quando li trovava già.
Ciò scaturì dall’esigenza del locale di avere un genere che lo identificasse. In locali come Byblos, Peter Pan, Pascià ascoltavi in anticipo ciò che sarebbe arrivato in radio qualche mese dopo. Quando un disco era particolarmente bello, ne compravo due copie: una per me e una per il locale in cui lavoravo.

Oggi è difficile parlare di identità. L’importante, per i locali, è riempire, senza identificarsi troppo in un genere.
È vero, purtroppo. I locali in Italia hanno iniziato a perdere terreno quando hanno perso la propria identità. Sono diventati dei contenitori. Anche tanti dj non si identificano più in un preciso stile.

Se non funziona più il dj 2.0, come sarà quello del futuro?
Il dj 3.0. deve essere in grado deve essere in grado di fare ricerca, soprattutto se il suo genere è la house. Curare personalmente re-edit dei pezzi del passato, farli propri. Deve essere performante, non un impiegato che si limita a spostare due potenziometri. C’è chi dice che il vero dj suona solo con il vinile. Non è vero.

Il fatto di collaborare com una realtà come Acetone, in questo senso, è stimolante.
Proponiamo, in maniera innovativa, divertente e attuale anche successi del passato. Con una visione che ci contraddistingue. Consapevoli del fatto che noi dj, negli anni ’90, siamo saliti alla ribalta in quanto gli unici, in studio di registrazione, ad avere l’ultima parola su ciò che funzionava in pista, pur col fondamentale supporto del musicista.

In questo oggi la tecnologia facilita.
Infatti tanti ragazzi realizzano bootleg di qualità. A ciò si aggiungono le possibilità dell’intelligenza artificiale: se voglio far cantare ad Eminem un pezzo di Madonna, oggi è possibile. Bisogna solo avere intuito, idee. E la bravura di sintetizzare tutto in un brano che suoni nuovo.

Giornalista & comunicatore (o viceversa), Lorenzo Tiezzi sta online più o meno tutto il giorno. Il sito della sua agenzia è www.lorenzotiezzi.it, il suo clubbing blog AllaDiscoteca.com. All'attività di comunicatore affianca quella di giornalista freelance. Scrive di tendenze, musica, nightlife, ovvero, riassumendo all’osso, di amenità. Fiorentino, classe ‘72, si è laureato in Dams Musica nel 1996. Prima di dedicarsi a giornalismo e comunicazione ha lavorato in tv come coautore e curatore (Tmc2, Mtv) e in teatro come direttore di palco. Appassionato di arte, vino e sport, nel novembre 2013 ha corso la sua prima maratona e punta tutto su un tempo improbabile (3h e 30’’).

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